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Deregolamentazione del mercato del lavoro e domanda aggregata secondo l’approccio della Teoria Monetaria della Produzione

Informazioni tesi

  Autore: Luigi Giovino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi del Sannio
  Facoltà: Scienze Economiche e Aziendali
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Guido Esposito Tortorella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 153

Secondo gli economisti classici la diminuzione dei salari determina aumenti della domanda di lavoro per effetto della riduzione dei suoi costi, spingendo gli imprenditori a preferire il fattore lavoro agli altri fattori produttivi. La riduzione dei costi del lavoro, dando vita ad aumenti dei profitti, determina aumenti degli investimenti e quindi nuova occupazione. La flessibilità aumenta la discrezionalità delle imprese in riferimento a scelte che riguardano le assunzioni (flessibilità in entrata) e i licenziamenti (flessibilità in uscita), aumentando l’occupazione poiché la rimozione dei vincoli normativi sulla libertà di licenziamento aumenta l’efficacia e la credibilità della minaccia del licenziamento stesso, comportando un aumento della produttività del lavoratore grazie all’effetto disciplina. Il presente lavoro è volto ad analizzare se tali assunti della dottrina mainstream riguardante gli effetti positivi su occupazione, investimenti e profitti, deregolamentando il mercato del lavoro siano raggiunti utilizzando l’ approccio, principalmente Keynesiano e Post-Kaleckiano, della Teoria monetaria della produzione, in cui l’economia è descritta come una successione di fasi, scandita da flussi monetari, in cui la moneta non è delegata a semplice intermediario degli scambi, ma assume ruoli diversi e condiziona l'agire degli operatori economici. Per raggiungere tale obiettivo, è stato necessario innanzitutto ricostruirne la tradizione di tale teoria a partire dai primi autori quali K. Marx, K. Wicksell, A. Schumpeter, D. H. Robertson e J. M. Keynes, per poi far riferimento ad una scuola specifica di pensiero, poiché tra gli anni 1970-1980 si assiste ad una fioritura della letteratura sul circuito della moneta. Per rispondere agli interrogativi posti in apertura, la Teoria monetaria della produzione di Augusto Graziani, è stata presa come punto di riferimento, illustrando il funzionamento di un’economia monetaria, sia per aver una risposta italiana all’interrogativo, sia perché tale tradizione è diventata un punto di rifermento per chiunque aspiri a misurarsi criticamente con la teoria monetaria tradizionale. Costante è il confronto con gli altri aspetti del funzionamento del sistema economico secondo la dottrina neoclassica, poiché per rispondere compiutamente all’interrogativo posto, non è possibile non tener conto delle relazioni tra gli agenti e del sistema economico nel suo complesso. Tale percorso è stato compiuto nel primo capitolo. Il circuito monetario proposto da Graziani, è stato successivamente sviluppato in Italia in varie direzioni. E’ stato funzionale riportare tali sviluppi poiché il mercato del lavoro assume un ruolo centrale nella teoria ai fini del raggiungimento dell’equilibrio macroeconomico. Si è riportato la metodologia di tale approccio, che si incentra sul realismo storico marxiano e post-Keynesiano, cercando di dare una visione d’insieme agli sviluppi del circuito di Graziani ricostruendo anche un modello macroeconomico. Il ruolo delle aspettative e dell'incertezza nella dimensione e della sorte della domanda aggregata e della moneta permette alle ipotesi della Teoria generale, di essere, attraverso un approccio continuista, legate alle ipotesi del Trattato sulla moneta di J. M. Keynes e della distribuzione del reddito di Kalecki, accolte da Graziani. Costruito l’impianto teorico e il modello macroeconomico, nel secondo capitolo, si è raggiunto l’obiettivo di aver tutti gli strumenti per poter finalmente analizzare, nel capitolo conclusivo, gli effetti della deregolamentazione sul mercato del lavoro e i riflessi sulla domanda aggregata, e quindi aver una risposta chiara secondo l’approccio della Teoria monetaria della produzione al neo-liberismo che dagli anni 1970-1980 soprattutto dagli anni ’90 domina il capitalismo, attraverso un keynesismo finanziario e la precarizzazione del mondo del lavoro.

