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CommonPlace - artifici di memoria nell’arte contemporanea

Ci sono molte cose sulla memoria che abbiamo dimenticato; fra queste il ruolo essenziale che essa ha giocato per millenni nell’esperienza degli uomini e il fatto che le tecniche per svilupparla, le riflessioni teoriche che le hanno accompagnate e nutrite, hanno costituito anche una grande sperimentazione sul potere delle rappresentazioni sui modi in cui le parole si sono tradotte in immagini e le immagini in parole. Oggi, infatti, siamo abituati a delegare ai libri, ai computer, a internet, a strumenti tecnologici sempre più sofisticati il compito di conservare parole, immagini, suoni e conoscenze. Nel panorama di un’epoca che vive attraverso un post/modernismo cronico, quindi, anche la memoria è soggetta ad un cambiamento di senso radicale. Questa nuova condizione e l’interesse per il controverso dibattito sulla condizione del mezzo fotografico nello scenario artistico, converge lo scopo della ricerca alle origini filologiche dei primi testi greci e latini, atti a ripercorrere le tappe fondamentali dei luoghi e delle immagini appartenenti alle pratiche oratorie della mnemotecnica di Simonide di Ceo.
Struttura della tesi è un percorso in itinere sulla ricerca estetico/scientifico del concetto primario di reminescenza.
L’elaborato vive attraverso un blow up post/mnemotecnico, le tappe fondamentali volte a costituire repertori di racconto, di frammenti di storie e d’immagini attraverso opere di artisti che si avvalgono dello strumento fotografico come: Lucila Quito, Moira Ricci, Cindy Scherman e Luigi Ontani.
Scopo della ricerca è quello di far coesistere nell’idea collettiva una dimensione nuova di memoria, in cui i loci si tramutano in pellicola e le imagines in impressione. Con un’attenzione alla teoria e alle tecniche fotografiche dell’autoscatto al rimando della propria immagine mentale, in linea con il pensiero dello psicologo dell’arte Kosslyn, il quale vede un punto di riferimento fondamentale nei suoi esperimenti mnemonici.

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_________________________________________________________________ Riflessioni____ -9- Riflessioni: Appunti sull’arte di Roberto D’Onorio N ella sua rappresentazione attuale, l’espressione artistica, si trasforma in un canovaccio di scena volto a decretare nuovi valori nell’arte contemporanea, che vede l’opera priva di uno stoicismo, nel suo significato ideale, mentre si rende forte attraverso il linguaggio esistente. Apparentemente positivo, se non fosse che, disgiungere i due linguaggi fa sì che il reale diventi il solo referente, portatore di un dialogo univoco, che a sua volta confluisce in una conversazione polemica con un presente che ragiona per assoluto. La tendenza all’istaurarsi di una visione a senso unico prevede che l’opera e l’operato prendano forma sistemica, finendo per incappare in un doppio rischio: quello di sottrarre l’opera del suo senso olistico, oppure quella di dettare nuovi valori ideali superficiali. Questa chiave di lettura, a mio avviso, porta il futuro artista ad allontanarsi da una ricerca di significati e significanti, oltre ad avvicinarlo in una visione di insieme influenzata da canoni dettati da critici privi di volubilità e radicati entro uno scenario metodologico, incapaci dunque di avere una visione strabica, cioè rivolta a situazioni e opere diverse tra loro per linguaggio e attitudine morale. In termini freudiani, in questo caso, la figura Paterna costituita dall’autorità morale dell’opera, nasce in funzione del critico che se ne appropria influenzando in modo significativo le manifestazioni artistiche contemporanee che soccombono di fronte al destino, dettato dal critico. Questo, dunque, spinge le tendenze dell’arte contemporanea in un interesse univoco per il reale che scioglie i legami con l’immaginario e il simbolico, determinando la valenza nel ridurre l’opera ad un puro meta discorso teorico intorno all’arte (come accade per la linea analitico – concettuale) oppure squartare traumaticamente di ogni criterio estetistico l’opera (come accade per la più recente ideologia dell’informe). Questa disgregazione di nebbia porta Mario Perniola a definire tali tendenze dell’arte contemporanea come contrassegnate da un “realismo psicotico” , ovvero, per tradurre questa tesi in termini freudiani, da un’assenza di “velatura” simbolica dell’inconscio, da un’invasione abusiva del reale senza alcuna mediazione significante, che a sua volta porta ad una psicoanalisi, sciatta e inutile, incentrata sull’artista piuttosto che sull’opera nel suo operato sociale.

Diploma di Laurea

Facoltà: Arti Visive

Autore: Roberto D'Onorio Contatta »

Composta da 123 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3313 click dal 22/04/2011.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.