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Validazione farmacologica di un test della modulazione del consolidamento mnestico da parte dell'arousal positivo

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Berardi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Medicina e Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Simona Cabib
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

È noto come memorie codificate in uno stato di forte attivazione emozionale siano ricordate meglio e più a lungo. Recenti evidenze suggeriscono che tale effetto sia mediato dal rilascio degli ormoni dello stress (adrenalina e glucocorticoidi) che interagiscono con la trasmissione noradrenergica a livello del complesso basolaterale dell'amigdala nella fase del consolidamento mnestico. La maggior parte dei modelli animali di memoria con i quali si sono indagate le basi neurobiologiche e neurochimiche che mediano la modulazione emozionale del consolidamento, sono caratterizzati da alti livelli di arousal a valenza negativa, mentre il ruolo dell'arousal positivo è ancora scarsamente caratterizzato. In questo lavoro si sono indagati parte dei meccanismi alla base del consolidamento e della modulazione emozionale del consolidamento di una versione modificata del test di riconoscimento degli oggetti in cui una fonte di arousal a valenza positiva è in grado di indurre nei topi una traccia di memoria più persistente rispetto ad una condizione neutra.

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INTRODUZIONE Anche a chi non possiede conoscenze particolarmente approfondite sulla psicologia e le neuroscienze in generale, e la memoria in particolare, non sarà difficile constatare come, un'esperienza vissuta in una condizione di forte attivazione emozionale, conduca in linea di massima a memorie più intense e durevoli nel tempo. Per molti di noi non è infatti arduo descrivere, con dovizia di particolari, esperienze della nostra vita particolarmente importanti anche se distanti nel tempo, come ad esempio la nascita di un figlio o di un fratello; né ci risulta difficile in molti casi ricordare il luogo in cui ci trovavamo e/o ciò che stavamo facendo nel momento in cui siamo venuti a conoscenza di un qualche evento di forte risonanza mediatica come ad esempio l'attacco alle torri gemelle dell'11 settembre 2001. Questo dato contrasta con il ben maggiore sforzo cognitivo che dobbiamo compiere per mettere a fuoco con precisione piccoli espedienti di vita ordinaria come ad esempio ciò che abbiamo mangiato alla cena di due sere addietro. Ma quali sono i meccanismi tramite i quali l'emozione è in grado di influenzare una traccia di memoria rendendola più resistente al suo naturale decadimento dovuto al tempo? Questo è solo uno dei tanti quesiti a cui gli scienziati che si occupano di memoria stanno cercando di rispondere da oltre mezzo secolo attraverso un gran numero di approcci e tecniche sperimentali e, benché sia ancora molta la strada da percorrere affinché a tale quesito si possa dare una risposta esaustiva e universalmente accettata, alcuni passi avanti in questa direzione sono stati compiuti. Comprendere a fondo la natura di tali meccanismi è sicuramente importante in termini di ricerca di base, ma lo è ancor di più se ci si ferma a considerare il gran numero di psicopatologie in cui parte della sintomatologia potrebbe essere dovuta proprio alla disregolazione di questi meccanismi. Solo per citare alcuni esempi si può considerare il caso del disturbo da stress post-traumatico, in cui i pazienti che ne soffrono sperimentano memorie intrusive legate al trauma che non riescono a controllare; o anche il caso dei pazienti depressi che notoriamente mostrano la tendenza a “ruminare” su memorie negative e spiacevoli. Tra i progressi di cui si è accennato, ve ne sono due che più degli altri hanno 4

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Parole chiave

riconoscimento
memoria
cervello
oggetti
comportamento
modulazione
consolidamento
neurotrasmettitore
neuroscienze
emozione
dopamina
topo
antagonista
psicobiologia
psicofarmacologia
noradrenalina
sch-23390
propranololo
consolidamento mnestico
mlt
ippocampo
amigdala

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