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Uno studio sperimentale sugli effetti delle interruzioni all’interno delle conversazioni

Questo lavoro di tesi è partito dall’approfondimento delle caratteristiche della conversazione ed è stato strutturato in modo da concentrarsi sul fenomeno delle interruzioni all’interno delle conversazioni, distinguendone i vari tipi. Sono state prese in considerazione le diverse definizioni che molti studiosi hanno dato del fenomeno e i diversi sistemi di codifica delle interruzioni, proposti da vari autori. Inoltre, sono stati presi in esame vari studi presenti in letteratura sul fenomeno delle interruzioni.
Il principale studio che ha ispirato il nostro lavoro è la ricerca di Coon e Schwanenflugel (1996).Per la scelta dei criteri rilevanti ai fini del loro studio, le due autrici fanno riferimento ai lavori di Goldberg (1990),di Roger, Bull e Smith (1988),di West e Zimmermann (1983).La nostra ricerca vuole cercare di approfondire alcuni aspetti finora poco esaminati sul fenomeno delle interruzioni e, basandoci sullo studio su citato di Coon e Schwanenflugel (1996), ci siamo posti l’obiettivo di valutare gli effetti che hanno i criteri di base delle interruzioni all’interno delle conversazioni.
I criteri di base che intendiamo esaminare sono due e cioè il punto ed il tipo.
L’obiettivo del nostro studio è valutare se i criteri di base delle interruzioni influenzano, ed in che modo, la percezione delle interruzioni. Inoltre, visti i risultati contrastanti di alcuni studi sull’argomento, dai quali emergono sia dati a favore dell’ipotesi di genere (vedi Chambliss & Feeny, 1992; Crown & Cummins, 1998; Orcutt & Mennella, 1995) che a sfavore (vedi Farley, 2008; Gnisci, Sergi, De Luca ed Errico, 2011; Robinson & Reiss, 1989), vogliamo approfondire in che modo il genere delle persone (che interrompono, che vengono interrotte, che partecipano allo studio) possa influire sulla percezione delle interruzioni in una comunicazione interpersonale.

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5 INTRODUZIONE Il termine comunicare è storicamente collegato alla parola “comune”, che deriva dal verbo latino “comunicare” (condividere, rendere comune), a sua volta correlato alla parola latina “communis” (comune). Luigi Anolli (2002) definisce la comunicazione come: “...uno scambio interattivo osservabile fra due o più partecipanti, dotato di intenzionalità reciproca e di un certo grado di consapevolezza, in grado di far condividere un determinato significato sulla base di sistemi simbolici e convenzionali di significazione e di segnalazione secondo la cultura di riferimento...” (p.26). La comunicazione è, quindi, la trasmissione di informazioni attraverso l’utilizzo di codici e si realizza attraverso vari livelli:  livello verbale espresso attraverso il linguaggio parlato o scritto;  livello paraverbale espresso ad esempio attraverso il tono, la velocità ed il timbro del linguaggio;  livello non verbale espresso attraverso il linguaggio corporeo; questo livello è connesso con il livello verbale;  livello simbolico visivo, espresso attraverso un linguaggio non verbale con forte valenza simbolica; si prenda come esempio il modo di vestire o di truccarsi. Conversare significa creare un tessuto narrativo nuovo. La comunicazione rappresenta la condizione fondamentale per la creazione di rapporti relazionali. La conversazione si configura come atto sociale, vivente, dinamicamente situato nel contesto e per interpretarlo solo a tale contesto può essere ricondotto. Le interruzioni rappresentano dei mezzi che possono ostacolare o facilitare la conversazione, provocando i più svariati effetti. In base agli scopi degli interlocutori che le mettono in atto ma anche in base alle situazioni ed al contesto nel quale avvengono, le interruzioni vengono classificate in modo diverso proprio per sottolineare la loro varietà.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Anna Teresa Laudanno Contatta »

Composta da 118 pagine.

 

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