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La memoria remota: uno strumento per misurarne i contenuti extra-autobiografici nella popolazione normale

Informazioni tesi

  Autore: Annalisa Zocco
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1995-96
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Medicina e Chirurgia
  Relatore: Hans Spinnler
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 159

I disturbi di memoria sono spesso i primi e più sensibili indicatori della presenza di un danno cerebrale, malgrado possano rappresentare un normale evento legato all’invecchiamento. Esistono diversi test che valutano la memoria e molti di essi sono sensibili a difetti moderati o severi del suo funzionamento, offrendo, in genere, uno strumento abbastanza efficace al clinico, che valuta il punteggio di un paziente rispetto a quello della popolazione generale. Vi sono, comunque, alcuni motivi per cui questi metodi non sono completamente soddisfacenti, e ciò suggerisce l’utilità di un loro ulteriore sviluppo. Molti test, infatti, sono spesso correlati con l’intelligenza, altri sono eccessivamente lunghi, richiedendo molto tempo per la loro somministrazione, e potendone quindi usufruire solo pochi pazienti, dato che questi ultimi sono molti se confrontati con l’esiguo numero di neuropsicologi. Anche il nostro test “INCHIESTA SULLE CONOSCENZE GENERALI” (I.C.G.) presenta questo problema, data la sua complessità ed il tempo necessario alla somministrazione. Era necessario, però, l’allestimento di un test che fosse in grado di valutare quantitativamente il patrimonio conoscitivo di cui un soggetto sano - o comunque esente da patologie potenzialmente influenti sulla sua efficienza mentale - dispone. Lo scopo è quello di produrre uno strumento che serva a conoscere i valori normativi parziali e complessivi di “conoscenza generale del mondo”, che possa permettere di sapere se, tra le conseguenze di talune patologie cerebrali (malattia di Alzheimer, sindrome amneso-confabulatoria di Korsakoff, encefalite erpetica, etc.), vi sia o meno una riduzione dei livelli conoscitivi acquisiti in epoca pre-morbosa. Ad essere valutate, in questo test, saranno, chiaramente, soltanto quelle conoscenze (concetti-nozioni), facenti parte della Memoria Remota, che il soggetto riesce ad evocare e ad esplicitare verbalmente. Essendo stati ampiamente studiati i danni della memoria autobiografica, si vogliono, con l’aiuto di questo test, evidenziare eventuali alterazioni dei contenuti extra-autobiografici della stessa. Per uno studio esaustivo della Memoria Remota va considerata anche l’inchiesta di “memoria autobiografica” (Borrini et al., 1989), quella semantico-lessicale (Laiacona et al., 1993) e quella sull’evocabilità dei “nomi propri” (Francescani et al.in preparazione). Manca, a nostra conoscenza, un’inchiesta sul grado di pronta evocabilità delle abilità procedurali (o habitat-mediated).

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1.1 INTRODUZIONE I disturbi di memoria sono spesso i primi e più sensibili indicatori della presenza di un danno cerebrale, malgrado possano rappresentare un normale evento legato all’invecchiamento. Esistono diversi test che valutano la memoria e molti di essi sono sensibili a difetti moderati o severi del suo funzionamento, offrendo, in genere, uno strumento abbastanza efficace al clinico, che valuta il punteggio di un paziente rispetto a quello della popolazione generale. Vi sono, comunque, alcuni motivi per cui questi metodi non sono completamente soddisfacenti, e ciò suggerisce l’utilità di un loro ulteriore sviluppo. Molti test, infatti, sono spesso correlati con l’intelligenza, altri sono eccessivamente lunghi, richiedendo molto tempo per la loro somministrazione, e potendone quindi usufruire solo pochi pazienti, dato che questi ultimi sono molti se confrontati con l’esiguo numero di neuropsicologi. Anche il nostro test “INCHIESTA SULLE CONOSCENZE GENERALI” (I.C.G.) presenta questo problema, data la sua complessità ed il tempo necessario alla somministrazione. Era necessario, però, l’allestimento di un test che fosse in grado di valutare quantitativamente il patrimonio conoscitivo di cui un soggetto sano -o comunque esente da patologie potenzialmente influenti sulla sua efficienza mentale- dispone. Lo scopo è quello di produrre uno strumento che serva a conoscere i valori normativi parziali e complessivi di “conoscenza generale del mondo”, che possa permettere di sapere se, tra le conseguenze di talune patologie cerebrali (malattia di Alzheimer, sindrome amneso- confabulatoria di Korsakoff, encefalite erpetica, etc.), vi sia o meno una riduzione dei livelli conoscitivi acquisiti in epoca pre-morbosa. Ad essere valutate, in questo test, saranno, chiaramente, soltanto quelle conoscenze (concetti-nozioni), facenti parte della Memoria Remota, che il soggetto riesce ad evocare e ad esplicitare verbalmente. Essendo stati ampiamente studiati i danni della memoria autobiografica, si vogliono, con l’aiuto di questo test, evidenziare eventuali alterazioni dei contenuti extra-autobiografici della stessa. Per uno studio esaustivo della Memoria Remota va considerata anche l’inchiesta di “memoria autobiografica” (Borrini et al., 1989), quella semantico-lessicale (Laiacona et al., 1993) e quella sull’evocabilità dei “nomi propri” (Francescani et al.in preparazione). Manca, a nostra conoscenza, un’inchiesta sul grado di pronta evocabilità delle abilità procedurali (o habitat- mediated).

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