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L'educazione scientifica nella scuola dell'infanzia per lo sviluppo del pensiero critico del bambino

Questa tesi analizza il ruolo centrale che la scuola dell’infanzia può assumere nella formazione del pensiero complesso del bambino. In opposizione ad un modello di educazione tradizionale statica, conservatrice, omologante, si pone la necessità di una ritematizzazione del pensare in ambito educativo, come condizione per il superamento della parzialità e del riduzionismo cui sono soggetti i processi formativi in genere, in una logica pedagogica che dimentica che l’educazione non è solo istruire, ma è cura della crescita integrale della persona.
Riprendendo il concetto di pensiero riflessivo di J. Dewey e di pensiero complesso con le sue componenti (critical, caring, creative) di M. Lipman si vuole sottolineare l’importanza dell’educazione scientifica già nella scuola dell’infanzia come mezzo per raggiungere tale risultato.
L’educazione scientifica fornisce l’occasione di intraprendere precocemente percorsi didattici in ambito scientifico, senza anticipazioni, formare le ragioni del riconoscimento delle capacità di attuare adeguate strategie di pensiero, in un clima positivo di osservazione, esplorazione, ricerca, dialogo, elaborazione e verifica di previsioni, anticipazioni di ipotesi, l’uso di un lessico specifico per la descrizione e la riflessione, il ragionamento conseguente per argomentare e spiegare gli eventi. Tale educazione può essere necessaria per la formazione di un individuo autonomo e responsabile, un’educazione che deve essere progettata per forgiare uomini capaci di imparare da soli, di essere protagonisti dei propri processi cognitivi e di pensare criticamente.
Attraverso le osservazioni svolte in due scuole dell’infanzia del comune di Roma si sono evidenziati quali limiti siano ancora presenti in questi contesti scolastici, tuttora legati a modelli educativi caratterizzati dal riduzionismo, dalla frammentazione del sapere, dalla stereotipizzazione. In molti casi viene proposto un sapere statico, già creato per l’assimilazione passiva, senza alcuna rielaborazione personale e rispetto dei tempi di apprendimento di ogni singolo bambino. L’analisi della teoria pedagogica di alcuni filosofi e pedagogisti e la realtà di contesti educativi osservati, mette in luce la necessità di un rinnovamento delle pratiche educative basandosi su una nuova idea di conoscenza, con l’accostarsi alla scienza come una delle principali forme che operano a favore della libertà umana.

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Introduzione Una delle componenti più importanti della civiltà occidentale è la co- siddetta tradizione razionalistica ereditata dai greci: è la tradizione della discussione critica non fine a se stessa ma volta alla ricerca della verità. In questo ambito la scienza assume un ruolo fondamentale per la sua capacità di liberare la nostra mente dalle antiche credenze, dai pregiudi- zi e dalle certezze immutabili e di offrirci nuove congetture, ipotesi ardi- te. La scienza è quindi apprezzata per la sua influenza liberatrice, come una delle maggiori forze che operano in favore della libertà umana. Le teorie, le leggi e le definizioni scientifiche sono importanti come patrimonio cognitivo degli individui soltanto nella misura in cui essi siano in grado di problematizzare, di cogliere i campi di validità, le rela- zioni con i fenomeni e con gli latri concetti, di comprendere lo status di verità provvisorie e non di dogmi. Il metodo scientifico è la modalità tipica con cui la scienza procede per raggiungere una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, verifi- cabile e condivisibile. Esso consiste nella raccolta di evidenza empirica e misurabile attraverso l’osservazione e l’esperimento, nella formulazione di ipotesi e teorie da sottoporre nuovamente al vaglio dell’esperimento. Nella scuola dell’infanzia lavorare sul pensiero scientifico significa partire dal presupposto che le caratteristiche di tale metodo (ciclo cono- scitivo induttivo, ipotetico deduttivo, trasversalità, creatività, curiosità, problematizzazione, senso critico) afferiscano a molte aree disciplinari. Spesso l’insegnamento scientifico, anche nelle scuole di base, è impo- stato in modo opposto, in consonanza con una concezione dogmatica della scienza e preoccupata di impartire la conoscenza enciclopedica del- le verità scientifiche. Il formalismo, il precocismo nozionistico sono sempre in agguato, an- che quando si hanno intenzioni pedagogiche opposte, dovrebbero essere quindi essenziali competenze culturali ed epistemologiche dell’adulto atte a permettere di individuare le modalità più adatte allo sviluppo co- gnitivo del bambino della scuola dell’infanzia. I bambini dovrebbero sviluppare un atteggiamento scientifico inteso come modello di conoscenza presente e futura, proprio dell’individuo stesso: l’educazione scientifica dovrebbe fornire l’occasione per dare e- spressione alle più autentiche esigenze del bambino nella conquista

Laurea liv.I

Facoltà: Filosofia

Autore: Sara Amici Contatta »

Composta da 95 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.