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Studio delle variazioni dell’attività della 11β-idrossisteroido deidrogenasi (11β-HSD) tipo 1 e 2 e dell’escrezione urinaria dei glicocorticoidi indotte da un evento agonistico in nuotatori

Informazioni tesi

  Autore: Riccardo Caporaso
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Motorie
  Corso: Scienze delle attività motorie e sportive
  Relatore: Nicola Nicosia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 40

E’ noto come l’esercizio fisico intenso incrementi l’attività dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA). In aggiunta agli effetti sull’asse HPA, è stato dimostrato che l’attività fisica modula la sensibilità ai glucocorticoidi (GC) a livello delle cellule target. Sono disponibili pochi dati sui possibili effetti dell’esercizio fisico sul metabolismo del cortisolo (F), il cui passo principale è l’interconversione in cortisone (E) attraverso l’attività delle 11β-idrossisteroido deidrogenasi di tipo 1 e -2, che generano rispettivamente F biologicamente attivo da E inattivo e viceversa. Questo sistema enzimatico rappresenta uno dei principali modulatori dell’azione dei GC a livello di cellule target. F ed E vengono poi metabolizzati a tetraidrocortisolo (THF)/alloTHF e tetraidrocortisone (THE). Il rapporto urinario (THF+alloTHF)/THE è lo standard di riferimento per l’attività 11β-HSD1 sistemica. Il rapporto urinario F/E riflette principalmente l’attività renale 11β-HSD2.
Nello studio abbiamo focalizzato l’attenzione sugli effetti di gara vs. allenamento riguardo al metabolismo dei GC attraverso la misurazione dell’escrezione urinaria di F, E e dei relativi tetraidroderivati in 15 giovani maschi nuotatori impegnati in gare regionali e nazionali.
Abbiamo osservato modificazioni nel rapporto urinario F/E, che rispecchiano una diminuzione dell’attività 11β-HSD2. Inoltre abbiamo riscontrato una riduzione significativa di entrambi i rapporti (THF+alloTHF)/F e THE/E. Questi risultati suggeriscono una diminuzione delle riduzioni a livello dell’anello A, che rappresenta la principale via metabolica di F ed E e che avviene principalmente nel fegato. Come conseguenza di una diminuzione della conversione di F in E ed in THF/alloTHF, l’ormone GC attivo F sembra essere più disponibile per la risposta allo stress acuto. Dal momento che i nostri soggetti sono stati testati in un giorno di allenamento ed in un giorno di gara, le modificazioni osservate durante quest’ultimo potrebbero essere spiegate da differenze nella tipologia di attività fisica e/o dallo stress da competizione. Queste modificazioni, in particolare quelle che rappresentano un ripristino delle attività 11β-HSD1 e -2, plausibilmente aumentano la disponibilità di F attivo per i muscoli in esercizio e per le risposte adattative indotte dallo stress.

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1 INTRODUZIONE Esercizio fisico e stress: generalità. L’esercizio fisico che sottende l’attività sportiva, in particolare quella agonistica, si associa a complessi adattamenti neuro-umorali da cui dipendono, oltre che la comparsa della fatica, anche gli incrementi prestativi che si ottengono con allenamenti ripetuti. La muscolatura scheletrica (quantunque queste valutazioni si estendano anche a quella miocardica) partecipa attivamente ai suddetti adattamenti, come confermato da un’importante condizione patologica che interessa gli atleti, anche professionisti d'élite, e che si caratterizza per complessità e gravità di segni e sintomi: la cosiddetta overtraining syndrome (OTS). La si ritiene conseguenza di uno squilibrio tra le fasi di allenamento e le fasi di recupero, che sfocia in un black-out di lunga durata del sistema neuro-endocrino-immunologico di adattamento allo stress. L’OTS si caratterizza per un persistente decremento della performance fisica, per il cui recupero sono talora necessari mesi di riposo. Sul piano clinico, è importante differenziarla dall’overreaching che è di breve durata (recuperabile con alcune settimane di riposo) e dal banale senso di fatica che perdura 1-2 giorni dopo un sovraccarico allenante 1,2 . La OTS può presentarsi con manifestazioni psichiche come depressione, mancanza di volontà competitiva, abulia, anoressia, sino a veri e propri mutamenti di personalità e con manifestazioni fisiche, come amenorrea/oligomenorrea, anemia, leucopenia, alterazioni dell’equilibrio idro- elettrolitico, ipotensione, alterazione di varie funzioni immuni. Nel suo complesso, ricorda da vicino la sindrome da fatica cronica 3 . E’ opinione diffusa che sintomi e segni della OTS richiamino le intuizioni di Hans Selye, ovvero la terza fase della sindrome generale di adattamento, quella di esaurimento funzionale, che fa seguito alle fasi di allarme e resistenza nei confronti di un agente o situazione, stressor, in grado di perturbare l’equilibrio dell’organismo 4,5 . Stress è un termine inflazionato, si potrebbe quasi dire pervasivo, nell'attuale società e nei mezzi di comunicazione di massa. Com’è noto dai tempi della storica lettera a Nature di Selye, che per primo utilizzò il termine, lo stress di per sé è fenomeno

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Parole chiave

nuoto
cortisolo
cortisone
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