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La scrittura nel servizio sociale: l'applicazione del diario narrativo come strumento per riflettere sulla professione

Informazioni tesi

  Autore: Monica Monsini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze del servizio sociale
  Relatore: Vincenzo Alastra
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 61

Il tema proposto dalla mia tesi consiste in un’analisi della scrittura nel servizio sociale e dell’utilizzo dello strumento del diario narrativo come momento di riflessione sulla professione.
Per poter giungere all’argomento centrale della tesi è stato opportuno soffermarsi sul concetto di pensiero riflessivo, il quale viene ampiamente trattato in letteratura dal suo principale esponente John Dewey. Egli lo definisce come quel tipo di pensiero che consiste nel ripiegarsi mentalmente su un soggetto rivolgendo ad esso una continuata e seria considerazione. Il pensiero riflessivo implica un’azione che continua nel tempo, in modo che da essa ne derivi una sequenza ordinata di idee tale per cui ciascuna di esse trovi il proprio risultato nella successiva e a sua volta diventi risultato per le idee che la precedono. Questo meccanismo conduce a ciò che Dewey chiama suggestione: ogni situazione che noi sperimentiamo ne suggerisce un’altra e questa a sua volta ne suggerisce un’altra ancora e così via. Le suggestioni nascono dall’esperienza passata e dall’accumulo di saperi che ogni individuo possiede. Ecco perché diventa importante analizzare il concetto di esperienza: capire cosa essa sia e quale sia la sua importanza nella professione dell’assistente sociale risulta essere fondamentale per poter giungere al tema della scrittura. Di supporto all’analisi sull’esperienza fondamentali sono stati i testi di Luigina Mortari, i quali hanno permesso di ricavare importanti informazioni per la stesura del capitolo. Per quanto riguarda il tema della scrittura, l’analisi si concentra sull’importanza della stessa nella teoria e nella pratica del servizio sociale e dove è possibile ritrovarla (documenti, relazioni e così via), soffermandosi ancora sul valore dell’esperienza: infatti, raccontare significa mettere ordine nell’esperienza, significa ricordare, e ricordare è un atto fondamentale del pensiero; la narrazione consente di ricostruire l’esperienza vissuta, rendendo più semplice la comprensione di ciò che è accaduto. Chiedere agli operatori di raccontare la propria esperienza significa rendere visibile il sapere che proviene dalla stessa, il quale molto spesso tende a rimanere tacito determinando una perdita per la comunità dei pratici. Analizzata l’importanza della scrittura nel mondo della pratica si può osservare come lo strumento del diario narrativo diventi utile per il soggetto che vuole apprendere dalla propria esperienza. Grazie al diario narrativo l’operatore riesce a tenere a mente il percorso compiuto, connettendone le fasi che lo compongono, riuscendo così a fissare i risultati acquisiti per la propria crescita personale e professionale. Dopo aver analizzato cos’è un diario narrativo ho voluto sperimentare io stessa la validità dello strumento proponendo a cinque studenti del Corso di Laurea in Servizio Sociale e a cinque assistenti sociali operanti attualmente presso il Comune di Biella una traccia che permettesse di farli riflettere sulla propria esperienza di studenti e professionisti.. Le due tracce, tratte dal libro di Antonietti e Rota ‘Raccontare l’apprendimento’, sono composte da una parte iniziale che i soggetti devono seguire e da uno spazio riservato alla descrizione libera delle loro esperienze: per ogni diario sono stati individuati due momenti: prima dell’inizio delle lezioni e dopo la fine delle lezioni per gli studenti e prima dell’inizio della carriera lavorativa e la condizione lavorativa attuale per gli assistenti sociali. La finalità del lavoro consiste nell’individuare aspettative, vissuti ed emozioni dei soggetti ai quali è stato proposto il progetto.

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4 1. ILPENSIERO RIFLESSIVO 1.1. Concetti e argomentazioni secondo John Dewey Per poterne dare una definizione precisa occorre analizzare l’opera fondamentale di John Dewey 1 del 1910 intitolata ‘ Come pensiamo. Una riformulazione del rapporto fra il pensiero riflessivo e l'educazione.’ In tale opera egli definisce il pensiero riflessivo “quel tipo di pensiero che consiste nel ripiegarsi mentalmente su un soggetto rivolgendo ad esso una seria e continuata considerazione”. Dalla definizione possiamo dedurre una prima considerazione: il pensiero riflessivo implica un’azione che continua nel tempo che non si ferma alla prima valutazione: da ciò ne deriva una sequenza di idee ordinata, tale per cui ognuna di esse determina la successiva come il proprio risultato e, a sua volta, ciascun risultato si riferisce a quelli che lo precedono. Esiste, però, un’altra definizione della parola ‘pensiero’ ed è quella assimilabile al concetto di ‘credenza’: una credenza fa riferimento a qualcosa che va oltre di essa e che ne attesta il suo valore. Essa riguarda tutte le faccende di cui non abbiamo una conoscenza sicura e con cui tuttavia abbiamo abbastanza confidenza per agire secondo esse. In questo caso il pensare è un’operazione decisamente passiva: l’idea non viene accettata come valida dall’individuo dopo un processo di ragionamento composto da prove e confutazioni, ma viene accettata così com’è, senza ulteriori indagini. Il pensiero riflessivo, al contrario, consiste in un processo attivo, comporta un esame, una ricerca attenta, un’indagine personale; è costituito da una attiva, costante e diligente considerazione di una credenza o di una forma ipotetica di conoscenza alla luce delle prove che la sorreggono e delle ulteriori conclusioni alle quali essa tende. Uno dei fattori fondamentali del pensiero, è il fatto che le cose con le quali si hanno dei contatti non rimangono stimoli fini a se stessi, ma richiamano alla mente altre cose, conducono il pensiero ad altri oggetti. Questo processo viene chiamato ‘suggestione’: ogni situazione che noi sperimentiamo ne suggerisce 1 John Dewey ( Burlington, 20 ottobre 1859- New York, 1° giugno 1952) è stato filosofo e pedagogista statunitense oltre che professore e universitario e scrittore. Ha esercitato una profonda influenza sulla cultura, sul costume politico e sui sistemi educativi del proprio Paese. Intervenne su questioni politiche, sociali, etiche come per esempio il voto alle donne. La sua formazione è stata fortemente influenzata dal pragmatismo americano e dall’evoluzionismo di Darwin.

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