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La velenosa tentazione dell'innocenza: la figura femminile nel cinema d'esordio di Jean Luc Godard

Informazioni tesi

  Autore: Simona Calò
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Diego Scarponi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 208

Godard e le donne: rapporto emblematico, contraddittorio, talvolta provocatorio, che portato sullo schermo ha dato luogo a processi di identificazione e di fascinazione, ma anche a censure e polemiche. Soprattutto, un rapporto vissuto e mostrato da un punto di vista totalmente innovativo.
Le protagoniste femminili, seppure cariche di un fascino moderno e conturbante, non sono specchietti per le allodole, pretesti puramente estetici, ma oggetti di un’analisi profondamente diversa da parte del regista: come l’urbanistica di Parigi, il linguaggio e il cinema americano, le donne si studiano, si osservano. Per contro, le attrici godardiane arricchiscono ogni opera con la bellezza, la freschezza e la straordinaria espressività dei loro volti, su cui la macchina da presa indugia in lunghe sequenze.
La scelta di una definizione approfondita dei personaggi femminili, frammentata in un collage di giornate ed episodi, non necessariamente significativi e spesso casuali delle loro vite, permette di mettere in luce sfaccettature e sfumature di figure complesse, impulsive, irrazionali, attraverso un’analisi che predilige l’approccio sociale a quello psicologico.
Nei suoi film, Godard racconta storie di donne legate a drammi, passion, desideri, personaggi che esprimono una forte componente romantica, che però si configura come un eterno e insanabile conflitto con i rapporti sentimentali. Tre aspetti sono particolarmente costanti in queste rappresentazioni: il primo è costituito dai mutevoli stati d’animo, che spesso sfociano in veri e propri turbamenti, e ne evidenziano la natura instabile. La camminata a vuoto è una delle espressioni dell’incertezza, dell’inquietudine e della confusione che le sovrasta; ricordiamo quella della protagonista di Á bout de souffle (Fino all'ultimo respiro, 1959), soffocata dalle pareti di stanze che ostacolano la ricerca di soluzioni, e quella di Marianne in Pierrot le fou (Il bandito delle undici, 1965) lungo la riva del mare, mentre, annoiata allo spasmo, si domanda cosa fare. In maniera analoga possiamo interpretare il “non so” paradigmatico delle figure godardiane.
Il secondo aspetto è il tentativo di realizzare la propria personalità e i propri scopi, che si rivela un gioco con le fitte trame della fatalità e del destino. La sconfitta è una prerogativa che segna molte delle loro storie.
Ultima costante dell’immaginario femminile è l’incarnazione dell’armonia delle forme, della grazia dei gesti e dei movimenti, della vitalità dei sorrisi e dei volti: ecco che in questi otto anni di esordio viene celebrata la stagione più cinica e ardente, quella della giovinezza, e i sentimenti di confusione, passione, violenza, sofferenza e morte che sanno generare in chi l’avvicina: “I film degli anni ’60 aderiscono ai movimenti di corse, fughe e slanci di giovani amanti negli spazi delle strade parigine e negli interni delle abitazioni” . Ed è in virtù di queste rappresentazioni che Godard si afferma come uno dei più interessanti interpreti della figura femminile degli anni ’60, capace di testimoniare l’affascinante complessità del suo animo.

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5 Introduzione a una scelta di temi e metodologie “Il luogo oltraggiosamente libero, inclassificabile, in continuo divenire in cui Godard colloca il cinema è la Donna” 1 : la citazione non rende certo giustizia alla geniale creatività del regista svizzero, brillante esponente della Nouvelle Vague, se consideriamo che è estrapolata da un articolo sul sito Film.tv.it, non propriamente l‟avanguardia della critica cinematografica. E‟ però un pretesto per far notare che, se anche un luogo di riflessione sul cinema, con poche pretese di profondità d‟analisi e ad alta digeribilità popolare, come quello citato, fotografa con tale nitidezza che “Ancora una volta è la donna a dare corpo all'idea nomade, frammentata, dissonante, che è il cinema per Godard” 2 , significa che la mia analisi centra una considerazione ormai provata e riconosciuta a livello universale: il cinema di Godard lavora, misura, indaga e ridefinisce la dimensione femminile come intento principale della sua opera. E‟ ovvio però ribadire come questo non sia un tema su cui sia inutile riflettere ulteriormente, in virtù dei fiumi d‟inchiostro già spesi sull‟argomento: sebbene i percorsi sviluppati nel seguente lavoro non scoprano nulla di nuovo sulla figura femminile godardiana, approfondiscono una questione particolarmente significativa in un periodo di cruciale importanza nell‟opera dell‟autore, e di vitale rinnovamento nel cinema. Mi sembrava importante che diversi aspetti già illuminati dai riflettori della critica venissero presi in analisi, rielaborati e che conducessero, attraverso lo studio e la ricerca, a una nuova consapevolezza del ruolo, del valore e del rapporto con gli altri 1 Film.tv.it, Godard e la femme 2 Ibidem

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