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Iraq: storia di un dramma dalla Seconda Guerra del Golfo al caso Abu Ghraib

Informazioni tesi

  Autore: Marco Bottazzi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Plurilinguismo e multiculturalità
  Relatore: Andreina De Clementi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 148

Alla fine della Prima Guerra del Golfo, tra le varie condizioni imposte dalle Nazioni Unite all’Iraq di Saddam Hussein, vi era quella di accettare la distruzione, sotto la supervisione internazionale, di tutte le armi chimiche, biologiche e dei missili balistici di portata superiore ai 150 km.
Quando, nell’agosto 2002, l’Iraq invitò gli ispettori ONU a ritirarsi, gli Stati Uniti di George W. Bush iniziarono a minacciare un intervento armato nel Golfo, concretizzatosi il 19 marzo 2003, con il lancio della cosiddetta Operazione “Iraqi Freedom” e l’inizio di una guerra praticamente scoppiata alle ore 18.48 irachene del giorno successivo, il 20 marzo 2003.
Già il 9 aprile, gli USA ottennero la caduta del regime mediorientale. 654.965 è la cifra impressionante di morti iracheni dal marzo 2003.
Saddam Hussein fu catturato la notte del 13 dicembre 2003 e impiccato all’alba del 30 dicembre 2006, intorno alle 6 del mattino a Baghdad, all’interno di uno dei centri utilizzati dal suo deposto regime per torturare i dissidenti, quale il carcere di Abu Ghraib.
Il 28 aprile 2004, l’emittente televisiva “Cbs” trasmise alcune fotografie, scattate all’interno della prigione irachena di Abu Ghraib, che sconvolsero l’opinione pubblica mondiale. In una delle immagini, la soldatessa americana Lynndie England indica i genitali di un prigioniero iracheno nudo, fotografato mentre è costretto a masturbarsi. In un’altra agghiacciante istantanea la England, a braccetto con lo specialista Charles Graner, è fotografata alle spalle di un’ammucchiata di iracheni nudi, i quali formano una specie di piramide umana. In un altro scatto si vede un prigioniero incappucciato, in piedi su una pedana, ed alle cui mani sono legati dei fili elettrici. Ad egli sarebbe stato detto di rimanere immobile altrimenti sarebbe stato punito con scariche elettriche. Prigionieri hanno raccontato di soldati che li costringevano a mangiare cibo gettato nei gabinetti, li minacciavano di stupro, li picchiavano selvaggiamente, li obbligavano a camminare a quattro zampe abbaiando, li facevano rimanere sdraiati e incappucciati sul pavimento delle celle dopo averlo cosparso d’acqua. Un altro detenuto è stato picchiato su una gamba ferita per obbligarlo a maledire l’Islam.
Il Presidente George W. Bush, dichiarò: “Quello che è successo nelle prigioni irachene non rispecchia le caratteristiche di 200 mila soldati americani in servizio in Iraq.”
I maltrattamenti dei detenuti iracheni da parte dei soldati americani sembravano di ordinaria amministrazione, qualcosa che i soldati non avevano intenzione di nascondere anche se le linee difensive degli imputati non sono sufficienti per provare che degli “ordini superiori” vi siano effettivamente stati; esiste, però, un rapporto militare interno, redatto dal generale Antonio M. Taguba, secondo cui il comportamento dei soldati addetti alla sorveglianza dei prigionieri, era quantomeno tollerato da parte degli ufficiali di grado superiore presenti nel carcere. Malgrado ciò, gli aguzzini americani di Abu Ghraib ricevettero condanne da sei mesi a dieci anni, oltre ad essere stati radiati “con disonore” dall’esercito.

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14 CAPITOLO I LA SECONDA GUERRA DEL GOLFO Attaccando l’Iraq o mandando in esilio Saddam Hussein 1 ( in arabo: ﻥﻱ ﺱﺡ ﻡﺍﺩﺹ ), la fine del raís sembrava comunque segnata dato che, erano passati ormai tanti anni da quando, nel 1979, prese il potere. George W. Bush e la sua amministrazione volevano chiudere la partita con il dittatore iracheno e poco importava se a farlo fossero le bombe, i corpi speciali anglo-americani o la diplomazia di tutto il mondo, compresa quella araba. Per 11 anni Saddam fu Vice Presidente dell’Iraq, presieduto da Ahmad Hasan al-Bakr 2 ( in arabo: ﺭﻙ ﺏ ﻝﺍ ﻥﺱﺡ ﺩﻡﺡﺃ ), leader del Partito Ba’th, ma le sue intenzioni furono ben chiare sin dall’inizio, infatti, uno dei suoi primi obiettivi di governo fu quello di creare un elaborato sistema di polizie segrete con il tassativo compito di controllare e, puntualmente, eliminare i dissidenti del regime. Un’ intricata rete in cui cadde lo stesso al-Bakr. Ma le purghe dovute al passaggio di poteri non si esaurirono, anzi, ai vecchi dissidenti si sostituirono i nuovi, nati dalla guerra tra Iraq e Iran e da quella del Golfo. Nonostante le sconfitte e la micidiale campagna di comunicazione che lo fecero diventare la reincarnazione di Satana e di Hitler, Saddam Hussein rimase al potere e Bush padre, nel 1990, non volle oltrepassare quella linea di sabbia che disse di aver tracciato quando lanciò l’operazione “Desert Shield” 3 ; il figlio, invece, era pronto a farlo, 1 Il nome completo del dittatore iracheno è Saddām Husayn Abd al-Majīd al-Tikrītī ( in arabo: ﺩﻱ ﺝﻡﻝ ﺍ ﺩﺏ ﻉ ﻥﻱ ﺱﺡ ﻡﺍﺩﺹ ﻱﺕ ﻱ ﺭﻙ ﺕ ﻝ ﺍ ). In arabo, Saddām significa "intrepido". Ḥusayn non è (come si potrebbe pensare) un cognome, bensì il nome del padre, sottintendendo il termine ibn, "figlio". Non è pertanto corretto riferirsi a Saddam Hussein semplicemente usando il nome Ḥusayn. Abd al-Majīd è il nome del nonno e al-Tikrītī si riferisce al luogo di origine, essendo egli nato e cresciuto nella cittadina irachena di Tikrīt, situata sul Tigri a 160 km a nord di Baghdad. Nella sezione Esteri del sito internet www.repubblica.it, il 28 aprile 1937 è considerata la data di nascita ufficiale di Saddam. 2 Cugino di Saddam Hussein e quarto Presidente della Repubblica d’Iraq dal 1968 al 1979. 3 Operazione militare USA preparatoria della Prima Guerra del Golfo. Comandata dal generale N. Schwartzkopf, fu avviata dall'amministrazione Bush in risposta all'invasione del Kuwait da parte dell'esercito iracheno. Ufficialmente finalizzata alla difesa di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti dalla minaccia di ulteriori attacchi da parte dell'Iraq, avviò la più grande mobilitazione di forze convenzionali e strategiche degli Stati Uniti dall'epoca della guerra del Vietnam. Il precoce annuncio (7 agosto) dell'invio di unità militari terrestri nel golfo Persico, con l'appoggio di forze navali e aeree, come parte di una più ampia forza multinazionale di difesa, dimostrò la scelta americana di non limitare l'intervento al ripristino della sovranità del Kuwait ma di fornire una manifestazione di potenza capace di agire da deterrente più vasto per l'affermazione della sicurezza e dell'equilibrio nell'area.

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