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Architettura di legno in Italia e in Germania nel periodo dell’autarchia (1920-1940) - Possibilità di recupero dei meccanismi strutturali per la conservazione odierna

Il ventennio tra le due guerre mondiali può essere sinteticamente descritto da due espressioni: crisi economico-politica internazionale e fervori culturali.
Pur sconvolta dalla recessione economica e dall’instaurarsi di regimi autoritari, l’Europa vive il momento del Detscher Werkbund, del Futurismo, del Dadaismo, del Bauhaus, di Mies Van der Rohe, Le Corbusier, Terragni, Libera, Speer e di un’infinità di altri artisti e intellettuali, capaci di infiammare il clima culturale di quegli anni.
Ormai molti studiosi hanno fornito i loro preziosi contributi all’analisi delle grandi realizzazioni dei maestri dell’epoca.
Ma quanti si sono soffermati a considerare le architetture provvisorie, industriali, abitative e tutte quelle espressioni cosiddette “minori”? E, in particolar modo, quanti hanno ritenuto opportuno scandagliare il patrimonio edilizio in legno, allo scopo di valorizzarne la straordinaria inventiva e sfruttarne i suggerimenti tecnici per il presente?
Questa ricerca è orientata, invece, proprio verso tali aspetti misconosciuti dell’architettura a cavallo degli anni ’20-’30.
La scelta dei limiti temporali (1920-1940) e geografici (Italia e Germania) di pertinenza di questo studio ha inteso mettere a fuoco l’ambito dell’economia autarchica. Tale fenomeno emerge dai documenti e dai testi dell’epoca non come evento puntuale, legato all’Italia e all’episodio delle sanzioni, imposte a seguito dell’attacco all’Etiopia (1935-36), ma quale orientamento economico diffuso su scala internazionale ed esteso esattamente tra la fine della prima guerra mondiale e l’inizio della seconda. Un accostamento tra la situazione italiana e quella germanica, poi, era particolarmente indicato anche dal punto di vista politico, date le analogie tra gli autoritarismi in esse presenti.
Dalle indagini è venuto alla luce un patrimonio vastissimo di costruzioni in legno, specialmente per quanto riguarda la Germania. Un patrimonio di cui oggi, purtroppo, non rimane in piedi praticamente nulla.
Alcuni edifici, realizzati in occasione di mostre e fiere, una volta esaurita la loro funzione, furono immediatamente smantellati, altri finirono inceneriti da incendi devastanti. Molte grandi strutture, simbolo e strumento delle adunanze politiche sotto i regimi autoritari, vennero con questi abbattute o non sopravvissero al passaggio della guerra. Inoltre la noncuranza con cui spesso sono state trattate le costruzioni in legno, considerate provvisorie e di scarso pregio, ne ha determinato il completo abbandono, con conseguente collasso per degrado. All’opposto, laddove si è tentato di conservarle, è avvenuto un vero e proprio snaturamento di tali opere, per via dell’abitudine diffusa di intervenire sugli edifici lignei sostituendo tout court le parti degradate o lesionate con elementi nuovi, anziché propendere verso la massima conservazione possibile dei materiali originari.
In appendice alle quattro parti in cui si articola il presente lavoro, viene offerto un abaco di realizzazioni e progetti, organizzato in forma di schede, in grado di fornire, nella maniera più sintetica possibile, le principali informazioni riguardanti ciascun edificio: autore, anno di costruzione, ubicazione, descrizione, ecc.

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1 INTRODUZIONE Il ventennio tra le due guerre mondiali può essere sinteticamente descritto da due espressioni: crisi economico-politica mondiale e fervori culturali. Pur trovandosi travolta dalla recessione economica e dall’instaurarsi di regimi autoritari, per l’Europa è il momento del Detscher Werkbund, del Futurismo, del Dadaismo, del Bauhaus, di Mies Van der Rohe, di Le Corbusier, di Terragni, di Libera, di Speer e di un’infinità di altri artisti e intellettuali, capaci di infiammare il clima culturale di quegli anni. Molti autori hanno fornito i loro preziosi contributi allo studio delle grandi realizzazioni dei maestri dell’epoca. Ma quanti si sono soffermati a considerare le architetture provvisorie, industriali, abitative e tutte quelle espressioni cosiddette “minori”? E, in particolar modo, quanti hanno ritenuto opportuno scandagliare il patrimonio edilizio in legno, allo scopo di valorizzarne la straordinaria inventiva e sfruttarne i suggerimenti tecnici per il presente? Questa indagine intende rivolgere la propria attenzione su tali aspetti misconosciuti dell’architettura a cavallo degli anni ’20 e ’30. Le esperienze sviluppatesi a quel tempo nel campo delle costruzioni lignee, oltre a meritare interesse per le loro spiccate caratteristiche di originalità e inventiva, sono in grado di fornire spunti stimolanti nell’ambito della ricerca odierna di tecniche di conservazione e restauro architettonici. La scelta dei limiti temporali (1920-1940) e geografici (Italia e Germania) di pertinenza della ricerca, ovviamente, ha delle ragioni ben precise. L’idea iniziale era incentrata sull’Italia e sull’autarchia, in particolare quell’autarchia esibita ed esaltata dal regime fascista nel periodo delle sanzioni (1935-36 e seguenti). In seguito al reperimento di alcuni testi sull’argomento, però, sono emersi i connotati dell’autarchia non come evento puntuale, legato all’Italia e alle sanzioni, ma quale fenomeno economico diffuso su scala internazionale ed esteso esattamente tra la fine della prima guerra mondiale e l’inizio della seconda. Un accostamento tra la situazione in Italia e quella in Germania, poi, era particolarmente indicato anche dal punto di vista politico, a causa delle analogie tra i regimi autoritari in esse presenti. Dalle indagini è venuto alla luce un patrimonio vastissimo di costruzioni in legno, specialmente per quanto riguarda la Germania. Un patrimonio di cui oggi, purtroppo, non rimane in piedi praticamente nulla. Alcuni edifici, costruiti in occasione di mostre e fiere, una volta esaurita la loro funzione, furono immediatamente smantellati, altri finirono inceneriti da incendi devastanti. Molte grandi strutture, simbolo e strumento delle adunanze politiche dei regimi autoritari, vennero con questi abbattute o non sopravvissero al passaggio della guerra. Inoltre la noncuranza con cui spesso sono state trattate le costruzioni in legno, in quanto considerate provvisorie e di scarso pregio, ne ha determinato il completo abbandono, con conseguente collasso per degrado. All’opposto, laddove si è tentato di conservarle, si è avuto un completo snaturamento di tali opere, a causa dell’abitudine diffusa di intervenire sugli edifici in legno sostituendo tout court le parti degradate o lesionate con elementi del tutto nuovi, senza tener conto dei moderni criteri di restauro, orientati, invece, verso la massima conservazione possibile dei materiali originari.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Architettura

Autore: Ilaria Gradi Contatta »

Composta da 914 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 875 click dal 23/08/2011.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.