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Sintesi e caratterizzazione di polimeri dell’acido lattico e valutazione della loro applicabilità nel campo della protezione dei materiali lapidei

Nel lavoro qui proposto si è partiti dalla sintesi di strutture macromolecolari dell'acido lattico e se ne sono analizzate sperimentalmente le caratteristiche dei prdotti; lo studio preliminare ha coinvolto sia il monomero di partenza che i derivati, sfruttando strumentazioni diagnostiche quali spettrometri FT-IR, NMR, etc. In un secondo momento si è effettuata una serie di test di invecchiamento (sfruttando un Solar Box), idrorepellenza e solubilità che hanno interessato sia i polimeri su vetrino che gli stessi su campioni di marmo. Sono infine stati eseguiti studi colorimetrici in seguito all'invecchiamento artificiale dei provini. Un testo utile per conoscere il PLA, le sue proprietà e possibili applicazioni.

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7 1.1 L’avvento del restauro scientifico Con il termine restauro si indicano in generale tutte le operazioni volte a restituire piena fruibilità ad un manufatto che abbia subito alterazioni o danneggiamenti per cause storiche o naturali. Al giorno d‟oggi è assodato che esiste una connessione imprescindibile tra manualità e ricerca scientifica, eppure si è atteso molto prima di arrivare a tale consapevolezza. Fin dall‟antichità classica si hanno notizie di interventi successivi a quello dell‟artista volti a riparare i danni subiti da opere o manufatti di rilevante valore sacrale o civile: si tratta per lo più di azioni mirate alla salvaguardia del materiale costituente l‟opera e al mantenimento della sua funzione [1] . Nel medioevo la volontà di mantenere immutato l‟uso liturgico e la leggibilità delle immagini sacre ne consente talora il rifacimento fedele, altre volte invece ne determina l‟ammodernamento per adeguarle a mutamenti di gusto o a innovazioni di culto [1] . Nel rinascimento, con la riscoperta del mondo antico, l‟attenzione si sposta sul valore storico e artistico dell‟opera in sé, degna di essere conservata come modello esemplare; ma appunto il senso della continuità con quel mondo e la volontà di emulazione portano con sé la pratica dell‟integrazione o del completamento delle statue antiche, per restituire loro la piena leggibilità, con criteri non certo filologici ma piuttosto interpretativi e mimetici [1] . Ancora nel ‟500-„600 i restauratori sono degli artigiani che utilizzano gli strumenti tipici delle botteghe: non intervengono con analisi di alcun genere ed indagano le superfici solo visivamente, talvolta senza rispettare il senso o la forma dell‟opera. Solo l‟esperienza aiuta il restauratore ad intuire le patologie ed i problemi conservativi delle opere. I primi esempi di rinnovamento in ambito restaurativo si devono a Carlo Maratta (Camerano 1625 - Roma 1713), un pittore e restauratore che esegue numerosi interventi a Roma: l‟innovazione da lui introdotta consiste nell‟effettuare eventuali integrazioni di zone determinate di dipinti murali con pastello unito a gomma. Il Maratta utilizza questi materiali, diversi e reversibili rispetto agli originali, lasciando una traccia evidente dell‟intervento pur rimanendo rispettoso nei confronti dei lavori sui quali opera. Un altro “riformatore” è stato Pietro Edwards (Plympton, Devonshire,1723 - Londra 1792), pittore, professore e poi direttore del Restauro delle Pubbliche Pitture a

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

Autore: Valentina Perzolla Contatta »

Composta da 97 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.