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Percorso di valorizzazione di un Parco: il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

Come nasce e si sviluppa un parco naturale: analisi della storia della sua nascita, confronto con il Parco Nazionale d'Abruzzo, analisi della sua economia e analisi dei suoi dati turistici. Conclusioni riguardanti ciò che ho estrapolato dai dati analizzati.

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4 CAPITOLO 1 : LA NASCITA DEL PARCO La più vasta area protetta dell’Italia centrale (150.000 ettari circa) è diventata Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga nel giugno del 1995 unendo due diversi massicci montuosi, il Gran Sasso e i Monti della Laga. L’esigenza di creare un’area protetta nasce dal grande patrimonio culturale e ambientale che questo territorio ha cercato finora di conservare. Questa esigenza è cresciuta nel tempo e si è potuta mettere in pratica grazie alle associazioni ambientaliste che con il loro impegno hanno impedito un saccheggio del territorio che negli anni ‘60-‘70 sembrava ormai destinato a compiersi con la realizzazione di complessi residenziali e sciistici in quota nei punti di maggior valore naturalistico. Infatti, Prati di Tivo è un esempio di come grandi strutture alberghiere in pochi anni possano deturpare il paesaggio. Fortunatamente, e grazie al Parco, oggi molti albergatori sembrano voler valorizzare un turismo meno invasivo offrendo ospitalità in alberghi all’interno dei piccoli centri e borghi medievali. PARAGRAFO 1.1 PROGETTI DI NASCITA DEL PARCO Il primo tentativo di nascita dell’idea di trasformare questo territorio in un Parco è documentato in un testo del 1965, “Piano pilota per lo sviluppo territoriale, tre zone dell’Abruzzo: Gran Sasso, Maiella, Maielletta” scritta da Fausto Pitigliani. Egli scrisse questo testo perché la cassa del mezzogiorno affidò all’Istituto di rilevazione statistica ed economica di cui faceva parte un’indagine in Abruzzo per ridurre al minimo l’indeterminatezza dei suoi interventi in questa realtà economica e sociale e di trovare possibilmente zone con vocazione turistica da sviluppare. Da questo studio emerge che il Gran Sasso possedeva le premesse per un forte potenziamento del turismo sportivo invernale, specie se si considera che in tutto l’Appennino non esisteva una località che abbia caratteristiche confrontabili. Viene notato inoltre come la sua valorizzazione non sia stata ancora possibile data la difficoltà di collegamento con il resto dell’Italia e per l’impossibilità di accesso a determinate aree. Le correnti turistiche erano di modesta consistenza e discontinue e si evidenziò come mancava il turismo familiare, ad eccezione de L’Aquila, Castel del Monte, Calascio e S.Stefano di Sessanio. La zona di sviluppo turistico presa in esame viene chiamata “Zona del Gran Sasso”, cioè quella che comprende tutti i comuni del massiccio, parte in provincia de L’Aquila e parte in provincia di Teramo, nonché i cinque comuni dell’alta valle dell’Aterno, cioè Barete, Pizzoli, Montereale, Capitignano e Campotosto. Viene sottolineato come nella regione non c’erano solamente le risorse naturali che potevano attrarre turismo ma anche un grande patrimonio artistico e culturale. E’ da considerare che nel testo

Diploma di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Chiara Smarrelli Contatta »

Composta da 69 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.