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Seconda modernità : Identità ed Individualismo

Nella mi atesi tratterò un tema in apparenza astratto e teorico, quello della modernità e dell'individualismo nella società. Il lavoro sarà cosi strutturato : Partendo dai sociologi classici della modernità: Weber, Durkheim e Simmel, si analizzano quelli che sono le interazioni tra uomo e società. Si fa quindi riferimento al particolare esem-pio della metropoli berlinese nel periodo a cavallo tra XIX e XX secolo. Successivamente si passa a trattare quello che io ritengo un “profetico” studioso della post-modernità, anche se è importante sottolineare che Niklas Luhmann non parla esplicitamente di post-modernità ma di modernità compiuta. Si passerà poi alla definizione della seconda modernità attraverso l'analisi di importanti autori come Luhmann, Beck e Bauman, definendone i caratteri principali nelle loro dimensioni prin-cipali come l'economia, la comunicazione, le relazioni sociali e le istituzioni. In questa parte si intende mettere in luce le trasformazioni della società-mondo anche facendo un esplicito riferimento alla “Teoria della società” di Luhmann, in particolare alla capacità auto-riflessiva dei vari sistemi, escludendo e gravando sulla dimensione umana per poi passare all'analisi cri-tica di Bauman e Beck. Nella seconda parte si passerà all'analisi del difficile concetto di identità, sia da un punto di vista sia antropologico che sociologico, per poi riflettere sulla relazione tra epoca contemporanea ed identità fluida attraverso un accenno alle analisi del nomadismo di Maffesoli e dei barbari mutanti di Baricco. Infine si farà riferimento alle identità di genere attraverso i “soggetti nomadi” di Rosi Braidot-ti. Le identità di genere sembrano da una parte diventare plurali superando la dicotomia ma-schile-femminile, dall'altra sembrano caratterizzate da un riacutizzarsi delle differen-ze/diseguaglianze di genere. Secondo Robert Connel, infatti, la globalizzazione e l'ondata neoliberista sembrano riprodurre le disuguaglianze di genere ricreando ordini di genere neo-maschilisti.

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5 1. La “seconda modernità” o “modernità liquida” 1.1. La Modernità. Un' introduzione attraverso i Classici (Simmel, Weber, Durkheim) La modernità è un epoca che si snoda tra quattro secoli e che, da una prospettiva socio- logica viene fatta iniziare con l’avvento degli stati nazione europei tra il XVI e XVII secolo. È tuttavia solo verso la fine del XVIII sec. e i primi decenni del XIX sec., in concomitanza con la Rivoluzione liberal-borghese in Francia e con la rivoluzione industriale britannica, che si può veramente parlare di modernità. Si tratta di un periodo attraversato da profonde trasfor- mazioni economiche, sociali, culturali, scientifiche e politiche accomunate da un unico fattore determinante: il capitalismo, che trova il suo pieno sviluppo attraverso l’industrialismo. In questo periodo infatti diventano secondarie le gerarchie sociali ascrittive, per lasciare il po- sto ad un nuovo concetto di persona nella sua doppia dimensione di cittadino ed individuo borghese, il tutto corroborato da una profonda fiducia positivista fondata sull’idea di un pro- gresso continuo e sulle capacità individuali. Ma è anche il periodo in cui la stratificazione so- ciale divide la società in due classi (principali) in perenne conflitto tra loro, la classe operaia e contadina contro la classe borghese dei capitani d’industria e dei proprietari terrieri. Tuttavia il conflitto che si viene a creare, in più di un secolo, porterà la società nel suo complesso a livelli di sviluppo e di benessere generalizzato mai conosciuti in passato e soprattutto diffuso a quasi tutti gli strati sociali. Quindi la modernità, a tutti gli effetti, diventa il “materiale” d’eccellenza di studio per la so- ciologia. Infatti, tra la seconda metà del XIX sec. e i primi decenni del XX sec., i fenomeni legati al rapporto tra individuo e società nel contesto della modernità saranno studiati da i tre classici e fondatori della sociologia: Emile Durkheim, Max Weber e Georg Simmel. Durkheim, in La divisione del lavoro sociale (1893), affronta il problema del valore della so- cietà rispetto all’individuo nella trasformazione della modernità. Egli infatti sostiene che una delle caratteristiche principali dell’epoca moderna è la divisione funzionale del lavoro favorita dall’economia capitalista, la quale ha una ricaduta fondamentale sulla struttura e sull’organizzazione sociale. Attraverso il concetto di coscienza collettiva 1 , che permette la cooperazione e quindi la solida- rietà sociale tra individui, egli distingue tra società premoderne e società moderna. Le prime infatti sono caratterizzate da una solidarietà meccanica, cioè basata su una comunanza di valo- 1 L’insieme «delle credenze e dei sentimenti comuni alla media dei membri di una società». Crespi F., Jedlowski P., Rauty R., La sociologia. Contesti storici e modelli culturali, Roma, Laterza, 2000, p. 86.

Laurea liv.I

Facoltà: Sociologia

Autore: Giacinto Venturin Contatta »

Composta da 73 pagine.

 

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