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Differenze di sesso nella percezione di stimoli emotigeni

Informazioni tesi

  Autore: Elena Novati
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Alice Mado Proverbio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 42

Per comprendere le differenze di sesso nella percezione e nella reazione a stimoli emotigeni è necessario partire dal concetto di „empatia‟ e chiedersi cosa sia e come si sviluppi nell‟uomo.
Numerosi ricercatori si sono interrogati sul quesito e hanno proposto alcune definizioni che potrebbero essere soddisfacenti. Per citarne alcuni:
 Hogan, nel 1969, definì l‟empatia come “l‟atto di costruirsi da soli lo stato mentale di un‟altra persona”, Smith ( 2006).
 Hoffman (1977) affermava che l‟empatia coinvolgesse due aspetti: la consapevolezza cognitiva delle sensazioni di un‟altra persona e la risposta vicaria affettiva ai sentimenti altrui.
Un esempio più recente di definizione di empatia viene fornito da de Waal (2008) che la ritiene la capacità (a) di essere colpiti e saper condividere lo stato emozionale altrui, (b) di saper valutare le ragioni alla base degli stati mentali degli altri individui e (c) identificarsi con l‟altro adottando il suo punto di vista.
Non sono reperibili ad oggi studi sulle differenze di sesso nell'empatia tra le diverse specie, è quindi opportuno concentrarsi sull'evoluzione dell'empatia entro la specie umana facendo un distinguo tra i sessi.
Ci sono tre fattori importanti per lo sviluppo di un tratto come l'empatia: il primo è la variabilità dello stesso tratto che deve essere presente all'interno di una popolazione; il secondo è l'assunto secondo il quale la maggiore o minore varianza del tratto possa essere causa di una variazione nel successo riproduttivo del soggetto (individui con alcune variazioni specifiche del tratto potrebbero essere avvantaggiati nella riproduzione rispetto ad altri individui con differenti variazioni del tratto) e il terzo è l'importanza cruciale dell'ereditarietà del tratto al fine di permettere che gli eredi dei soggetti con la migliore variazione dello stesso possano a loro volta ereditarla per assicurarsi una progenie che, nel tempo, porterà alla massima diffusione del tratto con la probabilità riproduttiva di maggior successo nella popolazione.
Esistono ad oggi numerosi studi e ricerche che si sono occupati della differenza di sesso nella reazione a stimoli emotigeni e hanno utilizzato differenti stimoli e metodologie di ricerca.
Nell'ampio bacino di studi che si occupano delle differenze sessuali nella reazione agli stimoli emotigeni si possono delineare due filoni principali, distinti l'uno dall'altro dagli stimoli utilizzati nel paradigma sperimentale: studi sull'empatia e studi di emozioni. A fronte delle ricerche esaminate e dei risultati osservati, si può affermare come esista una differenza di sesso nella reazione a stimoli emotigeni legata alla valenza e al tipo di stimolo utilizzato durante l'esperimento.È importante sottolineare come i dati ottenuti dagli esperimenti siano generalmente risultati a favore di una tendenza maggiore nelle femmine ad essere più sensibili a stimoli socialmente orientati e affettivamente rilevanti, ma è indispensabile ricordare che potrebbe esserci un bias femminile verso stimoli affettivamente rilevanti (bambini e conspecifici) a causa del ruolo sociale di caregiver primario attribuito alla donna nella storia dell‟umanità. Con il seguente elaborato cercherò di evidenziare le dissociazioni esistenti tra gli articoli e le metodologie prese in esame.

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1 Capitolo 1 Differenze di sesso nell’empatia Lei: “No ....oh.. non è vero, tu non capisci l'universo femminile, la mia spiccata sensibilità, si contrappone al tuo gretto materialismo maschilista... ’’ Elio e le storie tese, “Cara ti amo” 1.1 - Cos’è l’empatia ? Per comprendere le differenze di sesso nella percezione e nella reazione a stimoli emotigeni è necessario partire dal concetto di „empatia‟ e chiedersi cosa sia e come si sviluppi nell‟uomo. Numerosi ricercatori si sono interrogati sul quesito e hanno proposto alcune definizioni che potrebbero essere soddisfacenti. Per citarne alcuni:  Hogan, nel 1969, definì l‟empatia come “l‟atto di costruirsi da soli lo stato mentale di un‟altra persona”, Smith ( 2006).  Hoffman (1977) affermava che l‟empatia coinvolgesse due aspetti: la consapevolezza cognitiva delle sensazioni di un‟altra persona e la risposta vicaria affettiva ai sentimenti altrui. Lo stesso autore, nel 1990, differenziò la sofferenza empatica (empathic distress) dalla sofferenza compassionevole (sympathetic distress) descrivendo la prima come la sensazione della sofferenza propria causata dalla sofferenza altrui e il desiderio di alleviarla, la seconda come il sentimento di preoccupazione e coinvolgimento per le sofferenze altrui e il desiderio di riuscire ad alleviarle. La comprensione degli stati mentali di altre persone potrebbe portare allo sviluppo morale e ad un comportamento appropriato. Tutto questo dipende dalla volontà di prendere in considerazione il punto di vista di terzi (Hoffman, 1990).  Davis (1980) propose una definizione di empatia suddivisa in quattro aspetti: la presa in considerazione di un altro punto di vista come fenomeno che permette ad un individuo di abbinare spontaneamente il proprio stato interno con quello di un‟altra

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valenza emotiva
componente n1
componente n2
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extreme male brain theory of autism

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