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La pedofilia femminile

La strutturazione dei movimenti pedofili e la nascita di una pedofilia culturale, sviluppatisi con internet, portano il fenomeno pedofilia ad essere indagato utilizzando anche concetti sociologici quali quello di devianza e di carriera deviante. Il concetto di ageism fornisce altri spunti di riflessione in chiave sociologica sulla pedofilia. Anche l’aspetto giuridico del fenomeno pare essere collegato all’aspetto sociale, poiché la normativa in vigore, ad esempio in Italia, è il risultato evidente di una campagna di law and order: il legislatore ha disegnato una normativa che, anche agli occhi dell’opinione pubblica, manifesta il massimo impegno punitivo. Il piano repressivo-preventivo in Italia prevede l’utilizzo di figure come l’agente provocatore, e l’impiego di una task force che è al lavoro costantemente per contrastare la pedofilia on-line. L’aspetto più propriamente clinico evidenzia invece l’esigenza di adottare modelli multifattoriali per individuare l’origine dei comportamenti pedofili, arrivando alla descrizione di una devianza psicosociale, e non di una patologia dell’istinto.
Nell’immaginario collettivo, il termine “pedofilia” viene associato al sesso maschile. È considerata, come la maggioranza delle parafilie, una patologia rara nel sesso femminile. Contrariamente a quanto si pensa, invece, complice la mancanza di informazione, la parafilia colpisce anche le donne, contraddicendo il tradizionale giudizio che ha sempre sostenuto la rarità delle perversioni femminili. I dati di numerose ricerche, che nei paesi anglosassoni, da molto più tempo che in Italia, vengono condotte per indagare la pedofilia declinata al femminile, rivelano una incidenza quantitativa sul totale degli abusi non trascurabile: ad esempio, secondo Scotland Yard, il 20% dei pedofili inglesi sarebbe donna. Perché allora della pedofilia femminile non si parla? I sociologi e gli psicologi si spiegano questa omertà con la “negazione sociale” del fenomeno, la percezione delle donne come madri protettive, confortanti e premurose, che amano e proteggono, in modo falso o distorto, è ancora quella prevalente (l’operatore sociale intervistato concorda con questo punto di vista).

Il sociologo Craig Allen, sulla negazione sociale, illustra il concetto di “cancello custodito”. Tracciare un quadro esaustivo della pedofilia femminile è difficile, ma si potrebbe iniziare cercando di fare una prima distinzione tra pedofilia femminile intra-familiare e pedofilia femminile che si manifesta al di fuori delle mura domestiche, due forme comuni anche agli uomini. Esiste anche una dinamica tipicamente femminile, definita pre-pedofilia, dove la donna è in una posizione passiva, e lascia all’uomo la parte attiva, rimanendo lei in un silenzio-assenso che è una ulteriore violenza ai danni delle piccole vittime. La pedofilia femminile intra-familiare, ossia quella incestuosa è molto difficile da identificare e scoprire proprio perché celata, spesso, dietro gesti di cura abituali, sublimata in innamoramento. Questa forma di abuso ha ripercussioni devastanti sulla psiche del minore, sul suo sviluppo emotivo, che viene ferito proprio dalla persona da cui si attende solo cura e protezione.

La pedofilia femminile agita fuori dalle pareti domestiche generalmente è legata al turismo sessuale, ma altre volte si presenta in luoghi familiari per la piccola vittima, come la scuola, i luoghi ricreativi, le case di qualche amichetto.
Nello specifico del turismo sessuale, venuto alla ribalta intorno agli anni ’70, si evidenzia come le donne pedofile evadano dalla comune realtà ricercando altrove gli “oggetti” dei loro desideri, arrivando, pur di soddisfare le loro perversioni, sino a somministrare mix di droghe ed ormoni ai bambini. Altre violenze sessuali sono compiute da donne su minori handicappati e anche su bambini durante riti di gruppo, ove spesso queste hanno il ruolo di “sacerdotesse”.

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4 INTRODUZIONE Scrivere di un argomento come la pedofilia non è semplice, scrivere di pedofi- lia femminile è invece proibitivo. Sottolineare l‟attualità del tema pedofilia sa- rebbe quanto meno superfluo: che esso sia percepito come una vera e propria emergenza sociale è un dato di fatto. Le cronache del 2010, e buon parte di quelle del 2009, ad esempio, hanno continuamente posto l‟attenzione sulla pedofilia, declinata in particolare nel suo aspetto riguardante gli abusi perpetrati nei con- fronti di minori da parte di vescovi, preti e religiosi appartenenti alla Chiesa Cat- tolica. Sul fenomeno è intervenuto anche Benedetto XVI, a conferma di tempi mutati rispetto a pochi anni fa. Se si aprissero, infatti, le pagine dei giornali di appena vent‟anni or sono, dif- ficilmente vi troveremmo notizie riguardanti fatti di pedofilia, di violenza sessua- le perpetrata nei confronti di minori. Nonostante la pedofilia, nel significato più corrente di violenza sessuale sui minori, sia un fenomeno sociale tutt‟altro che nuovo. La nebbia che ha celato per anni l‟argomento appare oltremodo indicati- va: siamo di fronte a un vero e proprio tabù sociale, vigente almeno fino a pochi anni fa. Di pedofilia non si poteva e non si doveva parlare. Questo perlomeno quello che accadeva in Italia, mentre la letteratura anglosassone sul tema già da- gli anni Settanta iniziava ad arricchirsi. Oggi questo tabù sembra essere stato definitivamente infranto: il flusso media- tico di tutti i giorni ci dà la misura di questo radicale cambiamento. Anche ana- lizzando solamente la stampa quotidiana, possiamo vedere come le notizie relati- ve a fatti di cronaca nera che interessano episodi di violenza sessuale sui bambini vi appaiano con un risalto che si risolve in una dettagliatissima descrizione degli eventi (spesso dimenticando che vi sono anche sempre delle “piccole vittime”che andrebbero protette dalla spettacolarizzazione). E queste notizie non solo sono

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Rezi Perelli Contatta »

Composta da 66 pagine.

 

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