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Allineamento assiale e proporzioni: uno studio empirico sul disegno di bambini di età prescolare

La tesi approfondisce il tema delle abilità pittoriche nei bambini di età prescolare, considerando in particolare la rappresentazione delle proporzioni tra oggetti e di rette e assi; nella progettazione della ricerca ci si è ispirati allo studio di Angèle M.J.Silk e Glyn V. Thomas (1988) sullo sviluppo delle rappresentazioni in scala nei disegni di bambini di età compresa tra i tre anni e mezzo e i sei anni e mezzo. Il campione considerato nella tesi è composto da 143 bambini tra i 3 e i 5 anni, a cui è stato chiesto di disegnare per due volte, a intervalli di 15 giorni l'una dall'altra, "un cane, una persona e una casa". I risultati ci forniscono interessanti informazioni sulle effettive capacità pittoriche dei bambini nella fasce di età considerate, da tenere in considerazione nell'interpretazione dei disegni. Ad esempio, disegnare la testa più grossa del resto nel corpo è indice di una grande importanza attribuita alla stessa, o piuttosto è un fenomeno ascrivibile a mere difficoltà prassiche e scarsa capacità di gestione dello spazio nel foglio?

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3 CAPITOLO PRIMO 1.1 Introduzione I disegni sono schemi costituiti da unità o elementi l’uno in relazione all’altro. Le unità possono essere di tipi diversi: punti, linee, cerchi, quadrati, macchie, masse e così via, che sono connessi in vari modi. Obiettivo principale di questo lavoro è quello di indagare le dimensioni spaziali nelle produzioni pittoriche dei bambini in età prescolare; considereremo quindi solo alcuni aspetti della composizione o disposizione (Goodnow, 1981): le proporzioni tra oggetti, l’utilizzo dello spazio del foglio e, in particolar modo, l’allineamento assiale nella raffigurazione di scene. 1.2 Presupposti teorici 1.2.1 Il disegno in età prescolare Dall’età di circa due anni e mezzo i bambini iniziano a comprendere che i loro disegni rappresentano qualcosa: nessun disegno rimane più inspiegato dopo il suo completamento, e anzi, a volte i bambini dichiarano già prima di iniziare a disegnare le loro intenzioni rappresentative. Ma spesso capita che il disegno realizzato, a causa delle limitazioni cognitive del bambino, non rispecchi fedelmente l’intenzione iniziale; di conseguenza, in questi casi il bambino spesso produce una nuova interpretazione del disegno, più congruente con ciò che è riuscito a tracciare sul foglio (Cannoni, 2003, p.12); spesso capita anche che le interpretazioni che i bambini di quest’età danno dei loro disegni varino nel tempo: ci troviamo in quello che Luquet chiama stadio del realismo mancato, e che va dai due anni e mezzo ai cinque anni circa (Thomas, Silk, 1998). In questa fase appare anche una grande conquista pittorica per i bambini: la raffigurazione della figura umana, con la classica struttura a “omino testone” (Cannoni, 2003, p.12). Nella media fanciullezza (dai 6 agli 11 anni), l’affinarsi delle abilità oculomotorie e il grande progresso cognitivo rendono il bambino un disegnatore sempre più competente (Pinto, Bombi, 1999, cit. in Cannoni, 2003, p.13): il bambino non disegna per riprodurre le cose come gli appaiono

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia 2

Autore: Maria Cristina Olivieri Contatta »

Composta da 34 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 929 click dal 22/07/2011.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.