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La questione palestinese: dalla Road Map ad Annapolis

Informazioni tesi

  Autore: Sara Shantala Ziccardi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Antonietta Di Blase
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 135

Forse mai nella plurimillenaria storia dell’umanità un così piccolo fazzoletto di terra, quale è la Palestina, è apparso carico di valori e di simboli, fonte di tensioni e conflitti, teatro di pellegrinaggi e di guerre, oggetto di aspirazioni e nostalgie struggenti . Qui è uno dei principali e tumultuosi crocevia delle vicende storico-politiche e del confronto fra popoli e imperi, qui è la culla delle tre grandi religioni monoteistiche: ebraismo, cristianesimo e islam. Dunque, questo piccolo fazzoletto di terra rappresenta il punto di riferimento per quasi tre miliardi di esseri umani.
Guardando solo ai tempi più recenti il conflitto per la Palestina rappresenta un filo costante che ha attraversato tutto il Novecento e che ha segnato in modo drammatico l'inizio del nuovo secolo. Analizzando la situazione palestinese, emerge chiaramente come uno degli elementi che, negli ultimi decenni, ha pesato di più è l’ignoranza di gran parte dell’opinione pubblica occidentale riguardo la realtà di questa regione. Questo deficit conoscitivo è, a mio avviso, il frutto di diversi fattori. Primo tra tutti è stato ed è la costante manipolazione dei dati di base inerenti a questa regione e che trovano spazio nel senso di colpa del mondo occidentale nei confronti degli ebrei, senso di colpa ampiamente giustificato dalle persecuzioni antisemite durate quasi dieci secoli e culminate nello sterminio hitleriano. Sentendo di “ dovere qualcosa” agli ebrei, l’assoluta maggioranza degli europei e degli americani ha pensato di potersi “scaricare” la coscienza, prima aiutando il movimento sionista a realizzare un progressivo insediamento in Palestina e poi fornendo alla politica espansionistica di Israele i mezzi materiali e la “copertura morale” necessari per realizzarla. In tal modo è avvenuto un “ trasferimento di colpevolezza”, di cui parlano da molti anni gli intellettuali arabi. Vale a dire un trasferimento sia della colpa che dell’obbligo di un risarcimento , dalla civiltà occidentale-cristiana a quella arabo-musulmana.
La prima e fondamentale falsificazione è stata quella di presentare la Palestina come “terra senza popolo”, da assegnare ad un “popolo senza terra”, quando, invece, nel momento in cui il nascente movimento sionista coniava questo slogan, la striscia di terra che dal Giordano si estende fino al Mediterraneo era già una delle più popolate tra quelle non europee.
La situazione potrebbe mutare se si arrivasse a vederla in termini diversi. Se si valutasse, cioè, a pieno la tragedia di un popolo che, certamente senza propria colpa, ma a causa di una eccezionale congiuntura internazionale e culturale, ha perduto la propria terra. Ma a questo punto ci si chiede se esporre i veri termini del conflitto mediorientale, parlare apertamente della sopraffazione subita dai Palestinesi non significa “ delegittimare” Israele, ossia metterne in discussione l’esistenza stessa. Personalmente ritengo che a questa possibile domanda debba essere data assolutamente una risposta negativa, in quanto una volta che qualcosa, sia pure nella sofferenza e nel sangue, è nato ed ha messo le radici, ancora più violento sarebbe, in nome di un astratta giustizia, provare a disfarlo. E una prova di questo si ha nell’atteggiamento della maggior parte dei Palestinesi, che ormai si dichiarano pronti a convivere con Israele. La “giustizia” che questi Palestinesi chiedono è, innanzitutto, quella umana ed intellettuale che è stata loro tante volte negata: la comprensione della loro sorte spietata e la “compassione” per le loro lunghe sofferenze.
Ciò che può nascere da una migliore conoscenza di tutto quanto è avvenuto nelle terre del Mediterraneo orientale durante questo secolo è quindi un invito, non a nuove distruzioni, ma ad una pace di compromesso, che potrebbe rappresentare, oggi, un miglioramento della situazione attuale.
Questa tesi ha ad oggetto gli accordi che hanno caratterizzato la questione palestinese dalla Road Map ad Annapolis, con uno sguardo approfondito su ciò che è avvenuto antecedentemente alla Road Map. Questi accordi hanno avuto il merito di cercare un compromesso tra le parti, ma non si sono dimostrati efficaci nella loro attuazione. In ogni caso, è importante conoscerli ed analizzarli per poter avere una visione più completa della questione palestinese, dato che consentono di ricostruire le linee di una possibile soluzione del problema.

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Introduzione Forse mai nella plurimillenaria storia dell’umanità 1 un così piccolo fazzoletto di terra, quale è la Palestina, è apparso carico di valori e di simboli, fonte di tensioni e conflitti, teatro di pellegrinaggi e di guerre, oggetto di aspirazioni e nostalgie struggenti 2 . Qui è uno dei principali e tumultuosi crocevia delle vicende storico-politiche e del confronto fra popoli e imperi, qui è la culla delle tre grandi religioni monoteistiche: ebraismo, cristianesimo e islam. Dunque, questo piccolo fazzoletto di terra rappresenta il punto di riferimento per quasi tre miliardi di esseri umani. Guardando solo ai tempi più recenti il conflitto per la Palestina rappresenta un filo costante che ha attraversato tutto il Novecento e che ha segnato in modo drammatico l’inizio del nuovo secolo e del nuovo millennio. Appena ventisei chilometri quadrati , ma ogni zona è intrisa di storia di ideali e di sangue, ne è una riprova la pluralità stessa dei nomi con cui questa terra è indicata: Palestina per gli arabi e più in generale per i musulmani, oltre che per la geografia moderna; Eretz Israel, cioè Terra di Israele o Terra promessa per gli ebrei; Terra di Canaan e Terra del latte e del miele per la narrazione biblica. Storicamente il nome di “ Palestina” venne usato per la prima volta accertata dallo storico greco Erodoto, nel V secolo a.C.: “ Palaistine”, nel testo erodoteo, voleva dire terra dei Filistei ed era l’equivalente del termine arabo “Filastin”; la regione ha, dunque, preso la sua denominazione da uno di quei “popoli del mare” che si stabilirono sulla costa mediterranea dell’odierna Palestina nell’ultima parte del II millennio a. C.. Il termine divenne di uso 4 1  Con  storia  dell’umanità  ci  si  riferisce  alla  storia  conosciuta,  documentata  dai  tesnull  e  dalle  ricerche   archeologiche. 2  Termini  unulllizzanull  nel  testo  di    G.  Lannunull  “   Storia  della  Palesnullna ”.Roma,  2001.

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