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Medicina comunitaria e educazione alla cittadinanza in contesti multiculturali: la Escuela Latinoamericana de Medicina di Caracas

Nel 1978 la mancanza di accesso ai servizi sanitari per le popolazioni povere localizzate nelle zone rurali di molti paesi, condusse l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ad adottare la Dichiarazione di Alma Ata, che mirava al raggiungimento di una “Salute per Tutti” ottenuta attraverso un’assistenza medica di primo livello di carattere universale.
Sfortunatamente, però nei decenni successivi, le politiche neoliberali d’indebolimento delle istituzioni pubbliche soppiantarono questa visione in quasi tutto il mondo e l’OMS fù sostituita, nella formulazione di politiche sanitarie, dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale (FMI). Vennero difese due strategie generali: una riduzione dell’investimento statale nelle prestazioni e nei servizi sanitari a basso costo diretti ai poveri e un incremento della differenziazzione e della concorrenza nel finanzimento e nella prestazione dei servizi sanitari, favorendo in questo modo una maggiore partecipazione del settore privato.
Gli effetti della nuova filosofia furono devastanti sopratutto nei paesi del terzo mondo, in cui le privatizzazioni trasformarono le cure sanitarie in beni di lusso, proibitivi per gli strati più bassi della popolazione.
In Venezuela, come negli altri paesi latinoamericani, avvenne lo stesso, ma nel 1999 il governo del presidente Hugo Chávez Frias, rese nuovamente la salute, un diritto fondamentale del cittadino che lo Stato è obbligato a tutelare.
Uno dei principi fondamentali della riforma sanitaria divenne il protagonismo della popolazione, incoraggiato dalla creazione di un sistema sanitario decentrato in grado di promuovere uno sviluppo locale e garantire il diritto alla salute e alla qualità della vita anche, e sopratutto, ai settori più poveri della popolazione. Si decise di decentrare il sistema sanitario attraverso i consultori del programma Barrio Adentro, grazie ai quali nuove figure di medici si recarono a vivere e lavorare nelle zone più svantaggiate del paese. Una tale trasformazione del sistema, avvenuta in così breve tempo, rese necessaria la formazione di nuove risorse umane; per fare ciò il nuovo Governo stipulò un accordo con quello cubano perché equipe di medici del paese, si trasferissero a vivere e a lavorare in Venezuela, incaricandosi anche, della formazione dei colleghi venezuelani. Nacque così, il Percorso di Formazione in Medicina Integrale e Comunitaria.
La figura professionaele, che si vuole formare attraverso tale percorso di studi, è quella del Medico di Comunità, un professionista dotato, oltre che di una solida preparazione tecnico - scientifica, di profonda vocazione sociale, in grado di agire come fattore educativo di cambiamento sociale all'interno della propria comunità, rendendo più accessibile il raggiungimento dell’obiettivo di una “Salute per Tutti". A partire dal primo anno, la formazione viene svolta in un alternarsi di lezioni teoriche e pratiche, svolte quest’ultime affiancando i medici cubani in consultorio.
All’interno di questo Programma di Formazione Nazionale, si colloca l’esperienza dell’Escuela Latino Americana de Medicina (ELAM) di Caracas, incaricata dal Governo di realizzare il primo anno d’Introduzione alla Scienza Medica per studenti stranieri, provenienti da paesi, di America Latina, Caraibi e Africa, tuttora sprovvisti di un sistema pubblico di salute efficace. Tale primo anno, è propedeutico al successivo inserimento dei ragazzi nel Percorso di Formazione in Medicina Integrale e Comunitaria.
L’inaugurazione della ELAM ha dato avvio ad un’importante esperienza di cooperazione internazionale e integrazione culturale, svolta attraverso l’offerta di borse di studio a studenti stranieri motivati e con scarse opportunità nei propri paesi d’origine, che una volta usciti dal percorso di formazione s’impegnino a rientrare nelle proprie comunità.
Durante l’anno 2010-2011, nel quale è stata compiuta la nostra ricerca, si sono immatricolati 476 ragazzi provenienti da 23 paesi diversi.
L’età dei ragazzi spazia dai 18 ai 27 anni e, nonostante la differente nazionalità, li accomuna il fatto si provenire da paesi in via di sviluppo e da nuclei familiari umili e l’impossibilità nel loro paese di realizzare il proprio sogno di essere medici.
Aldilà delle ideologie politiche e di quanto si possa essere o non essere d’accordo con esse, non si può non ammettere che il governo venezuelano e quello cubano abbiano ideato un sistema di cooperazione tra nazioni estremamente efficiente, che darà sicuramente un contributo per il miglioramento della situazione sanitaria di paesi in cui, la mancanza di un welfare e di specialisti laureati che si mettano al servizio della propria gente, continua a pregiudicare il benessere della popolazione.
La trattazione analizza il ruolo del medico di comunità nelle aree più povere dei paesi in via di sviluppo e l’interessante esperienza di formazione in contesto multiculturale che all’interno della Scuola si svolge.

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6 INTRODUZIONE Il sistema neo liberale di salute e il suo impatto sul benessere della popolazione del terzo mondo Negli anni cinquanta, la mancanza di accesso ai servizi sanitari per le popolazioni povere localizzate nelle zone rurali di molti paesi, condusse l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) a sviluppare i concetti di attenzione primaria della salute e medicina semplificata, elementi base dell’assistenza medica di primo livello, preventiva e curativa, che trovarono più avanti inserimento nella Dichiarazione di Alma Ata del 1978. I principi chiave raccolti durante Alma Ata miravano al raggiungimento della “Salute per Tutti” ottenuta attraverso un’assistenza medica di primo livello di carattere universale. Fu chiaro fin dall’inizio come una rapida trasformazione del servizio medico in base a questi concetti risultasse vincente solamente se accompagnata da un miglioramento delle condizioni sociali e come allo stesso tempo un miglioramento delle condizioni sociali fosse inimmaginabile senza una tutela universale del diritto alla salute. Mai prima di allora, l’intima relazione tra salute e cambiamento sociale era stata, esplicitata in modo così chiaro. La dichiarazione generò un amplio spazio di dibattito e l’umanità raggiunse la massima coscienza dell’importanza del diritto alla salute e della priorità di un ruolo attivo dei governi nel garantirlo. Questa nuova coscienza venne subito messa in pratica con le grandi campagne di vaccinazione dell’OMS, che attraverso esse sostenne la lotta e, in alcuni casi, sradicò pericolose malattie in tutto il mondo. Durante Alma Ata la comunità internazionale convenne sulla necessità di proseguire in questo percorso, costruendo ovunque le condizioni di base universali per la salute. Il rafforzamento del diritto alla salute per tutti, l’applicazione dei principi strategici di ugualianza, universalità, interdisciplinarità, intersettorialità, partecipazione sociale e lo sviluppo di tecnologie appropriate e culturalmente accettate, costituirono una sfida per i sistemi di salute dei paesi con risorse medio - basse, che assunsero con entusiasmo i nuovi traguardi. Nel mese di novembre 1986, prendendo come punto di partenza i progressi raggiunti, si riunì a Ottawa la prima Conferenza Internazionale sulla Promozione della Salute, intesa come quel processo che mira a ridurre le disugualianze, ad assicurare pari opportunità e a fornire i mezzi che permettano a tutta la popolazione di sviluppare al massimo la propria salute potenziale. Durante questo importante incontro si sostenne come la promozione della salute avesse radici nella partecipazione effettiva e concreta della comunità, nel suo contribuire alla definizione delle proprie

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Fabiana Movalli Contatta »

Composta da 157 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.