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- 102 - 3.3 Produttività, indebitamento e deregolamentazione Un modello per esplorare gli effetti della deregolamentazione 294 sul rapporto di lavoro, sull'occupazione e sul circuito monetario è stato avanzato nella TMC. Il fallimento della domanda effettiva si spiega soprattutto con la spontanea tendenza di deregolamentare l’economia di mercato e di fissare i salari a loro livello minimo e/o nella produzione di fenomeni di preferenza per la liquidità, che si suppongono essere le principali cause disoccupazione 295 . Introducendo come visto la possibilità di ottenere credito da parte dei lavoratori, il ruolo degli stessi nel circuito non è più quindi di secondo piano 296 . I lavoratori desiderano mantenere un determinato livello qualitativo di vita, hanno un propensione alla conflittualità con le imprese, all’indebitamento e al rimborso del debito 297 . Inoltre nei modelli più avanzati di circuito monetario, oltre all’indebitamento privato, assumono sempre più importanza elementi immateriali 298 , ad esempio la fiducia nelle relazioni tra gli genti economici 299 che porta ad un miglioramento delle aspettative e ad una riduzione dell’incertezza nel sistema economico, capace 294 Oltre alla flessibilità numerica, nel quale le imprese possono assumere e licenziare lavoratori senza particolari restrizioni in termini di modalità di assunzione, si ha la flessibilità salariale quando il salario oscilla in base alla domanda e all'offerta di lavoro e la flessibilità funzionale, cioè la libertà delle imprese di attribuire mansioni diverse ai lavoratori cause di licenziamento Forges Davanzati Guglielmo, La legislazione nazionale del lavoro in Italia: le politiche di flessibilità salariale e contrattuale, in Realfonzo Riccardo, Qualità del lavoro e politiche per il mezzogiorno, Verso una nuova legislazione in Campania,Franco Angeli, 2008, p.62. 295 Pacella Andrea, The Effects Of Labour Market Flexibility In The Monetary Theory Of Production, Metroeconomica 59:4 (2008), doi: 10.1111/j.1467-999X.2008.00330.x, p.608. 296 Nel modello base a tre macroagenti il ruolo dei lavoratori in termini monetari è quello di assicurare che la finanza finale torni alle imprese attraverso la spesa di beni e servizi e l’acquisto di titoli nel mercato finanziario. 297 Pacella Andrea, The Effects Of Labour Market Flexibility In The Monetary Theory Of Production, Metroeconomica 59:4 (2008), doi: 10.1111/j.1467-999X.2008.00330.x, p.613. 298 Forges Davanzati Guglielmo, La legislazione nazionale del lavoro in Italia: le politiche di flessibilità salariale e contrattuale, in Riccardo Realfonzo, Qualità del lavoro e politiche per il mezzogiorno, Verso una nuova legislazione in Campania,Franco Angeli, 2008, p.60. 299 “Sul piano microeconomico, la fiducia è una variabile estremamente rilevante nell’erogazione di impegno lavorativo in team; sul piano macroeconomico, la fiducia influenza le aspettative, dei consumatori e degli imprenditori, circa il futuro andamento delle variabili economiche rilevanti, soprattutto in economie monetarie in condizioni di incertezza.” Guglielmo Forges Davanzati, Andrea Pacella, La fiducia come risorsa e il suo rendimento economico, Quaderno di comunicazione, fiducia/sicurezza, Meltemi, Roma, 6/2006, p.109.

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Parole chiave

circuitisti
economia monetaria
domanda aggregata
dimensione spazio-temporale
scenari macroeconomici
paradosso dei profitti
indebitamento privato
trappola per la liquidità
moneta endogena
disoccupazione involontaria
conflittualità
rapporto triangolare
strutturalismo
deregolamentazione mercato del lavoro
teoria monetaria produzione
crisi finanziaria
relazione debito-credito
orizzontalismo
dispositivo alto salario
caduta del saggio di profitto
graziani keynes marx robertson wicksell schumpeter
preferenza per la liquidità
incertezza fiducia aspettative
funzione di reazione prezzi attesi effettivi

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