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L'evoluzione del poliziesco tra Edgar Wallace e Ian Rankin

La tesi propone la traduzione di alcuni capitoli estratti da due romanzi inediti in Italia: Number Six di Edgar Wallace e Witch Hunt di Jack Harvey, pseudonimo adottato dallo scrittore scozzese Ian Rankin.
La scelta dei romanzi è stata guidata dal desiderio di raffronto tra due autori che, sebbene appartenenti allo stesso genere letterario, presentano, a livello di ambientazione storica, stile, linguaggio e tratti dei personaggi, caratteristiche ben diverse.
Il lavoro ha inizio con una digressione sulla lunga evoluzione del genere trattato, il poliziesco, meglio conosciuto in Italia col nome di giallo, denominazione data alla collana di romanzi polizieschi pubblicata dalla Mondadori, caratterizzata appunto dalla copertina gialla. La digressione storica si concentra sugli autori più importanti di questo filone letterario, partendo dall’autore considerato il padre fondatore del genere, Edgar Allan Poe, e il suo romanzo, Gli assassinii della rue Morgue, considerato il primo romanzo fondante del genere. Altri importanti protagonisti del genere poliziesco sono Agatha Christie, conosciuta in tutto il mondo per personaggi memorabili, quali Hercule Poirot e Miss Marple; Sir Arthur Conan Doyle, creatore di uno degli investigatori più geniali e introversi della letteratura mondiale, Sherlock Holmes. Sempre nel Regno Unito incontriamo Keith Chesterton e il suo indimenticabile Padre Brown, prete dall’aspetto apparentemente dimesso ma che cela, in realtà, incredibili doti intuitive che ne fanno un abilissimo investigatore.
Facendo un salto negli Stati Uniti, è la volta di Ellery Queen, pseudonimo adottato dai cugini Daniel Nathan e Manford Lepofsky, conosciuti in arte rispettivamente come Frederic Dannay e Manfred Bennington, i quali hanno la paternità dell’invincibile coppia Richard-Ellery Queen; di Rex Stout e del suo Nero Wolfe, personaggio insopportabile e abilissimo, irritante e geniale allo stesso tempo.
Il momento in cui il poliziesco subisce un profondo cambiamento arriva con un filone che fonda le proprie radici nel romanzo poliziesco stesso, ma che ha sviluppato caratteristiche ben diverse rispetto all’antenato britannico: il cosiddetto hard-boiled. Tale genere trova negli scrittori statunitensi Dashiell Hammett, Raymond Chandler e James Ellroy solo alcuni degli esponenti più illustri ed è caratterizzato dalla presenza di investigatori che svolgono il proprio lavoro solo per questioni di sopravvivenza in una società estremamente violenta, femme-fatale e affaristi senza scrupoli.
Non mancano naturalmente cenni storici riguardo ai due autori oggetto di analisi della tesi, Edgar Wallace e Ian Rankin, e le motivazioni, ovvero la passione per il genere poliziesco e la volontà il confronto, come già scritto, tra due autori appartenenti allo stesso genere letterario ma che nelle proprie opere presentano profonde differenze dal punto di vista delle caratteristiche stilistiche, del linguaggio, dell’organizzazione della trama e presentazione dei personaggi. Ho ritenuto interessante proporre tale confronto sulla base delle differenze pocanzi accennate per mostrare quanto un genere letterario, nell’arco di meno di un secolo, possa mutare i propri canoni. Non a caso Number Six e Witch Hunt, pur appartenendo allo stesso genere letterario, sono frutto di due filoni ben diversi, rispettivamente il poliziesco di stampo classico e il romanzo hard-boiled.
Dopo questo excursus sulla storia del romanzo poliziesco, il lavoro propone la traduzione di alcuni capitoli scelti dai due romanzi sopra citati, Number Six e Witch Hunt. La digressione continua con l’analisi delle difficoltà traduttive che ho affrontato nel corso del lavoro di traduzione e le teorie traduttive cui ho fatto riferimento, essenzialmente gli approcci addomesticante ed estraniante teorizzati da Lawrence Venuti, che richiedono rispettivamente un approccio che rispetti le regole e i canoni della cultura e della lingua in cui si traduce, la lingua di arrivo, e un approccio che invece rispetti le regole e i canoni della cultura e della lingua dalla quale si traduce, ovvero della lingua di partenza. Ho poi fatto riferimento alle teorie traduttive di Vinay e Daberlnet, traduzione libera e traduzione letterale, che prevedono l’una, una maggiore libertà traduttive nella resa del testo di arrivo, l’altra, il rispetto per l’ordine e il lessico adottato nel testo di partenza. Per quanto riguarda la parte finale, come già accennato, essa propone un’analisi traduttiva dei due testi che spiega come i vari punti critici delle traduzioni sono stati affrontati e risolti.

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Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Valentina Calabrò Contatta »

Composta da 139 pagine.

 

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