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Allestimento di un modello di malattia da trapianto contro l'ospite (Graft versus host disease)

Informazioni tesi

  Autore: Silvia Caterino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze biologiche
  Relatore: Claudio Pioli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 21

Lo scopo dell’esperimento è stato allestire un modello murino in cui è stata indotta la GVHD mediante trapianto allogenico. Diversi gruppi di animali sono stati sottoposti a trapianto di cellule di solo midollo osseo (private delle cellule T) o di cellule di midollo osseo con cellule T mature derivate dal donatore. Per caratterizzare il modello allestito sono stati monitorati la sopravvivenza e la diminuzione del peso corporeo degli animali dei vari gruppi.
Inoltre, è stata studiata la cinetica di ricostituzione delle popolazioni cellulari CD4+ e CD8+ dei compartimenti linfatici periferici. Queste analisi sono state condotte nella milza e nei linfonodi mesenterici 4, 7, 14 e 21 giorni dopo il trapianto. Inoltre, con un’analisi più dettagliata, è stato possibile discriminare le cellule del donatore da quelle del ricevente e osservare, in questo modo, il contributo di ciascuna popolazione all’espansione cellulare dei linfociti CD4+ e CD8+.

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1 Introduzione Nel midollo osseo il differenziamento delle cellule del sangue avviene a partire dai progenitori primitivi conosciuti come cellule staminali. I difetti genetici riscontrati a livello delle cellule ematiche possono causare 2 tipi di disordini: il primo riguarda le classiche malattie genetiche, derivate da un difetto presente nella linea germinale ed ereditato nella progenie, che porta alla perdita della funzionalità di una particolare proteina. Queste includono le immunodeficienze primarie. Il secondo tipo comprende disordini maligni, come leucemie e linfomi, causati da mutazioni accumulate in una cellula somatica che cresce e si replica in modo incontrollato. Il trapianto di midollo osseo ha lo scopo di ristabilire la funzionalità del midollo osseo alterata da questi disturbi grazie alla sostituzione dell’intero sistema ematopoietico. Nell’uomo i primi trapianti di midollo osseo a buon fine vennero effettuati circa 30 anni fa. Da allora, i trapianti di midollo osseo sono divenuti un trattamento di routine e ogni anno ne vengono effettuati più di 30000 nel mondo. Il midollo osseo non è la sola fonte di cellule staminali. Anche il sangue periferico, nel quale le cellule staminali sono indotte a migrare da citochine somministrate al donatore, e il sangue della placenta, ottenuto dal cordone ombelicale dopo la nascita, sono fonti di cellule staminali, e trovano un utilizzo crescente nella cura di disordini ematologici e neoplastici. Quindi, le procedure per il trapianto utilizzano preparazioni di cellule ottenute da midollo osseo, sangue periferico e derivate dal cordone ombelicale e sono note come trapianto di cellule ematopoietiche. La limitata disponibilità di cellule immuno-emapoietiche perfettamente compatibili (come nel caso di donatori gemelli omozigoti o di autotrapianto), rende necessario l’impiego di cellule semi-allogeniche o allogeniche (provenienti da donatori parzialmente compatibili, generalmente familiari o reperiti attraverso banche dati di donatori). Graft versus host disease (GVHD) Le reazioni immunitarie reciproche tra donatore e ricevente sono una delle principali peculiarità del trapianto allogenico di cellule staminali, ed entrambe hanno sia conseguenze benefiche che deleterie. Queste reazioni sono dovute alle molecole dello HLA (Human Leukocyte Antigens), il maggior complesso di istocompatibilità umano. Le molecole HLA di classe I e II presentano peptidi antigenici rispettivamente, ai linfociti T CD4 + e CD8 + . Le

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Parole chiave

cellule t cd8
midollo osseo
gvhd
trapianto
gvl
cellule t cd4

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