Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

L'aggressività dei tifosi del calcio: un fenomeno psico-sociale

Il calcio è uno sport che attira molte persone, di qualunque età, ma a volte si trasforma in occasioni di violenza. Il calcio, sport che appassiona milioni d'italiani, è diventato popolato di tifosi scalmanati che con i loro comportamenti deridono le forze dell'ordine e le istituzioni. Le cronache delle partite, infatti, riportano episodi di aggressione, scontri, lanci di petardi e di oggetti, con il rischio, purtroppo non raro, di uccidere qualcuno. Perché tutto questo? Andare a vedere una partita di calcio vuol dire andare a divertirsi e sperare che la propria squadra vinca, non andare a provocare risse. E' giusto che gli spettatori manifestino entusiasmo per la propria squadra di calcio, ma tutto ciò diventa negativo quando alcuni tifosi danno vita a vere e proprie risse solo perché hanno ideali diversi rispetto agli altri.
Il tifo è uno scontro di fedi calcistiche, di amori irriducibili per la squadra, di volontà di vincere, di imporre la propria identità personale e di gruppo. Fare tifo per gli ultras è qualcosa di più di un gioco, non un semplice divertimento, ma un punto di vita sulla vita. Gli ultras non si limitano ad assistere allo spettacolo, ma rivendicano il ruolo di protagonisti. La ragione sociale non è solo quella di fare gruppo per sostenere la squadra,ma soprattutto competere con i sostenitori avversari, sfidarli a chi prende in giro meglio e più rumorosamente. I tifosi ultras sono attori di uno spettacolo parallelo a quello che si sviluppa sul terreno di gioco: spettacolo di suoni, canti, bandiere, colori, folle ondeggianti, ecc. Tale spettacolo non è sempre pacifico, però, spesso simbolicamente aggressivo, violento e realmente distruttivo, infatti, vandalismi, risse e scontri tra opposte tifoserie e forze dell'ordine (accompagnati spesso da feriti ed anche morti) sono diventati normali, abituali, connaturati ai riti calcistici domenicali. I conflitti sociali e generazionali, i contrasti di classe, la diversità di appartenenza di razza, di gruppo, di luogo, sembrano proprio aver trovato negli stadi i luoghi deputato al loro scatenamento al confronto diretto.
Gli incidenti originati da spettacoli sportivi sono avvenuti in ogni epoca; ma i però la rottura delle regole del gioco, il sovvertimento dei ruoli, le violenze degli spettatori hanno avuto il carattere organizzato, sistematico e premeditato che hanno oggi.
I tifosi spesso vengono descritti come psicopatici o criminali, tuttavia si tratta di comuni individui, caratterizzati da passioni, e da uno spiccato senso dell’onore personale e di gruppo. Nei loro riti da stadio mescolano bisogni di identità e d’appartenenza, insieme a motivi di sfida, divertimento ed euforia. Spesso è anche un modo per sfuggire alla noia e per scaricare gli impulsi. Il tifo estremo rispecchia modelli culturali che valorizzano quindi l’affermazione di sé attraverso l’aggressività competitiva.

Mostra/Nascondi contenuto.
1 INTRODUZIONE Il calcio è uno sport che attira molte persone, di qualunque età, ma a volte si trasforma in occasioni di violenza. Il calcio, sport che appassiona milioni d'italiani, è diventato popolato di tifosi scalmanati che con i loro comportamenti deridono le forze dell'ordine e le istituzioni. Le cronache delle partite, infatti, riportano episodi di aggressione, scontri, lanci di petardi e di oggetti, con il rischio, purtroppo non raro, di uccidere qualcuno. Perché tutto questo? Andare a vedere una partita di calcio vuol dire andare a divertirsi e sperare che la propria squadra vinca, non andare a provocare risse. E' giusto che gli spettatori manifestino entusiasmo per la propria squadra di calcio, ma tutto ciò diventa negativo quando alcuni tifosi danno vita a vere e proprie risse solo perché hanno ideali diversi rispetto agli altri. Il tifo è uno scontro di fedi calcistiche, di amori irriducibili per la squadra, di volontà di vincere, di imporre la propria identità personale e di gruppo. Fare tifo per gli ultras è qualcosa di più di un gioco, non un semplice divertimento, ma un punto di vista sulla vita. Gli ultras non si limitano ad assistere allo spettacolo, ma rivendicano il ruolo di protagonisti. La ragione sociale non è solo quella di fare gruppo per sostenere la squadra, ma soprattutto competere con i sostenitori avversari, sfidarli a chi prende in giro meglio e più rumorosamente. I tifosi ultras sono attori di uno spettacolo parallelo a quello che si sviluppa sul terreno di gioco: spettacolo di suoni, canti, bandiere, colori, folle ondeggianti, ecc. Tale spettacolo non è sempre pacifico, però, spesso simbolicamente aggressivo, violento e realmente distruttivo, infatti, vandalismi, risse e scontri tra opposte tifoserie e forze dell'ordine (accompagnati spesso da feriti ed anche morti) sono diventati normali, abituali, connaturati ai riti calcistici domenicali. I conflitti sociali e generazionali, i contrasti di classe, la diversità di appartenenza di razza, di gruppo, di luogo, sembrano proprio aver trovato negli stadi i luoghi deputati al loro scatenamento e al confronto diretto (Lava, 2008, 17). La consacrazione ufficiale dello sport è avvenuta per l'intervento massiccio dei media, che l’hanno trasformato in fenomeno di massa. L'arena sportiva è interpretata come campo di battaglia da parte delle frange radicali degli spettatori. Il calcio assume per loro

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze dell'Educazione

Autore: Emanuela Lamari Contatta »

Composta da 189 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1624 click dal 15/09/2011.

 

Consultata integralmente 3 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.