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Influenza di Freud nella letteratura francese: la Nouvelle Revue Française

La tesi si occupa delle prime influenze avute dal pensiero freudiano nella letteratura - e più in generale nella cultura - francese di inizi '900.
Si vuole anche approfondire il ruolo avuto dagli ambienti letterari nell'introduzione della psicanalisi in Francia: fino al 1926, anno della fondazione della Société Psychanalytique de Paris, psichiatri e psicologi di scuola francese si sono mostrati molto restii ad accettare il pensiero di Freud, mostrando resistenze e pregiudizi a cui i letterati sembrano invece estranei.
Si fa particolare riferimento agli ambienti della Nouvelle Revue Française e al suo direttore di quegli anni, Jacques Rivière, autore fra l'altro del saggio "Quelques progrès dans l’étude du coeur humain: Freud et Proust".

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5 INTRODUZIONE Nel 1920, Robert de Traz, direttore de la Revue de Genève, si reca da Freud, in occasione della prima traduzione di un testo di quest‟ultimo in lingua francese. De Traz rievoca un momento del suo incontro con Freud: “Je lui raconte que des écrivains français en nombre grandissante s‟intéressent à ses découvertes. Il s‟en amuse tout d‟abord: „Vraiment? Mais je suis si peu traduit en français! Alors vous dite, les milieux littéraires?‟ L‟idée lui plaît…” 1 . La psicanalisi incontra in Francia numerose resistenze nell‟ambiente medico; nel momento della sua affermazione, la divulgazione del pensiero di Freud nella cultura francese dovrà senz‟altro molto agli intellettuali, agli artisti e, appunto, agli ambienti letterari. Come nota Elisabeth Roudinesco, nel suo bel libro La bataille de cent ans, fra gli scrittori (fra cui Cendrars, Breton, Rolland, Jouve, ma l‟elenco potrebbe allungarsi) ci sarà pressoché una “gara” nello stabilire chi sia stato il primo a conoscere le tesi freudiane, a comprenderne il reale contenuto nonché la fondamentale importanza. L‟entusiasmo mostrato dai letterati francesi è una questione di non poco conto, considerato che negli stessi anni molti psicologi e psichiatri loro conterranei mostrano una certa diffidenza nei confronti della psicanalisi, rifiutandone soprattutto i caratteri più innovativi. Nel momento in cui alcuni di essi tentano una divulgazione delle teorie freudiane, tendono a travisarne gli elementi principali. É nota la grande attenzione dedicata dal Surrealismo alla psicanalisi, espressa chiaramente fin dal primo Manifesto del Surrealismo (del 1924). Tuttavia tale interesse non è reciproco: Freud, ricevendo da André Breton una copia della sua ultima opera, Vases communicants, risponderà all‟autore con una lettera che testimonia la sua completa incomprensione nei confronti dell‟arte e della letteratura surrealista. Il padre della psicanalisi scrive: “Bien que je reçoive tant de témoignage de l‟intérêt que vous et vos amis portez à mes recherches, moi-même je ne suis pas en état de me rendre clair ce qu‟est e ce que veut le surréalisme. Peut-être ne suis-je en rien fait pour le comprendre, moi qui suis si éloigné de l‟art.” Freud esprime in diverse occasioni le sue perplessità nei confronti del Surrealismo. Eppure la giustificazione che adduce nella lettera qui sopra citata, la sua pretesa di essere “lontano dall‟arte”, sembra quanto mai fragile. Lo psichiatra viennese ha dimostrato in molte sue opere un vivo interesse per la letteratura. Per non fare che un esempio, nel suo saggio sulla Gradiva di Jansen (del 1906), sostiene che alcuni scrittori sono stati degli autentici anticipatori delle scoperte della psicanalisi: 1 Robert de Traz: Visite à Freud - Les nouvelles littéraires - 24-3-1923

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Enrico Guerini Contatta »

Composta da 101 pagine.

 

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