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Green Supply Chain: il controllo della dimensione ambientale

Dalla rivoluzione industriale ad oggi i problemi ambientali si sono intensificati sempre di più, a causa della crescita demografica ed economica del mondo globalizzato. Le imprese si trovano, quindi, a dover fronteggiare pressioni nuove che derivano dalla cosiddetta Green Wave: costi per i materiali in aumento, domanda di prodotti eco-compatibili in crescita, rischi socio-ambientali generati in altre fasi della filiera. Da qui nasce l’esigenza di gestire la supply chain in ottica ambientale, superando la singola iniziativa dell’impresa che, in presenza di una rete complessa di fornitori, deve agire su questi per ottenere il miglior risultato economico-ambientale possibili, attraverso iniziative strategiche di cooperazione. Nel corso dell'elaborato verrano discussi i principali driver ambientali della green wave, il concetto di green supply chain fondato sulla visione dell'impresa basata sulle risorse, i processi e le metodologie di sviluppo di un piano di approvvigionamento strategico, le strategie di approvvigionamento ambientale, le modalità di gestione e sviluppo della base di fornitura, le possibilità di generazione di valore tramite il controllo della dimensione ambientale ed infine il caso Ikea-IWAY come esempio di best practice in questo ambito. L'obiettivo è quello di mostrare alcuni strumenti di gestione della dimensione ambientale e sociale, relativamente alle operazioni svolte "a monte" nella supply chain, così come evidenziare i benefici ed i vantaggi derivanti da tale gestione.

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8 PARTE PRIMA: SOSTENIBILITA’ 1.1) LO SVILUPPO SOSTENIBILE: CENNI TEORICI E STORICI Per gli economisti classici le risorse ambientali sono un elemento fondamentale della produzione 6 . Il fattore “terra”, disponibile in quantità limitata, era il vincolo da cui scaturiva la rendita, secondo David Ricardo, ed il freno ad una crescita demografica esponenziale perpetua, secondo Thomas Robert Malthus. Nonostante la possibilità del progresso tecnologico, la scarsità assoluta di terra avrebbe portato in un futuro imprecisato il sistema economico ad uno stadio di stazionarietà. Karl Marx inserì la qualità ambientale tra le determinanti del conflitto tra le classi sociali. La contraddizione nasceva dalla decisione dei capitalisti di adottare tecniche produttive inquinanti, cosiddette “labour saving”, la cui conseguenza era la richiesta da parte dei lavoratori di salari maggiori per poter pagare le cure sanitarie, conseguenza delle malattie derivanti dal degrado. Il neoclassicismo, fondato sull‟individualismo metodologico, trascurò questo tema insieme al concetto stesso di crescita, per elaborare una scienza esatta basata sull‟equilibrio a cui tenderebbe naturalmente il mercato. La terra scompariva dalla funzione di produzione, per essere inglobata nel capitale. I prezzi erano interpretati come la spia e la guida di ogni comportamento razionale degli operatori: la qualità dell‟ambiente era quindi adeguata alle preferenze dei singoli verso tale bene. Con la rivoluzione keynesiana tornò in auge l‟idea di crescita, ma i teorici si occuparono soprattutto delle manovre di politica economica per garantirla in senso illimitato, con l‟aiuto di una tecnologia in evoluzione continua. Negli anni „70, in seguito alla presa di coscienza, a livello prima scientifico e poi sociale, del crescente impatto dell‟attività umana sulle risorse del pianeta, prese forma il pensiero ambientalista. I pionieri di questo nuovo orientamento in economia furono Kenneth Boulding e Nicholas Georgescu-Roegen. Il primo contrappose il comportamento predatorio degli uomini, come cowboys in una prateria sconfinata, alla realtà di una comunità mondiale che può disporre solo di risorse limitate, come se si trovasse all‟interno di un‟enorme astronave 7 . Il secondo introdusse la disciplina della bioeconomia sottolineando l‟interdipendenza tra attività economica ed ecosistema, analizzando la trasformazione ed il consumo di energia da parte della popolazione, teorizzando infine l‟inevitabilità dell‟esaurimento delle risorse e dell‟estinzione della razza umana, date le medesime condizioni di partenza, seppure in un futuro lontano 8 . Tale conclusione deriva dalla constatazione che ogni processo in natura risponde alle leggi della termodinamica; in particolare la seconda legge dimostra come ogni processo produttivo non diminuisce (e 6 Per la storia della problematica ambientale nella teoria economica si è fatto riferimento essenzialmente a: Pearce .W., Turner R.K. (1991) “Economia delle risorse naturali e dell‟ambiente”, Il Mulino, Bologna, pagg.17-40 7 Tale modello è conosciuto come Earth Spaceship Model. 8 Georgescu-Roegen N. (1982) “Energia e miti economici”, Bollati Boringhieri, Torino

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Marco Benini Contatta »

Composta da 144 pagine.

 

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