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PMI: attori emergenti nello scenario internazionale

Informazioni tesi

  Autore: Michele Montanucci
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Ingegneria dell'Informazione, Informatica e Statistica
  Corso: Comunicazione della conoscenza per le imprese e le organizzazioni
  Relatore: Lucio Fumagalli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 127

Il sistema produttivo italiano si caratterizza per un’estesa vocazione all’imprenditorialità, per un’elevata specializzazione nei comparti tradizionali e per un’alta propensione all’export.
Se paragonate ai principali competitors internazionali tali caratteristiche strutturali risultano oggi essere specifiche del nostro sistema produttivo e sono considerate da molti come degli elementi che tendono a limitarne la capacità di combattere e fronteggiare l’evolversi dello scenario competitivo. Quest’ultimo è infatti radicalmente cambiato nell’ultimo decennio a causa di quelli che vengono definiti “shock esogeni”: il processo di globalizzazione, il cambiamento del paradigma tecnologico e il processo di integrazione europea.
Sulla base di questa evoluzione, in media i principali Paesi industrializzati hanno intrapreso una via del tutto opposta rispetto alla nostra: al fine di facilitare l’internazionalizzazione delle imprese e di migliorarne i livelli di produttività hanno attivato politiche capaci di incentivare l’accrescimento della dimensione media di impresa e il rafforzamento della specializzazione in comparti meno esposti alla concorrenza delle economie emergenti, caratterizzati da livelli di produttività più elevati e dove la domanda è cresciuta negli ultimi anni più rapidamente.
Per tornare a crescere il nostro Paese potrebbe non necessariamente seguire il consolidato e appena citato trend internazionale ma potrebbe sperimentare un nuovo modello di sviluppo che faccia leva sulle possibilità offerte dalle nuove tecnologie per:
a. ridefinire i processi produttivi ottenendo miglioramenti in termini di produttività ed efficienza anche in realtà piccole come quelle che caratterizzano la maggior parte delle imprese italiane;
b. sviluppare un Made in Italy aggiornato e innovativo in modo da renderlo meno esposto alla concorrenza delle economie emergenti;
c. creare una nuova cultura d’impresa.
In questo senso le PMI devono oggi essere come delle realtà altamente dinamiche, aperte e flessibili che per essere competitive necessitano solamente di una sorta di “aggiornamento” attraverso un maggiore investimento nelle ICT.
Effettivamente la diffusione di tali tecnologie nelle imprese di più piccole dimensioni è ancora particolarmente contratta e per questo dovrebbero essere introdotti incentivi che favoriscano l’evoluzione di quei processi innovativi – quali la digitalizzazione delle reti di impresa, dei distretti e delle filiere – in grado di facilitare lo sviluppo di un Made in Italy “aggiornato” dove l’innovazione sia considerata come un elemento strategico e le ICT come una leva che abilita le imprese a compiere questa sorta di “salto generazionale”. Le ICT rappresentano infatti oggi degli strumenti che, oltre a garantire maggiori livelli di efficienza mediante un’ottimizzazione dei processi interni, permettono di integrare il locale con il globale tramite la creazione di una rete di distribuzione su scala mondiale in cui vendere quei prodotti quasi artigianali di altissima qualità.
Favorire allora la diffusione tra le PMI di strumenti quali i sistemi informativi aziendali integrati permetterebbe di aumentare l’efficienza dell’intero sistema produttivo garantendo anche alle piccole imprese di essere altamente competitive all’interno di contesti sempre più turbolenti e complessi. Sistemi di gestione integrata quali ERP, SCM e CRM permettono infatti:
• maggiore coordinamento delle attività aziendali;
• più agile condivisione delle informazioni tra tutti i soggetti che partecipano alla vita di un’impresa;
• valorizzazione delle relazioni orizzontali piuttosto che quelle verticali e gerarchiche.
Se fino a qualche anno fa i rilevanti costi nell’acquisto, nell’implementazione e nella manutenzione limitavano la diffusione di questi sistemi solamente tra le grandi imprese, il recente sviluppo di soluzioni a basso costo ne sta aumentando l’adozione anche tra le imprese di più piccole dimensioni.
Tutto ciò segna un vero e proprio passaggio di paradigma poiché si passa dal sostenere che solo aumentando la propria scala dimensionale le piccole imprese potranno riuscire a investire in soluzioni che le permettano di ottenere miglioramenti in termini di produttività ed efficienza, all’affermare che si stanno sempre più sviluppando sistemi a basso costo e altamente customizzati che abilitano le piccole e medie imprese a investire senza necessariamente aumentare di dimensione. Esistono infatti oggi soluzioni altamente integrate, informatizzate e innovative che permettono ai soggetti medio-piccoli di stare sul mercato e di competere a viso aperto con le grandi imprese.
Detto ciò, anche un sistema come quello italiano riuscirà a tornare a essere altamente competitivo nell’economia globale poiché potrà far leva su attori che per la loro elevata flessibilità e integrazione riescono facilmente ad adattarsi alle esigenze di un sistema di business in continuo cambiamento.

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4 1. INTRODUZIONE L‟economia mondiale è stata caratterizzata negli ultimi anni da un forte rallentamento della crescita. Tale contrazione dell‟attività economica sarebbe attribuibile a una crisi strettamente finanziaria abbattutasi negli Stati Uniti a partire dal 2008 che ha portato, nel biennio 2008/2009, ad una marcata riduzione del prodotto lordo mondiale e dei traffici di beni e servizi. Quella che è nata come una crisi finanziaria si è trasformata quindi ben presto in una crisi di sistema, determinando un crollo della domanda internazionale e una conseguente crisi del commercio mondiale. Le conseguenze di tale andamento non hanno tardato a farsi sentire: i Paesi industrializzati si sono arenati in una profonda recessione, mentre i principali Paesi in via di sviluppo (soprattutto asiatici) hanno visto rallentare il ritmo della propria fase espansiva. Logicamente, considerando le forti ripercussioni della crisi finanziaria sulla domanda internazionale, chi ha visto rallentare in modo più rapido e marcato la propria crescita sono quei Paesi trainati dalle esportazioni quali Germania, Italia e Giappone. Come sottolineato infatti in un recente rapporto del Ministero dell‟Economia e delle Finanze, nel 2009 la contrazione del Pil tedesco, di quello italiano e di quello nipponico è stata pari a circa il 5%, mentre negli Stati Uniti – dove sono state attivate politiche indirizzate al sostegno dei consumi e all‟accumulo di scorte – si è registrata una flessione del Pil pari al 2,4% 1 . Restringendo l‟attenzione al contesto italiano, bisogna sottolineare come la caduta dell‟attività economica si sia abbattuta in un momento particolarmente delicato. L‟Italia stava infatti attraversando una fase di espansione (+1,9%) che era susseguita a un lungo periodo di stagnazione economica (iniziato a novembre 1 Ministero dell‟Economia e delle Finanze, Relazione Unificata sull’Economia e la Finanza pubblica per il 2010, Roma 6 maggio 2010.

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