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Green Marketing - Il futuro verde del mercato

Informazioni tesi

  Autore: Mattia Temporin
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Pubblicità e comunicazione d'impresa
  Relatore: Alberto Mattiacci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 155

Negli ultimi anni è andata sempre più aumentando la consapevolezza del fondamentale ruolo svolto dall’ambiente naturale nella vita quotidiana di tutte le specie viventi presenti sul nostro pianeta; il sistema produttivo elaborato dall’Uomo, però, si trova in netto contrasto con la salvaguardia dell’ecosistema in quanto basato sullo sfruttamento di risorse limitate ad un ritmo troppo elevato per la rigenerazione e insensibile ai danni provocati dallo stesso sfruttamento. La Green Economy risulta l’unica opzione possibile per coniugare l’economia che noi conosciamo con la cura e la tutela di quello che finora è stato ignorato o volutamente sacrificato in nome dello sviluppo e della crescita delle nostre società.
Sono diverse le teorie, differenziate tra loro per il grado di sostenibilità ambientale promesso, che rientrano nel concetto allargato di questo approccio, tanto da aver dato vita a scuole di pensiero anche contrapposte per proporre il “migliore” modello economico possibile. Analizzando singolarmente le componenti che formano la Green Economy – le energie rinnovabili, i trasporti puliti, la gestione di rifiuti, acqua e territorio, l’edilizia sostenibile – vengono evidenziati i progressi effettuati, ma anche la molta strada ancora da percorrere affinché si ottengano risultati degni di nota in termini di responsabilizzazione nei confronti dell’ecosistema.
In un contesto di economia “verde” lo strumento principe per l’azione delle aziende sarebbe il Green Marketing, approccio che si propone come obiettivo lo sviluppo e la promozione di prodotti e servizi ecosostenibili, per fare del mercato e della produzione due punti sensibili all’impatto che le usanze e i modi di vivere dell’Uomo hanno nell’intero sistema. Il pubblico è ormai sempre più attento a questo aspetto e predilige prodotti e servizi non legati a danni ambientali od a sfruttamenti eccessivi di risorse; ogni impresa che voglia continuare a rimanere nel mercato deve considerare dunque l’abbandono della vecchia economia per quella più nuova e più responsabile. Le realtà economiche in grado di affermarsi come player seri ed affidabili in questo nuovo mercato potranno avvalersi di un vantaggio competitivo non indifferente. D’altro canto se si pensa all’economia del futuro non la si può immaginare diversa dalla Green Economy, rendendo così obbligata la sua accettazione anche a livello imprenditoriale.
Ecozema, produttrice di prodotti catering monouso biodegradabili e compostabili, è un buon esempio di realtà che pone al centro della sua attività economica la sostenibilità ambientale: attraverso il suo impegno di Green Marketing tutta la sua produzione è pensata e finalizzata per ridurre la nocività dei comportamenti abitudinari dell’Uomo, per rendendere la Terra un posto migliore.

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8 INTRODUZIONE l rapporto di ricerca stilato a dicembre 2010 da Greenpeace e dall’International Society of Doctors for the Environment (ISDE) riporta un affresco incredibile di ciò che sta accadendo sul nostro pianeta per colpa dei cambiamenti climatici causati dall’Uomo: 1 perdita della biodiversità, 2 aumento di fenomeni meteorologici estremi come ondate di caldo ed uragani, 3 aumento delle malattie da inquinamento atmosferico, 4 cambiamenti nella geografia delle malattie infettive e delle parassitosi. 5 Nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) abbia stimato che la mortalità umana salga del 3% per ogni grado d’aumento della temperatura terrestre, 6 il 2010 è stato il terzo anno più caldo della storia, preceduto solo dal 1998 e dal 2005. 7 L’attività umana, ed in particolare l’attività economica, è la principale responsabile di questi cambiamenti così deleteri per il pianeta e per la stessa Umanità: imprese ed industrie, con l’obiettivo ultimo di aumentare i profitti, producono a ritmi continui impiegando risorse non rinnovabili e portandole all’esaurimento, immettendo materie di scarto che vanno a contaminare l’ambiente naturale. Gli effetti collaterali di queste attività non vengono mai contemplati in quanto considerati non importanti o – peggio – di non competenza dei soggetti economici perché non direttamente legati alla produzione. La collettività si è però resa conto del legame esistente tra attività economica ed immissioni nocive (nell’atmosfera, nelle acque, nei terreni), e della necessità di porre un limite a queste pratiche al fine di rallentare ed invertire questo fenomeno autodistruttivo tipico della specie umana. Nasce così il concetto di Green Economy, un’economia pensata non in contrapposizione alla natura, ma integrata con essa, simbiotica. L’idea positivista del dominio dell’Uomo sulla Natura viene giudicata sorpassata e controproducente, responsabile dello sfrenato “sviluppo” che ha devastato l’ecosistema e peggiorato le condizioni di vita di milioni di persone. Questo nuovo corso dell’economia – ancora agli albori – potrebbe essere la soluzione per una convivenza pacifica tra la nostra specie, il nostro modello di sviluppo ed il resto del pianeta finora giudicato accessorio, se non addirittura d’intralcio, ai primi due. Un’economia che 1 Greenpeace International ed International Society of Doctors for the Environment (2010) 2 In Italia si sono dimezzate negli ultimi 25 anni le specie degli uccelli tipiche delle zone agricole; inoltre sono a rischio dal 47,5% al 68,4% delle specie dei vertebrati, il 66% di quelle anfibie, il 15% delle specie delle piante superiori e il 40% delle piante inferiori. 3 Le sole ondate di calore sono responsabili degli oltre 52.000 morti in Europa – di cui 18.000 in Italia – dell’agosto 2003. 4 Ad esempio allergie e malattie respiratorie. 5 Un caso emblematico è la diffusione rapidissima della zanzara tigre – possibile portatrice di malattie infettive – nell’Europa mediterranea ed in altre zone temperate, quando l’habitat tipico di questo insetto è l’Asia sud-orientale. 6 World Health Organization (2009) 7 Pearce F. (2010b) I

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