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Violenza di genere: fattori socio-culturali e strategie per il contrasto

Informazioni tesi

  Autore: Simona Carolei
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Lettere
  Corso: Scienze del servizio sociale
  Relatore: Franca Rita Battaglia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 126

La violenza sulle donne è un fenomeno criminale non adeguatamente riconosciuto e denunciato come tale, così come confermato dai vari studi condotti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.
Una "schiavitù radiosa" relega la donna agli angoli della propria casa ed ai margini della società.
Per tale motivo ho voluto che la mia tesi di laurea ripercorresse il cammino verso i diritti della donna italiana, mettendo in evidenza le varie tipologie di violenza di genere: un filo comune, che unisce la donna di ieri a quella di oggi.
Il primo capitolo è stato dedicato agli aspetti legati al sofferto raggiungimento della parità giuridica, che la donna italiana ha ottenuto nel 2 giugno 1946.
Nel secondo capitolo, invece, ho trattato le varie tipologie di violenza (stalking, molestie sessuali, violenza intrafamiliare), che producono danni psicofisici, sessuali e privazioni ingiustificabili delle libertà nella vita della donna, estremamente compromettenti per la sua integrità psico-fisica-sociale.
La violenza ginocida è una combinazione di vari tipi di violenze: un esempio è la violenza intrafamiliare, costituita da violenza fisica, psicologica, sessuale, economica ed assistita (la violenza contro le/i figlie/i).
Purtroppo, in base alle indagini statistiche dell'Istat (2007), sono pochi gli episodi di violenza denunciati, probabilmente perché le donne provano vergogna, senso di colpa ed anche mancanza di fiducia nella legge.
C'è una mentalità stereotipata nei confronti della donna, vista come prima, forse unica responsabile della violenza: “le sta bene, se l'è cercata!”.
Nella maggior parte dei casi le donne sono vittime di violenza per mano maschile ed incuriosita dall'universo maschile, ho deciso di trattare nel terzo capitolo il loro punto di vista per capire se oltre all'aggressività ed alla violenza esso possa offrire qualcosa di più in nome del rispetto verso le donne.
Dedicare un capitolo all'universo maschile, serve per capire che la violenza è una questione, che riguarda in primis gli uomini, quelli che stuprano, picchiano, fino a volte ad uccidere e quelli che lottano con le donne per il cambiamento.
Ho invece dedicato il quarto capitolo alla costituzione, avvenuta nel 2007, della Rete Antiviolenza sul territorio di Agrigento ed il ruolo dell'assistente sociale nel processo di aiuto a sostegno della donna, vittima di violenza, comprendendo che, oltre all'empowerment della vittima di violenza, deve essere presente anche una rete antiviolenza, che faciliti la donna ad uscire dal circuito della violenza.
La Rete antiviolenza costituisce un giovane input, che permette di osservare il contesto sociale di appartenenza e progettare nuove tattiche per il contrasto della violenza ginocida.
Offrire alla società una nuova lettura del fenomeno è un compito arduo affidato all'assistente sociale che, mediante le strategie del lavoro di/con la rete, pone in essere nuove tipologie di azioni in equipe volte alla presa di coscienza sociale in merito alla violenza, che non è circostanziale alle devianze patologiche o alle povertà, ma è il frutto di uno squilibrio tra i sessi.
Di fronte a questo crimine sociale, la Rete coadiuvata dalle varie istituzioni mette in atto azioni di rete volte alla tutela sociale della donna al fine di ricreare una nuova rete di relazioni positive per garantire, dopo un percorso ad hoc un suo reinserimento sociale.
La progettazione di una Casa rifugio è nata dall'idea di offrire accoglienza ed ospitalità, in una zona dove non vi è tale possibilità, ad un essere dilaniato internamente ed esternamente da maltrattamenti, violenze e violazioni, che ha bisogno di una pausa di riflessione lontana dai luoghi del conflitto e della violenza, trovando nella struttura una change di vita nuova lontana dalla fonte di violenza.
L'assordante silenzio può essere interrotto.

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Introduzione Nella storia del nostro Paese il fenomeno della violenza verso le donne è stato sempre tanto ricorrente, quanto sottovalutato e sommerso. La violenza sulle donne è un problema, meglio definibile con il termine fenomeno criminale, ancora oggi non adeguatamente riconosciuto e denunciato come tale, così come confermato dai vari studi condotti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e da altre organizzazioni, che contrastano la violenza. Nel corso del tempo e della storia delle civiltà la violenza di genere è stata considerata in base alla differente concezione delle relazioni sessuate nei vari contesti sociali e giuridici di riferimento. La reazione di una società alla violenza nei confronti delle donne simboleggia un grande specchio, grazie al quale si può comprendere il modo in cui essa interpreta i rapporti di interazione tra donne ed uomini e i loro comportamenti. Il quadro normativo approvato ed emanato e la sua interpretazione riflettono conseguentemente i processi socio-culturali, che fanno da sfondo al fenomeno della violenza di genere. Per esempio, in Italia solamente nel 1975 si ottenne la riforma del diritto di famiglia e l'abolizione del vecchio sistema patriarcale rispetto ad altri Paesi europei e non, che avevano riconosciuto la parità coniugale molto tempo prima. Attraverso la conoscenza delle norme, che regolano il vivere civile, si può comprendere appieno il percorso giuridico, sociale e politico fatto da uno Stato in nome dell'uguaglianza tra i suoi cittadini. Per secoli la condizione di subalternità e di violenza della donna italiana è stata invisibile, senza nome, in quanto avveniva nell'ombra e coincideva con i valori 1

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