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La nuova disciplina del credito al consumatore: trasparenza e tutela.

Nell'ambito della personale esperienza di stage universitario, svolto presso una importante società di intermediazione creditizia, ho avuto occasione di osservare le dinamiche particolari e complesse che si sviluppano nel percorso che conduce alla stipula di un contratto di credito al consumatore. Si genera infatti un “gioco delle parti”, in cui ogni personaggio (il finanziatore e il consumatore) dispiega la propria tattica basandosi sulla concessione/acquisizione di informazioni. Si osserva però una disparità incolmabile nelle modalità di accesso all'informazione: il consumatore non ha spesso strumenti e competenze sufficienti per reperire materiali utili e dati significativi. Si erge a questo punto la necessità di una regolamentazione puntuale e completa, che possa garantire fiducia reciproca tra le controparti, con particolare attenzione alla tutela del privato cittadino.
Date queste premesse, ho proseguito con la disamina delle principali novità introdotte in materia del Credito al Consumatore dalla direttiva europea n.48 del 2008 e dal D.lgs 141/2010. In particolare, ho cercato di valutare se tali innovazioni legislative hanno portato ad una maggiore tutela del consumatore e conseguentemente ad un'attenuazione di due dei principali rischi gravanti su di esso. Il primo rischio è attinente alla consapevolezza del consumatore e alla qualità/quantità di informazioni che dispone: al pericolo, cioè, che possa assumere una decisione non completamente consapevole riguardo le condizioni economiche e legali del contratto di credito. Il secondo rischio si riferisce al così detto sovraindebitamento (o eccessivo indebitamento) tale da pregiudicare la stabilità economica e finanziaria del consumatore. La responsabilità di limitare entrambi i rischi cade naturalmente sul soggetto finanziatore. Il legislatore comunitario, imponendo stringenti e dettagliati obblighi di trasparenza ai creditori e agli intermediari del credito, ha sensibilmente colmato la disparità informativa attraverso l'incremento della trasparenza a livello precontrattuale e, soprattutto, grazie alla predisposizione di un documento unico, contenente i soli dati essenziali; ciò al fine di evitare il fenomeno dell'information overload. La normativa risulta invece fortemente carente sul versante della prevenzione del sovraindebitamento, che rimane un rischio totalmente a carico del consumatore.
Possiamo inoltre dire che tale eventualità si è trasformata da rischio in attualità: la direttiva europea n. 48 del 2008 è di poco precedente alla crisi finanziaria dello stesso anno, in cui il sovraindebitamento ha esplicato tutte le sue pesanti conseguenze nel mercato finanziario USA. Ad oggi il fenomeno ha attraversato l'oceano e si presenta come una problematica tutt'altro che estranea alla CE. In particolare, negli ultimi periodi, le riviste di settore allarmano anche il mercato italiano del credito al consumatore proprio su tale fronte. La direttiva (recepita integralmente, senza modifiche rilevanti, nella legislazione italiana, D.Lgs 141/2010) sembra più volta alla stabilità del mercato comunitario, che alla tutela della sfera patrimoniale e finanziaria del consumatore.

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INTRODUZIONE Trasparenza: dal latino trans-parère, essere visibile attraverso. Il concetto di trasparenza o di essere trasparente viene utilizzato per indicare una qualità di un oggetto. La qualità, appunto, di lasciar intravedere un qualcosa celato dietro un velo, un filtro. In ambito giuridico lo schema della trasparenza può essere applicato in molteplici contesti: ad esempio nei rapporti risparmiatore/intermediario, trasparente è il comportamento onesto e professionale dell'intermediario, che deve valutare l'adeguatezza dei prodotti di investimento offerti ai clienti. Si parla anche di trasparenza degli assetti proprietari nelle società quotate, di trasparenza nei rapporti banca/cliente, circa le condizione economiche di un'operazione o un servizio bancario. Infine, si discute della trasparenza contrattuale. In quest'ultimo caso il contratto viene ad essere lo strumento per vedere oltre, diventa un mezzo per conoscere tutti i costi, tutti i rischi e tutti i diritti di cui godono i contraenti. Anche se il contratto rappresenta uno strumento per conoscere tutte le clausole che regolano uno scambio di prestazioni, è importante ricordare che rimane comunque un velo. L'utilizzo del termine trasparenza in campo contrattuale mantiene due significati distinti: dal un lato il contratto non permette una visione diretta della realtà perché, anche se questa è visibile, rimane comunque “visibile attraverso” un qualcosa che non viene squarciato, ma rimane presente nel suo non- nascondere. Dall'altro il contratto s'innalza come l'unico strumento per poter capire ciò che è velato quando c'è qualcuno che lo dis-vela. E' interessante notare quindi come il contratto sia ciò che permane e quindi strumento per scorgere. Infatti un contratto diventa utile a comprendere le condizioni dell'accordo solo se non-nasconde reciprocamente le intenzioni delle parti in causa. Quindi per trasparenza contrattuale ci si riferisce alla situazione in cui il contratto riporta tutte le informazioni necessarie per la comprensione dell'accordo. Il concetto di trasparenza contrattuale ha assunto un'importanza sempre maggiore in questi ultimi anni, soprattutto riguardo alla figura del consumatore. Tale figura è stata recentemente oggetto di numerose attenzioni da parte della Associazioni di categoria e del legislatore volte a garantirne la tutela degli interessi. Infatti i rapporti tra consumatore e venditore (di beni e servizi) sono caratterizzati da una forte asimmetria 3

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Miriam La Russa Contatta »

Composta da 34 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.