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La transizione democratica spagnola: istituzioni, Partido Socialista Obrero Español, società civile

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Colò
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia moderna
  Relatore: daniela Adorni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 197

La mia tesi di laurea affronta l'argomento della transizione spagnola alla democrazia, avviata all'indomani della morte del generale Francisco Franco, analizzata a partire da tre punti di vista distinti, ma allo stesso tempo collegati tra loro: le istituzioni politiche, il Partido Socialista Obrero Español e la società civile.
Questo lavoro si concentra in modo particolare sull'analisi del sistema politico spagnolo per spiegare le sfide che esso ha affrontato alla fine degli anni Settanta. Per ricostruire queste vicende ho cercato di sottolineare l'insieme delle sfide e delle opportunità con cui le élite politiche e la società civile si sono trovate a fare i conti.
Obiettivo della tesi è di mostrare come la transizione spagnola alla democrazia sia un processo più complesso e contraddittorio di quanto non sia stato presentato a ridosso della sua conclusione e in occasione dei vari anniversari, ma sostanzialmente positivo. La Spagna, infatti, è riuscita a creare un involucro legale e costituzionale da democrazia avanzata dando vita ad un sistema maturo a cui è seguita un'attività democratica intensa ed ordinata.
Il mio lavoro si divide in tre capitoli che analizzano il periodo storico tra il 20 novembre 1975, data della morte del caudillo Franco, e il 28 ottobre 1982, giorno in cui un partito fino allora estromesso dal potere, il P.S.O.E., vince le elezioni con la maggioranza assoluta dei voti e assume le responsabilità esclusive del governo, allontanando la coalizione dominante della transizione, l'Union de Centro Democratico di Adolfo Suarez, e quelle figure ancora collegate al passato regime autoritario.
Un capitolo, il secondo, è dedicato all'evoluzione durante gli anni della transizione del P.S.O.E. che, a mio avviso, può essere considerato il simbolo di un'intera classe politica che matura gradualmente e in varie occasioni aspira a governare il Paese, obiettivo per raggiungere il quale è disposta anche a modificare la sua struttura originaria. Queste trasformazioni accomunano quasi tutti i grandi partiti democratici spagnoli, ma si riscontrano in maniera assai evidente nella storia recente del primo partito moderno di Spagna che nel giro di pochi anni, dal 1976 al 1981, per raggiungere il potere, muta radicalmente la sua ideologia allontanandosi dal marxismo per convertirsi in un partito socialdemocratico, pronto a governare il capitalismo e a diventare un partner fedele dell'Alleanza Atlantica.
Infine, cavalcando un dibattito storiografico apertosi a cavallo tra la fine del XX secolo e gli inizi del nuovo millenio, tento di sfatare il mito di una transizione democratica spagnola che enfatizza l'autotrasformazione del Movimiento Nacional in Monarchia parlamentare e nella quale la lotta della società civile a favore della democrazia rimane mero sfondo. Lo scopo è di mostrare come la transizione democratica spagnola sia un processo il cui esito dipende in grande misura dall'emergere preventivo di alcune tradizioni e di un nuovo linguaggio culturale, già a partire dalla fine degli anni Cinquanta, che consentono alle élite politiche e socioeconomiche e ai cittadini in generale di prendere coscenza degli eventi e di rafforzare il proprio impegno a favore del nuovo regime in costruzione.
Per realizzare questo lavoro ho utilizzato la bibliografia relativa all'argomento (in particolare testi di sociologia e politologia) e per ricostruire le vicende interne al P.S.O.E. ho utilizzato le notizie riportate dal suo principale organo di stampa, El Socialista, e gli atti presentati e approvati nei congressi dell'epoca (il XIII in esilio, il XXVII, il XVIII, un Congresso Straordinario e il XXIX).
Ho trovato questi materiali presso gli archivi di due fondazioni culturali madrilene: la Fundacion Pablo Iglesias e la Fundacion Francisco Largo Caballero. Entrambe create su iniziativa di alcuni membri dell'Ugt, il sindacato storicamente vicino al P.S.O.E., sono collegate alle attività del partito e si occupano di conservare e divulgare il pensiero socialista.

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4 Introduzione Quando il 15 giugno 1977 i cittadini spagnoli si recano alle urne per eleggere i propri rappresentanti presso le Cortes, è la prima volta che molti di essi sono coinvolti in una competizione elettorale. Le ultime elezioni si erano svolte nel 1936 durante la Seconda repubblica e da allora erano passati più di quarant’anni. Erano poi venuti tre anni di Guerra Civile a cui aveva posto fine il generale Francisco Franco imponendo un regime autoritario con l’appoggio dell’esercito e decretando il trionfo dei settori politici ed economici conservatori e reazionari. Ad avvertire più di tutti le conseguenze della Guerra Civile era stata sicuramente la società civile: la Spagna all’indomani della Seconda Guerra Mondiale fu infatti costretta a vivere in una situazione di totale isolamento a livello internazionale. Anche se a partire dagli anni Cinquanta si assistette all’inizio di un’importante trasformazione economica e sociale, la dittatura però impedì l’esercizio delle libertà e dei diritti democratici e rimosse quelle istituzioni politiche ed economiche che si trovano generalmente in tutti i paesi democratici. La società civile spagnola era tenuta sotto stretto controllo attraverso la limitazione dei diritti civili e politici, talvolta ricorrendo anche alla repressione violenta, mentre i detentori del potere, eliminando qualsiasi forma di elezione, potevano non rispondere ai cittadini del proprio operato. Le famiglie istituzionalizzate (esercito, Falange e Chiesa cattolica) e le famiglie politiche (franchisti integrali, monarchici, tecnocrati e professionisti) che sostenevano il regime, trovavano la loro forza nella compattezza, ovvero nella comune intesa sui problemi esistenti e sulla loro soluzione. Nonostante esse non fossero in grado di elaborare una vera e propria giustificazione ideologica del regime, erano portatrici di un insieme di atteggiamenti e di valori 1 su cui si trovavano in totale accordo (patria, nazione, gerarchia, ordine) e nei quali avrebbero voluto che l’intera società civile si riconoscesse. La transizione spagnola alla democrazia, avviata dopo la morte del caudillo nel 1975, insieme alla Guerra di Indipendenza, alla rivoluzione liberale (1804-1814) e alla 1 J. J. Linz definisce questo insieme di valori in grado di legittimare i regimi autoritari e di orientare l’azione e le scelte dei suoi capi con l’espressione “mentalità caratteristiche” (cfr. J. J. Linz, Sistemi totalitari e regimi autoritari: un’analisi storico-comparativa, Rubbettino Editore, Soveria Manelli 2006).

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