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La tecnica delle associazioni libere: uno studio su personaggi politici

Informazioni tesi

  Autore: Stefania Panarotto
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze psicologiche
  Relatore: Alessandra Areni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 55

La ricerca che sto per introdurre consiste in uno studio finalizzato a rilevare gli atteggiamenti e le rappresentazioni mentali sui temi e i protagonisti della politica.
All’inizio del lavoro, ipotizzando un indice delle premesse teoriche all’indagine, immaginavo di impostare gli argomenti nel seguente modo: cenni di storia della psicologia politica, un paragrafo dedicato agli atteggiamenti (definizioni, formazione, struttura, teorie ecc.) e uno riepilogativo delle più importanti ricerche condotte sugli atteggiamenti verso la politica. Poi, documentandomi, mi sono resa conto che parlare di atteggiamenti e di storia della psicologia politica citando anche alcuni studi sull’argomento non sarebbe stato sufficiente: era la comunicazione il tema chiave che dovevo trattare, il nesso di congiunzione indispensabile tra la mente umana, con i suoi meccanismi, e il linguaggio politico; tutte le fonti sulla comunicazione e sulla comunicazione politica che ho successivamente consultato mi hanno portato invariabilmente ai mass media, nucleo tematico intorno a cui, nel tempo, si è sviluppato un fiorente corpus di ricerche e modelli. La ragione di tanto interesse è evidente: i mezzi di comunicazione di massa, televisione in testa, si sono imposti rapidamente come strumenti d’elezione per garantire un contatto, seppur mediato, fra noi e determinate realtà (tra cui, quella politica) altrimenti al di fuori della nostra sfera percettiva. Oggi la presenza dei mass media nella nostra vita ci sembra scontata, e assumiamo che un atteggiamento costruito a partire da nozioni impartite in televisione sia attendibile quanto uno derivato dall’esperienza diretta. Non conosciamo personalmente i leader politici, ma le valutazioni che formuliamo su di loro tendono ad essere stabili e refrattarie al cambiamento, a testimonianza della nostra scarsa consapevolezza sul potere di tali strumenti.
I mass media, inoltre, pur “servendo” il sistema politico, che ne sfrutta continuamente le potenzialità per auto-promuoversi, agiscono essi stessi sulla politica, piegandone gli stili comunicativi alle proprie regole; il politico televisivo deve comunicare rispettando modi, tempi e registri dettati dallo strumento che impiega, rivolgendosi non più a un definito gruppo di simpatizzanti, ma a un pubblico di possibili elettori numeroso ed eterogeneo. Una delle rivoluzioni più rappresentative dell’influsso mediatico sulla comunicazione politica rimane comunque il cosiddetto fenomeno della personalizzazione: il risalto prima attribuito a programmi, idee e coalizioni si sposta sugli attori protagonisti del panorama politico e sulle loro caratteristiche personali. Il linguaggio della politica esalta quindi l’immagine e l’apparenza più che i fatti e i contenuti, condizionando a sua volta chi percepisce e interpreta i suoi messaggi: gli atteggiamenti risultanti da una dieta a base di telegiornali e approfondimenti giornalistici privilegeranno anch’essi la dimensione caratteriale dei politici, che in un clima fatto di alleanze aleatorie e dichiarazioni contraddittorie, si assume essere almeno duratura nel tempo.
A conclusione di questo discorso, ciò che intendo rilevare sono sì gli atteggiamenti verso la politica e i suoi protagonisti nelle loro varie componenti, ma senza tralasciare il contesto di relazioni reciproche e interattive che lega tra loro mass media, sistema politico e pubblico; l’intento, anzi, è proprio quello di far notare come i condizionamenti prodotti dai mass media sulla comunicazione politica, prima fra tutti la già citata personalizzazione, si ripercuotano anche sull’organizzazione delle conoscenze e degli atteggiamenti, e in che modo.

Nel primo capitolo, ripercorrerò sinteticamente i passaggi principali che hanno accompagnato lo sviluppo della psicologia politica negli anni, tra evoluzioni di pensiero e cambiamenti nell’oggetto d’indagine.
Il secondo capitolo, dopo aver definito gli atteggiamenti, tratterà il processo che dalla percezione fa sì che si formulino veri e propri giudizi, non trascurando le distorsioni che possono inficiare tali operazioni mentali.
Nel terzo capitolo, approfondirò il tema dei mass media attraverso il loro ruolo nella storia e l’illustrazione di alcuni importanti modelli teorici, per poi terminare con un paragrafo sul loro legame con la comunicazione politica.
Nel quarto capitolo, verranno presentati alcuni studi sugli atteggiamenti verso argomenti e protagonisti politici.
Il quinto capitolo consisterà nell’introduzione e l’esposizione dei risultati veri e propri della ricerca, opportunamente commentati e suddivisi in base alla distinzione tra quantitativo e qualitativo.
Infine, il sesto capitolo concluderà il lavoro con una discussione sintetica dei dati principali, valutati anche in rapporto ai modelli teorici e ai risultati degli studi citati.

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Presentazione La ricerca che sto per introdurre consiste in uno studio finalizzato a rilevare gli atteggiamenti e le rappresentazioni mentali sui temi e i protagonisti della politica. All’inizio del lavoro, ipotizzando un indice delle premesse teoriche all’indagine, immaginavo di impostare gli argomenti nel seguente modo: cenni di storia della psicologia politica, un paragrafo dedicato agli atteggiamenti (definizioni, formazione, struttura, teorie ecc.) e uno riepilogativo delle più importanti ricerche condotte sugli atteggiamenti verso la politica. Poi, documentandomi, mi sono resa conto che parlare di atteggiamenti e di storia della psicologia politica citando anche alcuni studi sull’argomento non sarebbe stato sufficiente: era la comunicazione il tema chiave che dovevo trattare, il nesso di congiunzione indispensabile tra la mente umana, con i suoi meccanismi, e il linguaggio politico; tutte le fonti sulla comunicazione e sulla comunicazione politica che ho successivamente consultato mi hanno portato invariabilmente ai mass media, nucleo tematico intorno a cui, nel tempo, si è sviluppato un fiorente corpus di ricerche e modelli. La ragione di tanto interesse è evidente: i mezzi di comunicazione di massa, televisione in testa, si sono imposti rapidamente come strumenti d’elezione per garantire un contatto, seppur mediato, fra noi e determinate realtà (tra cui, quella politica) altrimenti al di fuori della nostra sfera percettiva. Oggi la presenza dei mass media nella nostra vita ci sembra scontata, e assumiamo che un atteggiamento costruito a partire da nozioni impartite in televisione sia attendibile quanto uno derivato dall’esperienza diretta. Non conosciamo personalmente i leader politici, ma le valutazioni che formuliamo su di loro tendono ad essere stabili e refrattarie al cambiamento, a testimonianza della nostra scarsa consapevolezza sul potere di tali strumenti. I mass media, inoltre, pur “servendo” il sistema politico, che ne sfrutta continuamente le potenzialità per auto-promuoversi, agiscono essi stessi sulla politica, piegandone gli stili comunicativi alle proprie regole; il politico televisivo deve comunicare rispettando modi, tempi e registri dettati dallo 4

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