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L'evoluzione dell'italiano contemporaneo in dieci traduzioni novecentesche del Don Chisciotte

Informazioni tesi

  Autore: Elisa Bolzon
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filologia moderna
  Relatore: Sergio Bozzola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 178

L'elaborato si presenta come uno studio sull'evoluzione dell'italiano contemporaneo prendendo come riferimento per la raccolta dei dati, la comparazione diacronica e sincronica le dieci traduzioni italiane del Novecento del Don Chisciotte di Cervantes.
La ricchezza linguistica dell'opera di Cervantes (i vari livelli linguistici, la caratterizzazione dei personaggi, la polifonia) ha permesso di far emergere, nello studio sull'italiano le differenti varietà (italiano standard, medio...), laddove i traduttori abbiano cercato di mantenersi fedeli al testo.
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5 INTRODUZIONE Questo elaborato si presenta come uno studio per attestare se e come si è evoluto l‟italiano contemporaneo attraverso la comparazione delle traduzioni italiane novecentesche del Don Chisciotte di Miguel de Cervantes Saavedra. Inutile soffermarsi sulla già nota fortuna e sull‟importanza dello scrittore spagnolo e della sua opera, pubblicata in due momenti differenti, la prima parte nel 1605, la seconda nel 1615. La prima menzione del romanzo in Italia è del 1615 nella Secchia rapita di Tassoni ma la prima traduzione effettiva è quella di Lorenzo Franciosini (1622- 25) che domina per tutto il XVII e XVIII secolo perché, fino all‟Ottocento, tutte le traduzioni non furono altro che riedizioni di quella del Franciosini (ricordiamo quella di Bartolomeo Lupari, 1677, di Antonio Groppo, 1722 e di Girolano Savioni, 1728). Una nuova traduzione integrale venne realizzata nel 1818 da Bartolomeo Gamba e solo nel XX secolo ne compaiono ben dieci di nuove che coprono quasi tutto il secolo: quella di Mary de Hochkofler pubblicata nel 1921, di Alfredo Giannini nel 1923, di Ferdinando Carlesi nel 1933, di Pietro Curzio nel 1950, di Gherardo Marone nel 1954, di Vittorio Bodini nel 1957, di Cesco Vian e Paola Cozzi nel 1960, di Gianni Buttafava, Ada Feliciani e Giovanna Maritano nel 1967, di Letizia Falzone nel 1971, e di Vincenzo La Gioia nel 1997. 1 Perché il Don Chisciotte e perché le sue traduzioni del Novecento? Il Don Chisciotte è una delle opere più importanti della letteratura europea, è scritta in castigliano e presenta vari livelli linguistici. In particolare si segue qui l‟idea di BACHTIN 1968 riportata da REGUERA 1997 sul genere del romanzo. Bachtin sottolinea come l‟elemento principale e di rottura col passato del romanzo moderno sia la polifonia realizzata da quell‟insieme di voci attraverso le quali dare rappresentanza a 1 Traduzione di Mary de Hochkofler, Firenze, Salani, 1921; traduzione di Alfredo Giannini, Firenze, Salani, 1923; traduzione di Ferdinando Carlesi, Milano, Mondadori, 1933; traduzione di Pietro Curzio, Roma, Curcio, 1950; Gherardo Marone, Torino, UTET, 1954; traduzione di Vittorio Bodini, Torino, Einaudi, 1957; traduzione di Cesco Vian e Paola Cozzi, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1960; traduzione di Gianni Buttafava, Ada Jachia Feliciani e Giovanna Maritano, Milano, Bietti, 1967; traduzione di Letizia Falzone, Milano, Mursia, 1971; traduzione di Vincenzo La Gioia, Milano, Frassinelli, 1997.

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