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Populismo e democrazia: ricognizione di un nesso problematico

A partire dalla seconda metà del '900 molte democrazie europee hanno visto sorgere nuovi movimenti o partiti politici che vennero ben presto qualificati come "populisti". Tale ridenominazione fa riferimento principalmente alla particolarità di tali partiti di posizionare il "popolo" al centro dei propri appelli e discorsi. Il popolo viene infatti considerato, da parte dei partiti populisti, l'unica fonte di legittimazione politica. L'orientamento anti-elites o anti-politico e la presenza di una forte leadership sono gli altri elementi che, generalmente, contraddistinguono il movimento populista. La storia ha conosciuto diverse forme e diversi casi di populismo. I primi esempi vengono generalmente ricondotti ai movimenti sviluppatisi in Russia (narodniki) e negli Stati Uniti (People's Party) intorno alla seconda metà del XIX secolo. In Europa il primo movimento populista si sviluppò in Francia, con il cosiddetto "poujadismo". Altri esempi - tra i più influenti - di leader politici populisti (europei e non) sono: Jean-Marie Le Pen (sempre in Francia), Jorg Haider (Austria), Silvio Berlusconi e Umberto Bossi (Italia), Juan Domingo Peròn (Argentina), Getulio Vargas (Brasile), Ross Perot (Stati Uniti), Hugo Chavez (Venezuela).
La parte centrale della mia tesi verterà sul rapporto tra il populismo e la democrazia. Il nesso tra i due concetti risulta alquanto problematico e delicato. Entrambi si presentano, infatti, come “il governo del popolo, per il popolo e da parte del popolo”. L’importanza che il populismo attribuisce al popolo ci potrebbe indurre addirittura a considerarlo come uno dei movimenti democratici per eccellenza, tuttavia i leader dei partiti populisti risultano essere, il più delle volte, come astuti demagoghi carismatici che, utilizzando svariati appelli in difesa del “popolo”, puntano, in realtà, al raggiungimento di obiettivi (economici e/o politici) esclusivamente personali. Il contrasto tra populismo e democrazia è principalmente dovuto alle differenti aspirazioni dei populisti (che mirano ad un mutamento del sistema democratico rappresentativo a favore di una democrazia diretta, in modo tale da attribuire un’importanza fondamentale alla sovranità popolare) rispetto a quelle dei “democratici” che, al contrario, temono una deriva populista che potrebbe portare ad una “tirannia del popolo”.
La terza parte del mio elaborato è, infine, interamente dedicata all’analisi e al confronto delle politiche di due dei principali esempi di leader populisti europei: Jean-Marie Le Pen in Francia e Silvio Berlusconi in Italia. Verranno ripercorse le carriere dei due leader politici, ponendo maggiore attenzione, anche grazie ad una breve ricognizione del loro linguaggio, sugli elementi populisti in comune, nonché sulle significative differenze che intercorrono tra i due tipi di populismo.

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3 INTRODUZIONE “Il naso della plebaglia è la sua immaginazione, chi la prende per questo naso può portarla dove vuole” Edgar Allan Poe Il fenomeno del populismo ha sempre rappresentato per la scienza politica un argomento di difficile trattazione. Le difficoltà derivano anzitutto da una concettualizzazione a dir poco problematica, essendo assai arduo circoscrivere un ambito definitorio che possa descriverne al meglio le caratteristiche e gli elementi più caratterizzanti. La vaghezza del termine ha così spinto ad accostare il populismo a diversi contesti e a diverse discipline, determinando, di conseguenza, un utilizzo poco chiaro dello stesso concetto. La sovrautilizzazione del termine ha, dunque, aumentato le difficoltà di chiarire il suo esatto contenuto. Per far fronte a queste problematiche concettuali, la scienza politica ha progressivamente delimitato il campo d’analisi attraverso un processo di individuazione spazio-temporale, riferendo sempre più spesso il termine “populismo” ad un gruppo di partiti che, in particolar modo a partire dalla seconda metà del Novecento, si sono sviluppati prevalentemente in Europa. La particolarità di tali partiti, che giustifica la ridenominazione di “populisti”, è da ricercare nella loro tendenza e prerogativa di posizionare il popolo al centro dei propri appelli e discorsi. Nasce, a questo punto, la necessità di definire e delineare il concetto di popolo per i populisti. Il riferimento al popolo, nei discorsi populisti, può avere un duplice aspetto: il popolo può essere considerato in quanto demos, ovvero come l’insieme di tutti i comuni cittadini, oppure come ethnos, quando ci riferiamo al popolo-nazione, cioè al popolo inteso come identità nazionale. Nel primo caso (popolo come demos) siamo di fronte ad una

Laurea liv.I

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Giorgio Mazzucchelli Contatta »

Composta da 99 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.