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Gli accordi di ristrutturazione ex art. 182bis della legge fallimentare come strumento ostativo alla dichiarazione di fallimento in una prospettiva giuridica ed economica.

La tesi analizza lo strumento degli accordi di ristrutturazione dei debiti recentemente inserito all’interno della normativa fallimentare con le riforme iniziate nel 2005 e proseguite fino all’ultima modifica del 2010.

Viene descritta brevemente la disciplina degli accordi di ristrutturazione ex art.182bis, le loro peculiarità giuridiche e le possibile applicazioni pratiche, analizzando e cercando di valutare se tali accordi siano in grado di evitare il prodursi dell’insolvenza e prevenire successive dichiarazioni di fallimento.
Tutto questo viene fatto secondo un duplice punto di vista:

- quello giuridico, che analizza il rapporto che esiste tra l’accordo di ristrutturazione (e la sua omologazione) e la dichiarazione di fallimento, essendo entrambi legati al concetto di insolvenza, ricorrendo alle più recenti pronunce giurisprudenziali in materia.
Si approfondirà inoltre tale relazione focalizzandosi sul ruolo che il pubblico ministero riveste o ha la facoltà di rivestire nella fase di omologa, così come si cercherà di identificare il ruolo e i limiti del giudice nella medesima fase;

- quello economico/finanziario, che ha lo scopo di verificare come i recenti casi di utilizzo dell’istituto siano stato effettivamente applicati e se siano stati raggiunti i risultati auspicati.
In particolare viene effettuata una prima analisi teorica che spiega la genesi e le possibili articolazioni della crisi d’impresa, fino ad un’enunciazione delle misure adottabili durante le fasi che caratterizzano la ristrutturazione aziendale, quali per esempio gli aumenti di capitale, le moratorie sul debito, e altri interventi più profondi sulla stessa impresa, per poi passare ad un’analisi empirica di alcuni accordi di ristrutturazione di recente omologazione al fine di verificare la concreta attuazione di tale istituto.

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7 CAPITOLO I INTRODUZIONE 1.1. Introduzione e brevi cenni all’evoluzione storica della disciplina degli accordi stragiudiziali nella disciplina fallimentare Il sistema fallimentare italiano ha assistito negli ultimi anni ad un continuo susseguirsi di riforme che l’hanno modificato in modo decisivo. Ci si riferisce nello specifico a quegli interventi legislativi collocati nel periodo 2005-2010. 1 L’obiettivo principale di questo gruppo di riforme è stato quello di adeguare un corpo normativo, quale quello fallimentare ormai non più passo coi tempi, alle nuove esigenze socio-economiche oggi presenti, le quali non esistevano nel momento in cui la legge fallimentare venne introdotta 2 e non potevano essere ovviamente previsti all’epoca. L’analisi delle novità recentemente introdotte non può prescindere da un breve excursus circa i tratti essenziali dell’originario sistema fallimentare italiano, e di come alcuni dei suoi caratteri essenziali siano di conseguenza mutati. Originariamente questi era caratterizzato da una matrice prevalentemente sanzionatoria e punitiva, il fallimento era infatti percepito come un evento socialmente squalificante ed esecrabile cui porre rimedio con l’eliminazione dell’impresa fallita dal mercato, unitamente alla 1 Le modifiche alla legge fallimentare succedutesi negli ultimi anni sono state apportate attraverso i seguenti interventi normativi: D.L 14 marzo 2005, n. 35, convertito in L. 14 maggio 2005, n. 80; D.L. 30 dicembre 2005 n.273 convertito in L. 23 febbraio 2006, n. 51; D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5; D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169; L. 18 giugno 2009, n. 69; e, infine, D.L 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni in L. 30 luglio 2010, n.122. 2 Legge fallimentare introdotta con il R.D 16 marzo 1942, n.267.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Matteo Pierotti Contatta »

Composta da 204 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2238 click dal 13/01/2012.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.