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L’ascolto del minore abusato: strumento di protezione e tutela

Informazioni tesi

  Autore: Stefania Musio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Servizio Sociale
  Relatore: Lucilla Castelfranchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 67

Obiettivo di questa tesi è quello di mettere in luce come dall’ascolto si può attivare un progetto di tutela nei confronti del minore, vittima di abuso sessuale, dal punto di vista sociale e giuridico-penale. Inoltre si vuole sottolineare come il mancato ascolto, l’ascolto superficiale o non attento porta l’intero processo di aiuto a favore della piccola vittima a rivelarsi poco efficiente nell’intento di proteggerla e il non comprendere quindi quale sia l’intervento giusto da attivare.
Ascoltare vuol dire prestare attenzione, essere capaci di accogliere e di percepire quei messaggi che spesso il minore tende a nascondere, trattenere, ma in particolare consiste nel comprendere empaticamente i suoi significati, nell’interpretare i suoi vissuti, le sue aspettative, le sue emozioni, il suo disagio interiore.
Affinché ci sia un buon ascolto è necessario che ciascun operatore che interviene nei casi di abuso, possieda delle competenze specifiche relative alle condizioni psicologiche, cognitive ed emotive del minore, rispetto alla fase evolutiva in cui egli si trova, inoltre deve ben riconoscere i propri meccanismi di difesa che ostacolano l'ascolto stesso. Una delle figure professionale chiamata ad intervenire in queste situazioni è l’assistente sociale che può rappresentare un “fattore di protezione”. Il suo intervento infatti, volto unicamente al benessere del minore, consiste nel trasformare la rivelazione della presunta vittima, in segnalazione o denuncia presso le autorità giudiziarie competenti. Se questo non avviene si può perdere l’unica preziosa occasione per aiutarla.

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3 INTRODUZIONE “Il trauma non sta tanto negli avvenimenti esterni, quanto nell’essere lasciati soli con i propri interrogativi e il proprio dolore”. 1 È proprio attraverso l’ascolto, argomento centrale di questa trattazione, che si può dare voce alle sofferenze, alle paure, ai bisogni del minore, vittima di abuso sessuale, garantendogli uno spazio nel quale egli riesca ad esprimersi liberamente e a sentirsi accolto e supportato. Questo lavoro nasce dall’interesse emerso durante l’esperienza di tirocinio. Ha come obiettivo quello di mettere in luce come dall’ascolto si può attivare un progetto di tutela nei confronti del minore, vittima di abuso sessuale, dal punto di vista sociale e giuridico- penale. Inoltre si vuole sottolineare come il mancato ascolto, l’ascolto superficiale o non attento porta l’intero processo di aiuto a favore della piccola vittima a rivelarsi poco efficiente nell’intento di proteggerla e il non comprendere quindi quale sia l’intervento giusto da attivare. Ascoltare vuol dire prestare attenzione, essere capaci di accogliere e di percepire quei messaggi che spesso il minore tende a nascondere, trattenere, ma in particolare consiste nel comprendere empaticamente i suoi significati, nell’interpretare i suoi vissuti, le sue aspettative, le sue emozioni, il suo disagio interiore. Affinché ci sia un buon ascolto è necessario che ciascun operatore che interviene nei casi di abuso, possieda delle competenze specifiche relative alle condizioni psicologiche, cognitive ed emotive del minore, rispetto alla fase evolutiva in cui egli si trova. Una delle figure professionale chiamata ad intervenire in queste situazioni è l’assistente sociale che può rappresentare un “fattore di protezione”. Il suo intervento infatti, volto unicamente al benessere del minore, consiste nel trasformare la rivelazione della presunta vittima, in segnalazione o denuncia presso le autorità giudiziarie competenti. Se questo non avviene si può perdere l’unica preziosa occasione per aiutarla. Inoltre in questo lavoro, viene esaminato l’ascolto in ambito penale, facendo particolare riferimento all’audizione protetta in cui il minore oltre ad essere vittima è anche testimone dell’esperienza traumatica vissuta. L’audizione risulta psicologicamente complessa e delicata. Sarà comunque l’esperto ad accompagnare la testimonianza del minore, 1 A. MILLER “Il bambino inascoltato” Bollati Bolinghieri editore, Torino 1990.

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