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Il caso Munich: l'adattamento di ''Vendetta'' di George Jonas

Informazioni tesi

  Autore: Marco Ceriotti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Scienze della mediazione linguistica
  Relatore: Armando Fumagalli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

Il Medio Oriente è teatro di scontri e battaglie da tempo immemore. Le vere e proprie guerre, in cui queste lotte sono spesso sfociate, muovono da alcuni ideali di fondamentale valore, come la patria: una terra, un luogo in cui un popolo ha il diritto di risiedere in modo permanente e di sentirsi a proprio agio. In un certo senso è, per estensione, come una casa per una famiglia. L’eterno conflitto tra arabi ed ebrei va quindi oltre la questione razziale o religiosa: entrambe le comunità provano un tale senso di smarrimento per la perdita della propria regione, che nel corso dei decenni ciascuna di esse si scopre disposta a qualunque gesto per averla indietro.
La questione si prolunga immutata fino agli anni Settanta e la causa araba non riscontra sufficiente considerazione da parte dell’Occidente. La situazione è per il popolo palestinese inaccettabile, ma una svolta determinante avviene quando le organizzazioni terroristiche palestinesi, fenomeno ultimo generato dalla disperazione del popolo arabo, non decidono di incrinare con la violenza un’istituzione che da sempre simboleggia la pace e l’uguaglianza fra i popoli: le Olimpiadi. Telecamere e giornalisti da tutto il mondo invadono dapprima il villaggio olimpico, luogo della cattura degli ostaggi, quindi l’aeroporto dove è avvenuto il massacro: è incredibilmente insolito quanto spiazzante, per le nazioni da ogni parte del globo, osservare alla televisione lo svolgimento di un attentato terroristico per una giornata intera, temendo per la sorte di undici atleti israeliani.
Alcune settimane dopo la tragedia, il governo israeliano decide di assumersi la responsabilità di un nuovo tipo di risposta al terrorismo, una reazione decisa e mirata, che attacchi alle radici del fenomeno e sradicandole nella maniera più estrema esistente.
Con la seguente trattazione abbiamo scelto di approfondire questo argomento, avvicinandoci alla questione grazie allo studio e all’analisi di due opere, una letteraria ed una cinematografica, che narrano queste vicende tra realtà e finzione. Il problema che sorge spontaneo dalla fruizione di entrambi i prodotti artistici è duplice: da un lato svilupperemo la riflessione se il sentimento di vendetta, provato dapprima dal popolo palestinese e successivamente da quello israeliano, giustifica l’uccisione delle persone colpevoli del torto; dall’altro lato, grazie all’analisi del romanzo e del film, valuteremo quanto questo metodo di risposta si riveli efficace per ottenere una forma di giustizia.
Obiettivo della nostra ricerca è quindi proporre una breve indagine sulle cause politiche e morali che portano ad una tale volontà, per poi considerare il caso specifico dello Stato di Israele: l’attuazione di una controffensiva per la difesa della Nazione dal terrorismo. Attraverso le vicende narrate nel romanzo e nel film, metteremo quindi in evidenza le conseguenze della reazione del Mossad israeliano, indicando il diverso approccio alla questione del protagonista della missione, attitudine che differisce nelle due opere.

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3 Introduzione Il Medio Oriente è teatro di scontri e battaglie da tempo immemore. Le vere e proprie guerre, in cui queste lotte sono spesso sfociate, muovono da alcuni ideali di fondamentale valore, come la patria: una terra, un luogo in cui un popolo ha il diritto di risiedere in modo permanente e di sentirsi a proprio agio. In un certo senso è, per estensione, come una casa per una famiglia. L’eterno conflitto tra arabi ed ebrei va quindi oltre la questione razziale o religiosa: entrambe le comunità provano un tale senso di smarrimento per la perdita della propria regione, che nel corso dei decenni ciascuna di esse si scopre disposta a qualunque gesto per averla indietro. La questione si prolunga immutata fino agli anni Settanta e la causa araba non riscontra sufficiente considerazione da parte dell’Occidente. La situazione è per il popolo palestinese inaccettabile, ma una svolta determinante avviene quando le organizzazioni terroristiche palestinesi, fenomeno ultimo generato dalla disperazione del popolo arabo, non decidono di incrinare con la violenza un’istituzione che da sempre simboleggia la pace e l’uguaglianza fra i popoli: le Olimpiadi. Telecamere e giornalisti da tutto il mondo invadono dapprima il villaggio olimpico, luogo della cattura degli ostaggi, quindi l’aeroporto dove è avvenuto il massacro: è incredibilmente insolito quanto spiazzante, per le nazioni da ogni parte del globo, osservare alla televisione lo svolgimento di un attentato terroristico per una giornata intera, temendo per la sorte di undici atleti israeliani. Alcune settimane dopo la tragedia, il governo israeliano decide di assumersi la responsabilità di un nuovo tipo di risposta al terrorismo, una reazione decisa e mirata, che attacchi alle radici del fenomeno e sradicandole nella maniera piø estrema esistente. Con la seguente trattazione abbiamo scelto di approfondire questo argomento, avvicinandoci alla questione grazie allo studio e all’analisi di due opere, una letteraria ed una cinematografica, che narrano queste vicende tra realtà e finzione. Il problema che sorge spontaneo dalla fruizione di entrambi i prodotti artistici è duplice: da un lato svilupperemo la riflessione se il sentimento di vendetta, provato dapprima dal popolo palestinese e successivamente da quello israeliano, giustifica l’uccisione delle persone colpevoli del torto; dall’altro lato, grazie all’analisi del romanzo e del film, valuteremo quanto questo metodo di risposta si riveli efficace per ottenere una forma di giustizia. Obiettivo della nostra ricerca è quindi proporre una breve indagine sulle cause politiche e morali che portano ad una tale volontà, per poi considerare il caso specifico dello Stato di

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