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Il sistema museale in Italia e in Francia: un’analisi giuridica comparata

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Di Salvo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia dell'arte
  Relatore: Ruben Razzante
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 233

La città racchiude le testimonianze architettoniche della propria esistenza, spesso definita da una lingua o dal dialetto in uso. Più è forte l'identificazione con il territorio, più la città è bella e vivibile, perchè più forte sarà l’amore per essa da parte della popolazione. Si apre così una panoramica sul sistema museale osservato evolvere nel corso del tempo attraverso un’analisi legislativa in materia di beni culturali. Il risultato evidenzia quanto sia articolata anche la terminologia del settore: qual è il “bene” e perchè viene considerato “bene culturale” in Italia e patrimoine in Francia, e cosa si intende per tutela, conservazione e valorizzazione. Partendo dal 1700, le leggi citate, punto di arrivo di volta in volta di evoluzioni socio-culturali e di scelte politiche tese alla tutela e alla salvaguardia del patrimonio culturale, sono state esaminate ed utilizzate per spiegare e contestualizzare due realtà museali che, anche per le diverse legislazioni vigenti nei rispettivi Paesi, ad oggi sono il risultato di due modi diversi di amministrare e fare cultura. Lo studio infine fornisce alcuni dati utili per comprendere come mai gli stessi musei non sempre siano riusciti ad essere quel “tempio della cultura” che avrebbero dovuto essere, al punto che ancora oggi – in Italia - si tende a considerarli “scatole” utili solo a contenere i beni storici di una comunità. Tuttavia il cambiamento è percepibile anche dalle reazioni dei fruitori dei musei che, sollecitati dalle nuove tecnologie e dalla distanza sempre più ridotta tra le diverse culture resa possibile dalla globalizzazione, hanno iniziato a chiedersi e a chiedere al museo cosa sia possibile fare per conservare e valorizzare lo specifico spessore culturale del proprio museo garantendone il futuro economico in un contesto di globalizzazione della cultura. Si offre così una riflessione sull’importanza storica del museo nella società moderna, visto non più e non solo come notevole progetto architettonico posto a simbolo di una città ma come vivo punto di riferimento per intellettuali e ricercatori e come moderno ed attivo propulsore dell’attività economica della società.
Si presentano due Case History: i musei della regione Lazio - a statuto ordinario - e i musei della Sicilia - regione a statuto speciale.

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9 CAPITOLO I L’EVOLUZIONE NORMATIVA IN MATERIA DI BENI CULTURALI 1.1 IL QUADRO NORMATIVO: DAGLI STATI PREUNITARI AL TESTO UNICO 1.1.1 La visione di Bene Culturale dagli Stati preunitari alla Commissione Nasi; 1.1.2 Le leggi del periodo fascista: la l. 1 giugno 1939, n. 1089; 1.1.3 D.lgs. 31 marzo 1998, n. 112; 1.1.4 D.lgs. 29 ottobre 1999, n. 490: il Testo Unico. 1.1.1 La visione del Bene Culturale dagli Stati preunitari alla Commissione Nasi La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Costituzione della Repubblica Italiana, 1948, art. 9 Al fine di analizzare le tematiche della presente tesi in materia di tutela e valorizzazione museale, l‟art. 9 della Costituzione si pone al tempo stesso come presupposto giuridico e come aspirazione finale di un valore da considerarsi intrinseco alla cultura italiana L‟attenzione per l‟arte e l‟interesse per la conservazione dei beni artistici rientravano, già dal Rinascimento, tra i principali obiettivi della cultura e della storia legislativa d‟Italia, e l‟art. 9 arrivò ad elevare a dignità di dovere costituzionale quel ruolo di promozione e tutela che uno stato moderno deve avere rispetto a tali valori. Ad una prima lettura, si può scorgere che il principio della conservazione è ampiamente presente nella ricchissima produzione legislativa italiana: con la “Prammatica LVII”, ad esempio, emanata il 25 settembre 1755, Re Carlo VII di Borbone diede ordine di vietare l‟esportazione e la vendita delle antichità e delle opere artistiche.

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