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Minori rom a Scampia: tra esclusione e integrazione

Informazioni tesi

  Autore: Valentina Magri
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze del servizio sociale
  Relatore: G. M.
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 87

La presente dissertazione dal titolo “Minori rom a Scampia: tra esclusione e integrazione” approfondisce la questione dell’inclusione sociale dei bambini rom nel territorio campano.Il punto di riflessione da cui sono partita, nel primo capitolo, è stato la riscoperta del Rom come persona umana, con la sua dignità, la sua storia, la sua cultura, e il tentativo di leggere la loro realtà con i nostri occhi, rappresenta il primo passo per abbattere quel muro di diffidenza che ci distanzia. Nel secondo capitolo, mi sono proposta di verificare l’esistenza concreta di una “rete” sul territorio di Scampia che si occupi dei bambini e dei giovani rom, mettendo in luce gli interventi e le attività che gli attori del sociale - istituzionali e non- progettano nei loro confronti. Nel terzo capitolo, invece, ho affrontato il tema dell’infanzia rom e in particolare l’ aspetto delicato della minaccia incombente di decadimento della potestà genitoriale che investe i genitori rom. Il nuovo diritto minorile ha precisato finalmente che l’unico concreto motivo per procedere ad una rescissione del legame familiare è la lampante inadeguatezza della funzione genitoriale. La categoria degli assistenti sociali diventa a questo punto fondamentale per la presa in carico ed il trattamento del caso da dirimere; mai come in questi casi l’affidamento e l’adozione dovrebbero essere meditati, con un continuo e pressante lavoro di confronto con il Giudice sulle modalità di applicazione della norma e per valorizzare le risorse della famiglia allargata nell’eventuale affido. A tal proposito nel lavoro proposto ho inserito una ricerca realizzata in Italia, in collaborazione con OsservAzione centro di ricerca azione contro la discriminazione di rom e sinti, in seguito alla ricerca realizzata nell’ambito del progetto finanziato dalla Commissione Europea dal titolo “La protezione dei minori rom in Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Italia, Romania e Slovacchia” che ha avuto come obiettivo quello di verificare se il trattamento riservato ai minori rom, che entrano nei sistemi nazionali di protezione, sia o meno diverso dagli altri minori per quanto riguarda le ragioni di avvio delle procedure e le modalità d’intervento, le principali motivazioni che giustificano l’allontanamento e le tipologie di affido. Nella regione Campania la ricerca è stata condotta dall’ Associazione chi rom e…chi no, realizzando un report che raccoglie ed elabora le testimonianze di quaranta testimoni privilegiati coinvolti a vario titolo nel sistema di protezione dell’infanzia. Nel quarto capitolo, utilizzando lo strumento metodologico dell’ intervista semi-strutturata, ho realizzato un’ indagine intervistando l’ Assistente sociale, responsabile dell’ Ufficio Rom e Patti di cittadinanza del Comune di Napoli, al fine di rilevare l’approccio dei Servizi Sociali nei confronti delle famiglie rom, e conoscere gli interventi progettati per i minori. Infine mediante l’ osservazione sul campo di attività laboratoriali, organizzate dall’ Associazione chi rom e chi no presso l’ auditorium di Scampia, mi sono posta l’ obiettivo di conoscere l’ atteggiamento dei bambini rom in un contesto socio-educativo e ricreativo, distante dal loro vivere quotidiano. E’ chiaro che la forza del potere mirante al cambiamento e al miglioramento di vita dei bambini e giovani rom non può che concentrarsi soprattutto nella relazione famiglia- scuola- comune- associazioni e sul coinvolgimento della società civile nonché sulla sensibilità e buona volontà degli operatori.

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5 Introduzione La sopravvivenza culturale dei Rom in quanto “Popolo”, nell‟epoca della globalizzazione e dell‟omologazione delle culture, rappresenta una risorsa per tutte le metropoli europee, alle periferie delle quali nascono e si radicano, spesso in maniera non provvisoria, gli accampamenti. Il popolo rom con la sua esistenza e silenziosa resistenza, vivendo ai margini di un mondo istituzionalmente complesso e globalizzato, cerca pacificamente, e, purtroppo, attende ancora una dignitosa accoglienza ed integrazione. L‟Italia si è caratterizzata negli ultimi anni per l‟adozione da parte del Governo di misure straordinarie ed eccezionali con le quali si presume di poter dar risposta e soluzioni cronicizzate che si vuole definire “di emergenza”. Il termine nomade che spesso viene usato, anche se i rom sono presenti in Italia da oltre 30 anni, lascia intendere l‟idea che si tratti di presenze temporanee per le quali non è necessario mettere in campo politiche di lungo periodo, ma, al contrario agire con interventi provvisori. L‟esperienza ha mostrato chiaramente che i rom non sono nomadi e che l‟approccio come quello italiano, ispirato alla provvisorietà e all‟emergenza, è fallimentare perché provoca e aumenta i livelli di esclusione sociale, con gravi ripercussioni in termini economici e culturali. Su tutto il territorio italiano sono presenti insediamenti provvisori “per soli rom”, quasi sempre recintati, con regolamenti di gestione attuati da associazioni di terzo settore che presidiano i luoghi; ma ciò non è abbastanza, anzi può avere effetti di ulteriore ghettizzazione e non favorisce né chi abita, né la società civile . L‟universo “zingaro” è una realtà riconosciuta solo attraverso stereotipi e pregiudizi circondata dal silenzio, ignorarli potrebbe divenire la via “napoletana” alla tolleranza e all‟accoglienza, tuttavia, soltanto la conoscenza potrebbe essere il miglior antidoto contro il razzismo. Conoscere significa aprirsi all‟ignoto, non aver paura dell‟altro. Spesso i pregiudizi dei non zingari si incrociano con quelli dei rom, alla base c‟è una visione distorta dell‟altro, una svalutazione che è vissuta come minaccia. Occorre creare un clima di fiducia se si vuole un superamento delle diffidenze reciproche. Di solito nessuno si chiede se lo stile di vita dei campi-sosta sia scelto e voluto dai rom e dai sinti, quest‟ ultimi sono percepiti come pericolosi, “loro sono quelli che rubano, non lavorano, non si lavano, portano malattie e sono ignoranti”; incompatibili con i nostri valori e il nostro stile di vita. La fiducia va costruita con comportamenti concreti pertanto le

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