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La riforma della disciplina penale fallimentare

Informazioni tesi

  Autore: Vincenzo Stellavatecascio
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università Telematica Pegaso
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Raffaele Iervolino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 118

La riforma della procedura fallimentare iniziata nel 2005 e giunta a conclusione il 1° gennaio 2008, ha lasciato immutato il profilo relativo alla disciplina dei reati fallimentari, che se prima mostrava i segni del tempo, adesso risulta non più coerente col nuovo impianto “civilistico” del diritto fallimentare.
La precedente impostazione, tendenzialmente liquidatoria dell’impresa insolvente e caratterizzata da una spiccata tutela dei creditori, aveva una connotazione fortemente afflittiva per il fallito, punito, oltre che da sanzioni penali, anche da incapacità civili.
La riforma ha ribaltato radicalmente tale impostazione, abbandonando ogni istanza sanzionatoria sul piano civile nei confronti dell’imprenditore fallito, ci riferiamo ad esempio all’abolizione del registro dei falliti ed alla introduzione dell’istituto della esdebitazione, e privilegiando l’obiettivo del recupero dell’attività economica, introducendo procedure alternative al fallimento, quali gli accordi di ristrutturazione dei debiti, mentre a fronte di tali innovazioni il sistema sanzionatorio è rimasto immutato, da qui la richiesta della società civile pressoché unanime di procedere in tempi brevi ad un suo riordino.

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1. Introduzione L’esigenza di procedere ad una profonda revisione della Legge Fallimentare era già sentita da anni, in quanto essa non era ritenuta più rispondente alle mutate situazioni socio- economiche del Paese, in quanto dalla sua emanazione avvenuta con Regio Decreto n. 267 del 16 marzo 1942, non erano state introdotte rilevanti modifiche. Un primo intervento normativo di rilievo si è avuto con il d.l. 30 gennaio 1979, n. 26 convertito in Legge 3 aprile 1979, n. 95, la cosiddetta legge Prodi, che ha introdotto l’istituto dell’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi che, al fine di salvaguardare valori di interesse sociale, ha di fatto sottratto tali imprese al fallimento. L’istituto è stato radicalmente riformato dal d.lgs. 8 luglio 1999, n. 270, la cosiddetta Prodi bis, che pur mantenendo le impostazioni di salvaguardia dell’occupazione e della conservazione del patrimonio produttivo, per l’ammissione all’istituto ha introdotto, oltre ai requisiti dimensionali, anche una valutazione circa l’effettiva possibilità di recupero dell’equilibrio economico aziendale. Il sistema procedurale introdotto con le richiamate leggi non è stato ritenuto idoneo ad affrontare la crisi di del gruppo Parmalat, pertanto con la legge 18 febbraio 2004, n. 39 che ha convertito con modifiche il d.l. 23 dicembre 2003, n. 347, il c.d. decreto Marzano, è stata prevista una procedura accelerata per gestire lo stato di insolvenza di imprese di dimensioni ancora più grandi. Il citato decreto Marzano è stato modificato nel 2008 dal d.l. 28 agosto 2008, n. 134 convertito in legge 27 ottobre 2008, n. 166 per consentire l’applicazione della procedura d’urgenza anche al gruppo Alitalia. 6

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Parole chiave

legge fallimentare
bancarotta
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