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La valutazione della qualità delle greenways. Proposta di un sistema di stima e applicazione a due casi di studio.

Informazioni tesi

  Autore: Alessio Colucci
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Agraria
  Corso: Scienze e Tecnologie Agrarie
  Relatore: Alessandro Toccolini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 152

L’evoluzione del concetto di qualità e la sua applicazione in sempre più numerosi campi dell’attività umana trova conferma, oltre che nell’accresciuto interesse degli operatori al miglioramento dei prodotti e servizi realizzati, anche nelle definizioni di qualità che si sono succedute nel tempo. La qualità si è affermata sempre più come uno dei principali elementi di differenziazione e competitività di prodotti e servizi.
Dall’altro lato, negli ultimi anni vi è stata una progressiva espansione del movimento della mobilità dolce, all’interno del quale si è messo in luce il tema delle greenways. Fino ad oggi ci si è focalizzati prevalentemente sulla divulgazione del concetto, di metodi e linee guida progettuali e sulla realizzazione dei primi interventi, prestando minore attenzione al livello qualitativo dei progetti realizzati. Inoltre il termine greenway è oggetto di confusione e viene utilizzato anche per identificare percorsi che non rispondono a tale categoria.
È emersa quindi l’esigenza di definire strumenti e metodologie per valutare il rispetto dei caratteri distintivi di una greenway e il suo livello di “qualità”, sia per i percorsi già realizzati che per quelli in progetto.
In tale quadro l’obiettivo del presente lavoro di tesi è stato quello di definire un sistema di valutazione del livello qualitativo delle greenways, finalizzato all’attribuzione di un marchio di qualità per i percorsi verdi in grado di offrire all’utente buoni livelli di sicurezza, comfort, servizi e piacevolezza. Ciò può contribuire a valorizzare i percorsi “migliori”, determinando ulteriori benefici per i territori attraversati.
A tale scopo si è svolta una ricerca bibliografica sui sistemi di valutazione esistenti, già utilizzati e collaudati. Vista l’assenza di applicazioni specifiche alle greenways, per le quali si è potuta analizzare solo la metodologia utilizzata dall’Associazione europea delle greenways per l’assegnazione dell’“European Greenways Award”, che però ha obbiettivi differenti, si sono approfonditi altri metodi applicati nell’ambito del turismo e della mobilità non motorizzata, quali le “Bandiere arancioni” del TCI e gli “Obiettivi di qualità per i sentieri svizzeri”.
Il sistema proposto consiste in una checklist finalizzata all’analisi di criteri quali-quantitativi, risultato delle indicazioni derivate da studi, ricerche e dibattiti tra esperti del settore. Nella prima parte viene verificata la presenza degli elementi che caratterizzano e differenziano una greenway dalle altre tipologie di percorsi dedicati ad un’utenza non motorizzata. Nella seconda parte sono valutati otto aspetti, ciascuno attraverso più quesiti a risposta multipla, in grado di fornire un valore aggiunto al percorso e ai suoi utenti: la sicurezza, il comfort, la segnaletica e i servizi, necessari per un ampio ed agevole utilizzo anche da parte delle categorie più deboli di utenti; l’accessibilità, i trasporti e le connessioni, indispensabili per favorire il raggiungimento del percorso; la piacevolezza del contesto, elemento di forte attrazione per i visitatori; la divulgazione, necessaria per far conoscere la greenway; la manutenzione. Ispirandosi agli altri sistemi di valutazione analizzati, per ogni criterio valutato si è definita una scala di punteggio e per ogni aspetto un punteggio minimo che la greenway deve raggiungere per ottenere il riconoscimento.
La checklist elaborata è stata testata attraverso l’applicazione a due casi di studio: la Greenway Linguaglossa - Castiglione di Sicilia e la Ciclovia della Valle Brembana. All’analisi e alla ricerca bibliografica di informazioni sul percorso, il contesto attraversato, gli strumenti di divulgazione e l’accessibilità, è seguito un rilievo sul campo finalizzato alla raccolta di tutti i restanti dati necessari al completamento della check-list. Al termine dell’analisi, oltre alla stima del livello di qualità raggiunto, sono state formulate delle indicazioni per il miglioramento.
In conclusione, il lavoro svolto ha confermato l’attuale assenza di strumenti valutativi della qualità delle greenways ed ha evidenziato la difficoltà nella scelta dei criteri di valutazione da adottare a causa della mancanza di definizioni precise, norme, standard e linee di pensiero univoche sull’argomento, che richiederà ulteriori applicazioni per poter migliorare lo strumento proposto.

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5 Cap. I – LE GREENWAYS IN ITALIA. 1.1. Cosa si intende per greenway. 1.1.1. Il significato di greenway. Il termine “greenway” è stato utilizzato per la prima volta nel 1959 da William H. White all’interno del suo testo “Securing Open Space for Urban America”. Il termine greenway è, quindi, di origine anglosassone, e deriva dall’unione dei termini “greenbelt”, che letteralmente significa cintura verde, e del termine “parkway”, che letteralmente significa strada parco. Quindi, il termine greenway, racchiude una serie di concetti che rappresentano l’evoluzione storica di alcuni grandi temi della pianificazione territoriale e urbanistica dall’Ottocento fino ai giorni nostri. (Siena F., 2004) In altre parole, greenway è il frutto dell’unione delle parole: -green termine inglese che tradotto letteralmente sta per “verde”, e che vuole indicare non solo il concetto di natura e ciò che è vegetato, ma tutto ciò che è apprezzabile, al patto che sia fruibile, dal punto di vista ambientale e quindi naturalistico, paesaggistico, storico, architettonico e culturale; -way traducibile con il termine via o percorso, si riferisce sia alle vie di comunicazione (strade, ferrovie, fiumi, ecc.) che all’idea di movimento e di attività, comprendendo così nell’utilizzo persone e animali. Così facendo, percorsi pedonali privi di elementi vegetali, ma piacevoli dal punto di vista ambientale (ad esempio i percorsi nei centri storici) possono essere considerati delle greenways, al contrario percorsi ricchi in vegetazione, ma sgradevoli dal punto di vista ambientale, poichØ ad esempio in prossimità di strade fortemente trafficate non rientrano in tale categoria. (Senes G., 2004) Anche in passato, si può riscontrare nelle tipologie di intervento e modalità di organizzazione delle città e del territorio, un’attenzione per il concetto di percorso verde, inteso come via piacevole dal punto di vista ambientale. Basti pensare alle strade realizzate dagli antichi Romani, ricche di alberature, con viste piacevoli e che offrissero sempre ospitalità ai viaggiatori.

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