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Il gioco nella risoluzione dei conflitti

Informazioni tesi

  Autore: Tatiana Terruzzi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Emilio Gattico
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 23

Nella creazione della mia tesi ho deciso di orientarmi verso la prima infanzia (0-5 anni), individuando in tale target un possibile terreno di rimando per l’importanza del gioco, e i benefici che esso crea.
Il gioco rappresenta uno strumento notevole per la formazione dell’uomo, in particolar modo durante la prima infanzia ricopre appunto un ruolo fondamentale nello sviluppo affettivo, cognitivo, relazionale dell’individuo.
Ho proposto questa tesi, sul gioco nella risoluzione dei “conflitti” in quanto secondo me,
la valorizzazione della dimensione ludica può essere considerata la caratteristica principale delle metodologie e delle tecniche usate per perseguire gli obiettivi educativi.
secondo il mio punto di vista solo attraverso il gioco che i bambini, di qualsiasi età, si appropriano del mondo e costruiscono se stessi.
Giocare è molto di più che “fare un’attività”, “usare un giocattolo”, “passare il tempo”, “ricrearsi”, giocare significa fare “come se”, sperimentare regole e regolarità, sintonizzare interazioni e raffinare sequenze d’azione. Significa rielaborare il passato, anticipare gli eventi futuri, riflettere sulle proprie emozioni e, soprattutto, sperimentare piacere. Giocare è, in sintesi, un modo di porsi di fronte al reale, uno stile libero e attivo, curioso e creativo di mettere alla prova il mondo e se stessi.
Il gioco è occasione di socializzazione e apprendimento: consente di scoprire il proprio io interiore e il mondo, di entrare in relazione con se stessi e con il proprio ambiente, gli oggetti e le persone che lo popolano; ha una funzione di autoconoscenza, ma anche di legame con gli altri e di connessione con il mondo della natura. L’atto ludico non può essere ricondotto a una semplice pratica biomeccanica, ma rappresenta una struttura complessa che richiede e sollecita capacità decisionali e progettuali. È un bisogno imprescindibile, una forma di espressione e comunicazione, un’esperienza personale, e allo stesso tempo, globale.
Attraverso il gioco il bambino progetta, crea, distrugge e ricostruisce in un susseguirsi continuo di azioni che lo inducono, di volta in volta, a provare emozioni diverse, spesso contraddittorie ma indispensabili al proprio sviluppo psicofisico.
L’attività del gioco è dispendio di energia, uso del corpo, della mente e del cuore per realizzare e vivere una fantasia, una costruzione, una prova di coraggio; rappresenta la risposta più immediata al bisogno di esplorazione e alle curiosità, più o meno dichiarate, riferite a se stessi, a cose, a persone.

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Tesi di Tatiana Terruzzi, 1003291. 7 1-EXCURSUS STORICO: L’attenzione al gioco compare, per la prima volta, nei programmi per gli asili infantili e per i giardini d’infanzia del 1914. In questi programmi si fondano alcune idee frobeliane ( i doni) con alcune riflessioni agazziane ( connessione gioco-lavoro) e si chiede alle maestre d’asilo di lasciare spazio per i < giochi liberi, inventati o almeno diretti e voluti dai bambini stessi. Insensibilmente il bambino messo tra i compagni, deve adattarsi a giocare con loro, sottomettendosi a certe norme di ordine, di esecuzione, di metodo, che sono vere leggi reggitrici della vita sociale> (Ministero della Pubblica Istruzione 1914). Anche le modifiche introdotte nel 1923 dalla riforma Gentile riconoscevano uno spazio al gioco libero, spontaneo anche se sotto la cosante e vigile attenzione dei maestri i quali avrebbero dovuto assistere < ai giochi degli alunni, come fratelli maggiori, come giudici imparziali delle contese e anche come compagni di gioco> (Ministero della Pubblica Istruzione, 1923). Questa tendenza spontaneistica continua e si rafforza negli Orientamenti per la scuola materna del 1958, accanto a questa idea prende forza quella dell’utilizzo del gioco quale strumento di rinforzo agli apprendimenti scolastici. Più avanti nel 1991, all’interno degli Orientamenti l’attività ludica acquista connotati ben precisi. Il gioco viene presentato come: a) la forma privilegiata dell’attività motoria: il gioco risponde cioè a un preciso campo di esperienza; b) l’attività che sostanzia e realizza nei fatti il clima ludico della scuola dell’infanzia, consentendo così di realizzare un ambiente nel quale l’apprendere non si oppone all’essere. Le Indicazioni nazionali per i piani personalizzati delle attività educative nelle scuole dell’infanzia, approvati con D.L. 19 Febbraio 2004 n.59 ( successivi alla legge di riforma scolastica 28 marzo 2003) non sembrano accogliere e approfondire le riflessioni sul gioco maturate nelle indicazioni ministeriali precedenti: l’attività ludica esiste, ma non si compie alcuno sforzo per chiarirne il senso e l’importanza per lo sviluppo del bambino. Pur sottolineando la necessità di costruire un ambiente caratterizzato da gioiosità ludica e di valorizzare il gioco < in tutte le sue forme ed espressioni: la strutturazione ludiforme dell’attività didattica assicura ai bambini esperienze di apprendimento in tutte le dimensioni della loro personalità> (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, 2004), non troviamo in esse nessun’altra indicazione che possa aiutare a comprendere meglio l’utilità e l’utilizzo del gioco.

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