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The Obama-Ahmadinejad Relationship: a Critical Discourse Analysis

Gli Stati Uniti e la Repubblica islamica dell’Iran non intrattengono relazioni diplomatiche dal 1979. Se si considera il modo in cui, da trent’anni a questa parte, le autorità americane hanno contribuito a veicolare l’immagine della realtà iraniana all’opinione pubblica mondiale, si può riscontrare la presenza di una persistente connotazione negativa, se non di una vera e propria demonizzazione dell’Iran. È altresì innegabile che, in questi ultimi anni, un notevole contributo a costruire un’immagine tanto deteriorata dell’Iran, sia giunto dall’attuale presidente della Repubblica islamica Ahmadinejad, distintosi per la sua retorica antioccidentale e le sue irremovibili posizioni in merito al diritto dell’Iran di sviluppare un proprio programma nucleare. Tali riflessioni spingono a considerare il turbolento rapporto che intercorre tra Washington e Teheran da nuove prospettive. Restringendo il campo di ricerca a un raffronto tra le figure dei presidenti Barack Obama e Mahmoud Ahmadinejad, fondato su un’analisi linguistico-cognitiva delle dichiarazioni con cui essi si rivolgono alla controparte, ci si ripropone di sviluppare alcune ipotesi in merito alla reciproca percezione dei rapporti tra Stati Uniti e Iran al loro stato attuale. Dato l’importante ruolo istituzionale ricoperto dai due protagonisti del confronto, si presume, infatti, che le loro posizioni vadano inevitabilmente a incidere sulle scelte di politica estera dei Paesi che essi si trovano a rappresentare, quindi sulla possibilità o meno di giungere a una composizione delle controversie intercorrenti tra questi ultimi. In particolare, si intende verificare se, a fronte dei mutati equilibri geopolitici globali e della conseguente necessità di ridimensionare il ruolo dell’America nel mondo, le dichiarate intenzioni del presidente Obama in merito a un cambiamento nella gestione statunitense delle relazioni internazionali, si stiano parimenti traducendo in un nuovo modo di rapportarsi all’Iran, operando una necessaria distinzione tra un regime repressivo e una nazione civile e importante.

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The Obama-Ahmadinejad Relationship: a Critical Discourse Analysis 4 INTRODUZIONE Soudeh ha un modo di comunicare prorompente, gesticola molto (“in fondo noi iraniani non siamo poi tanto diversi da voi italiani, no?”) e lascia poco spazio di replica al proprio interlocutore, che non può fare a meno di rimanere incantato dal suo sguardo magnetico. Si trova in vacanza in Italia per pochi giorni e racconta della sua visita alla Città del Vaticano e del gruppo di turisti con cui si è trovata a condividere il tour guidato alla Basilica di San Pietro. Tra questi c’era un giovane soldato americano in congedo il quale, una volta venuto a conoscenza della sua nazionalità, non si è sforzato di celare la propria diffidenza nei confronti di una cittadina di un paese, l’Iran, che agli occhi degli americani ha rappresentato, negli ultimi trent’anni, una delle maggiori fonti di minaccia per la propria sicurezza nazionale. Il ricordo di quell’episodio è vivido nella mente di Soudeh, che descrive la scena con energia e non cela un certo risentimento nei confronti di quel soldato, ma che soprattutto esprime il senso di umiliazione provato sentendosi bersaglio di sguardi di condanna per eventi passati e presenti per cui lei non ha alcuna responsabilità. Soudeh è cresciuta a Teheran ma avendo proseguito gli studi universitari fuori dall’Iran, dove fa ritorno periodicamente per fare visita alla sua famiglia, ha piena consapevolezza del modo in cui il proprio paese viene percepito dai paesi occidentali e soprattutto dagli Stati Uniti. Questi ultimi e la Repubblica islamica dell’Iran si trovano in perpetua rotta di collisione da circa trent’anni a questa parte, più esattamente a partire dalla rottura delle relazioni diplomatiche ufficiali tra Washington e Teheran, avvenuta nel 1979. Se si considerano quindi i termini in cui il governo americano, attraverso i principali canali mediatici, ha presentato e continua tutt’oggi a presentare l’Iran alla propria opinione pubblica, non stupisce più di tanto la diffidenza con cui quel soldato si è rivolto a Soudeh. La Repubblica islamica dell’Iran nel corso dei decenni è stata, infatti, definita in termini di “rogue state”, finanziatore di terrorismo di matrice islamico-sciita, minaccia per Israele, fomentatore di antisemitismo e disturbatore degli equilibri mediorientali, specie per quel che riguarda il processo di pace israelo-palestinese. Soprattutto, e con maggiore enfasi a partire dall’inizio del nuovo Millennio, l’Iran è stato descritto in termini di minaccia nucleare, paese che viola le norme internazionali in materia di non proliferazione nucleare ed è stato per questa ragione annoverato dall’ex presidente americano G.W.Bush nel cosiddetto “Asse del male” al fianco di Iraq e Corea del Nord. Tale persistente connotazione

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Stefania Maccagno Contatta »

Composta da 263 pagine.

 

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