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Le Acli di Treviso: la capacità di produrre felicità

Informazioni tesi

  Autore: Elisa Tardivo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Economia
  Corso: Commercio estero
  Relatore: Giuseppe Manzato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 174

Le Acli, nate come "espressione della corrente cristiana in campo sindacale" e definitesi poco dopo "movimento sociale dei lavoratori cristiani", si proposero come guida per i lavoratori cristiani che volessero vivere la loro vita sociale coerentemente con i valori di ispirazione cristiana.
Dall’origine ad oggi il movimento aclista, in quanto associazione vivente calata in una società in continuo movimento, ha vissuto importanti cambiamenti, spesso rapidi, che lo hanno portato ad adattarsi alla specifica realtà dei diversi periodi storici. Questo elaborato nasce con l’obiettivo, dopo aver affrontato una panoramica nazionale, di scendere sul piano locale, per analizzare come le Acli trevigiane hanno inciso nella realtà sociale della nostra provincia nel corso del tempo e soprattutto nel presente. L’ultimo capitolo, in particolare, è dedicato alla capacità delle Acli di rispondere ai bisogni della società attuale, nel tentativo di comprendere se e come l’attività aclista contribuisce o meno alla formazione del BIL (Benessere interno Lordo).

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13 INTRODUZIONE Il miglioramento continuo della qualità della vita è l‟obiettivo che ogni individuo cerca di raggiungere: l'uomo è soprattutto alla ricerca di quelle sensazioni ed emozioni che lo facciano star bene e lo appaghino, in una parola è alla ricerca di quello stato emotivo di benessere chiamato felicità. L‟aspirazione verso più alti livelli di benessere è avvertita, naturalmente, anche a livello di collettività, ma non è sempre facile fornire una precisa e condivisa definizione di benessere, che possa essere utilizzata per costruire un indicatore in grado indirizzare con chiarezza le politiche economiche e istituzionali di una comunità. Il PIL (Prodotto Interno Lordo) è stato considerato per molto tempo l‟indice di misura adeguato per la valutazione di questa grandezza. In molti casi tuttavia, le statistiche sul PIL sembravano suggerire che la situazione economica fosse in condizione nettamente migliore rispetto a quella percepita dai singoli cittadini e queste discrepanze hanno fatto sorgere giustificati dubbi sull‟effettiva adeguatezza del PIL. Nonostante ora sia universalmente riconosciuto che esso non costituisce un valido indicatore degli standard di vita, in modo paradossale viene utilizzato in tal senso dalla maggior parte degli economisti. Il persistere di questa prassi, nonostante il PIL sia stato concepito solo come indicatore della crescita economica di una comunità, fa sì che lo scopo della politica sia quello di far crescere in modo continuato e smisurato l‟economia di mercato, portando il sistema alla cosiddetta “massimizzazione del benessere”. Questo comporta però gravi e rilevanti conseguenze per la politica di una nazione e per la vita dell‟intera comunità. Nel 2008 il presidente francese Nicolas Sarkozy, insoddisfatto dell‟attuale stato delle informazioni statistiche riguardanti l‟economia, ha istituito la Commission on the Measurement of Economic Performance and Social Progress, coordinata da Joseph Stiglitz e Amartya Sen, entrambi Premi Nobel per l‟economia. La Commissione ha concordato sulla necessità di introdurre, nella misurazione del benessere collettivo, indicatori più significativi del PIL, che pongano l'accento non tanto sulla mera produzione economica quanto sui fattori reali che determinano la “felicità pubblica”.

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