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Il Servizio Idrico Integrato

Il servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale a rilevanza economica. Consiste nella gestione integrata dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue. Non esiste alcun dubbio nel riconoscere che le attività inerenti tali servizi, siano da riconoscersi come servizio pubblico essenziale. La fornitura di acqua potabile richiede però notevoli investimenti; grandi capitali debbono essere impiegati non solo per la captazione dell’acqua, per la costruzione di impianti e di reti ma anche per la loro manutenzione. L’uomo ha da sempre cercato di stabilire regole da applicare al governo dell’acqua tuttavia, l’utilizzo di acqua potabile per usi civili non è poi tanto antica. A fine ‘800, inizio ‘900 in Europa si continuava a morire a causa dell’acqua malsana. La gestione del SII non è realizzabile se non si prendono in considerazioni fattori quali la disponibilità della risorsa idrica, la morfologia del territorio, la densità demografica, ed infine, le modalità d’utilizzo e di consumo della risorsa. In aggiunta l’incremento della popolazione, l’aumento dei consumi in alcune parti del mondo, le trasformazioni degli stili di vita, i cambiamenti dei sistemi produttivi ed i mutamenti climatici possono determinare una situazione di stress idrico. La gestione del SII genera market failures. I normali meccanismi di mercato risultano inapplicabili. Il bisogno di imponenti infrastrutture fa del settore un monopolio naturale e la presenza di rilevanti sunk costs lo rende non contendibile. L’unbundling non è praticabile: il servizio di acquedotto, di fognatura e di depurazione anche se separati operativamente rimangono monopoli naturali. In tale situazione lo Stato interviene con provvedimenti volti alla concorrenza per il mercato. Con tale meccanismo si interviene ex-ante, quando con lo strumento della gara ad evidenza pubblica a base contrattuale si assegna il diritto temporaneo a fornire un servizio pubblico all’operatore giudicato più efficiente del settore in condizione di posizione dominante. Il soggetto pubblico mantiene lo stato di monopolio al fine di tutelare gli obblighi del servizio pubblico ed utilizza la procedura concorsuale per estrarre la rendita di monopolio a beneficio degli utenti. I modelli che lo Stato può utilizzare per regolamentare il settore idrico sono tre: la gestione delegata, il monopolio privato regolato e la gestione pubblica diretta. Gli studi empirici che dimostrano come la redditività del settore sia influenzata non solo dalle economie di scala, di scopo o di densità ma anche dalla politiche che ogni Stato mette in atto. Il SII si inserisce così in un contesto sia giuridico che economico molto complesso ed altamente dinamico. La funzione dello Stato regolatore, i ruoli degli attori coinvolti ai vari livelli, costituiscono il perno sul quale si fonda l’assetto idrico che nel nostro Paese si basa sullo schema voluto dalla legge Galli – L.n.36/94il cui obiettivo era di mettere in atto due strategie: l’integrazione orizzontale dei territori e l’integrazione verticale del ciclo industriale idrico, utilizzando gli Ambiti Territoriali Ottimali, porzioni di territori caratterizzati da unitarietà idrografica e adeguatezza dimensionale, governati dai Comuni associati. Dall’approvazione della Legge Galli il dibattito sulla gestione del SII è una questione aperta e nemmeno il recente intervento legislativo, “Decreto Salvainfrazioni” (D.L. n. 135/2009, convertito nella L. 166/2009) contribuirà verosimilmente a risolvere.

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1 Introduzione Il servizio idrico intergrato è un servizio pubblico locale a rilevanza economica. Consiste nella gestione integrata dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue. E’ un processo complesso. L’acqua infatti per giungere nelle nostre case, deve essere innanzitutto prelevata, captata poi raccolta per essere trattata e divenire potabile, ed infine immessa nella rete di adduzione e distribuzione. La stessa quantità d’acqua, una volta utilizzata, inizia un nuovo percorso: viene dirottata negli scarichi della rete fognaria fino a giungere all’impianto di depurazione. E’ restituita all’ambiente pulita, senza sostanze che danneggiano la nostra salute o l’ambiente in cui viviamo. Non esiste alcun dubbio nel riconoscere che l’insieme di queste attività, siano da riconoscersi come servizio pubblico essenziale. L’acqua insieme ad altri elementi, è alla base degli ecosistemi, e di tutte le forme di vita, compresa quella dell’uomo. La vita sul nostro pianeta si deve alla sua presenza. La nostra salute viene garantita giornalmente dalla disponibilità di acqua corrente e potabile. Ma tale garanzia ha un costo. La fornitura di acqua richiede infatti notevoli investimenti; grandi capitali debbono essere impiegati non solo per la captazione dell’acqua, per la costruzione di impianti e di reti ma anche per la loro manutenzione. Si stima che nei soli paesi industrializzati serviranno all’incirca 200 miliardi di dollari ogni anno per la sola sostituzione degli impianti e delle tubature già esistenti al fine di ridurre al minimo le perdite e garantirne la qualità. Nell’affrontare l’argomento si è volutamente partire da lontano consci che per capire fino in fondo l’importanza di un servizio essenziale ed universale come quello idrico non si può prescindere dalla sua storia. La nascita delle civiltà ed lo sviluppo sociale ed economico sono direttamente collegati alla possibilità di accesso all’acqua. Fino a quando la risorsa rimane nelle falde, nei laghi o nei fiumi è un elemento fisico naturale determinante per l’ecosistema. Solo con l’organizzazione di un servizio diviene accessibile all’uso e svolge oltre la funzione ambientale anche quella economica, sociale, sanitaria ed igienica. L’uomo ha da sempre cercato di stabilire regole da applicare al governo dell’acqua. Il diritto romano distingueva le acque pubbliche, che scorrevano nei fiumi o che sgorgavano dalle fontane da tutti utilizzabili, dalle acque private situate nei fondi dei proprietari terrieri. Nei paesi a tradizione anglosassone il diritto ad utilizzare l’acqua – diritto ripariale, è nato come un vero e proprio diritto di proprietà allocato in proporzione alla estensione di

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Economia

Autore: Vilma Tesoriati Contatta »

Composta da 151 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.