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La perdita di capitale umano tra brain drain e overeducation

Informazioni tesi

  Autore: Marianna Ambrosio
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze dell'economia
  Relatore: Marina Capparucci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 155

La mobilità delle risorse umane è da considerarsi cruciale nell’analisi dell’attuale sistema economico.
Il fenomeno visto come tentativo di allocare efficientemente le risorse dal quale tutti ne trarrebbero beneficio, sarebbe da incentivare. D’altro canto bisogna considerare le ripercussioni potenzialmente negative che tali spostamenti, soprattutto se ad alto contenuto di capitale umano generano sul sistema produttivo di partenza. Nel caso di deflusso netto di laureati-mancando proprio le risorse strategicamente più rilevanti per lo sviluppo- non può che risultarne un depauperamento delle potenzialità produttive delle aree interessate, con il rischio di comprometterne la competitività sul piano degli scambi territoriali.
Secondo le analisi di Becker, Ichino, Peri (2004) e di Avveduto, Brandi (2004), l’Italia a livello internazionale e il Mezzogiorno a livello nazionale rappresentano le aree di partenza di questo fenomeno, assumendo su di sé tutti i rischi relativi.
Un’ampia letteratura mette in luce il ruolo cruciale dei movimenti interregionali nella storia italiana. La mobilità interna si accentuò dopo la seconda guerra mondiale e quasi ha sostituito quella intercontinentale del XIX secolo. Ciò che appare rilevante del fenomeno è il suo riproporsi intempi più recenti con particolare protagonismo degli individui più giovani e più scolarizzati. Pertanto, in quanto titolari del livello di studio più elevato e corrispondentemente di elevati livelli di capitale umano, lo studio dei movimenti migratori riferito ai laureati è stato utilizzato in diverse analisi sulla mobilità interna italiana.
Nel terzo millennio prosegue, infatti, indisturbato l’esodo dal Sud Italia verso le regioni più ricche del Nord. Lo rileva il ‚Rapporto sull’economia del Mezzogiorno 2009″, presentato da Svimez1.
Questo lavoro si propone, in primo luogo di esaminare la vasta letteratura sul Brain Drain, dove vengono sottolineati i gravi svantaggi economici di un esodo di lavoro altamente qualificato per l’economia dell’area di origine: l’analisi di tale fenomeno si avvale, da un lato, della letteratura sul capitale umano- sia a livello micro (accumulazione come investimento) che macro (per spiegare il ruolo nella crescita economica e nello sviluppo)- dall’altro, dei modelli che analizzano le motivazioni dei flussi migratori. Il concetto e le questioni relative al sottoutilizzo di capitale umano (overeducation) verranno poi esaminati per comprenderne i legami con il fenomeno del brain drain. Dal punto di vista empirico verrà, infatti, riformulato il modello preso a riferimento, relativo alla mobilità interregionale dei laureati (Capparucci, Giffoni, 2010) dove si indaga, in particolare, sulle determinanti del brain drain del Mezzogiorno italiano.
Nello studio sono stati esaminati (come verrà meglio specificato in seguito) i flussi migratori netti dei laureati che hanno interessato le regioni del Mezzogiorno italiano negli anni dal 1983 al 2002 sia per stimare l’influenza delle variabili di push e pull che per osservare il relativo impatto che tali flussi possono avere sul sistema economico dell’area che subisce la perdita di capitale umano (così come è stato assunto dalle varie teorie in relazione ai trasferimenti di individui dotati elevati livelli di istruzione).
Le determinanti dei flussi migratori utilizzate nella stima dell’equazione di regressione con variabile endogena ‚saldo migratorio dei laureati‛ sono le esplicative inerenti il livello retributivo mensile reale dei laureati, il tasso di disoccupazione, l’indice della presenza di criminalità organizzata e la spesa per ricerca e sviluppo (R&S).
In questo contesto invece verranno introdotte ulteriori variabili, tra le quali un indicatore soggettivo di overeducation, e la domanda potenziale, per ampliare così il numero di possibili motivazioni del fenomeno della fuga dei cervelli. L’approccio statistico che si intende seguire è quello dell’analisi per componenti principali (ACP)2 con la quale vengono messi in evidenza i fattori che maggiormente contribuiscono alla spiegazione del fenomeno in esame.
L’ipotesi di fondo è che l’overeducation, più che essere un fattore esplicativo dei flussi in uscita dalle regioni del Mezzogiorno, diviene una variabile "residuale" delle opzioni migratorie. Vale a dire: laddove il fenomeno del sottoutilizzo del lavoro qualificato risultasse relativamente più basso nella ripartizione meridionale (evidenza già comprovata dai dati sottoposti al vaglio quali quelli derivanti dall’indicatore soggettivo rivelato dall’Isfol), ciò andrebbe spiegato non tanto come esito di un relativamente migliore matching tra domanda e offerta riscontrabile nelle aree del Sud rispetto a quelle del Centro-Nord, quanto come patologia attenuata dal deflusso di laureati provenienti dal Sud.

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5 INTRODUZIONE La mobilità delle risorse umane è da considerarsi cruciale nell’analisi dell’attuale sistema economico. Il fenomeno visto come tentativo di allocare efficientemente le risorse dal quale tutti ne trarrebbero beneficio, sarebbe da incentivare. D’altro canto bisogna considerare le ripercussioni potenzialmente negative che tali spostamenti, soprattutto se ad alto contenuto di capitale umano generano sul sistema produttivo di partenza. Nel caso di deflusso netto di laureati- mancando proprio le risorse strategicamente più rilevanti per lo sviluppo- non può che risultarne un depauperamento delle potenzialità produttive delle aree interessate, con il rischio di comprometterne la competitività sul piano degli scambi territoriali. Secondo le analisi di Becker, Ichino, Peri (2004) e di Avveduto, Brandi (2004), l’Italia a livello internazionale e il Mezzogiorno a livello nazionale rappresentano le aree di partenza di questo fenomeno, assumendo su di sé tutti i rischi relativi. Un’ampia letteratura mette in luce il ruolo cruciale dei movimenti interregionali nella storia italiana. La mobilità interna si accentuò dopo la seconda guerra mondiale e quasi ha sostituito quella intercontinentale del XIX secolo. Ciò che appare rilevante del fenomeno è il suo riproporsi in

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