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Profili evolutivi della maggiore azienda energetica italiana: il Gruppo Enel

Il lavoro è strutturato in quattro capitoli.
Il primo descrive il Gruppo Enel nella sua interezza, gruppo internazionale presente in ben 40 paesi in 4 continenti. Esso include una lunga lista di società in Italia e altrettante imprese possedute e controllate, attraverso Enel S.p.a., Enel Green Power e Endesa, sparse in tutto il mondo.
Il secondo tratta brevemente il percorso storico che Enel, prima Ente e poi Società, ha intrapreso nel corso di un cinquantennio, partendo dalla nazionalizzazione del 1962, passando per la privatizzazione del 1999, fino ad arrivare ad affrontare le ultime sfide della concorrenza in un’ottica internazionale.
Il terzo descrive in breve i documenti contabili consolidati che Enel S.p.a. redige. Il bilancio consolidato, i risultati del Gruppo riferiti al primo semestre 2011, nonché il Piano Industriale 2011-2015 permettono sia agli stockholders che stakeholders di venire a conoscenza della situazione patrimoniale, finanziaria ed economica del Gruppo che, nonostante il periodo di recessione che stiamo vivendo, risulta positiva e con ulteriori margini di crescita in virtù della capacità del Gruppo di sfruttare le opportunità di crescita dei paesi in via di sviluppo e delle fonti rinnovabili.
Il quarto affronta le sfide attuali e quelle future che Enel sta e dovrà affrontare; le principali priorità che si impegna quotidianamente ad affrontare riguardano la lotta ai cambiamenti climatici nel rispetto dell’ambiente, della biodiversità e delle generazioni future e la ricerca e lo sviluppo, per promuovere lo sviluppo sostenibile e le fonti rinnovabili, i biocombustibili, il sequestro e la cattura biologica di CO2.
Una forte attenzione viene inoltre riservata dall’Enel all’energia nucleare, considerata un modo per permettere l’autosufficienza energetica da quei Paesi possessori di petrolio, ma che sempre più spesso sono palcoscenico di situazioni politiche instabili.
La descrizione del caso pratico dell’Enel non può però prescindere da uno schema teorico di riferimento, che possa spiegare le caratteristiche principali non solo del Gruppo di aziende ma anche della redazione del bilancio consolidato. Muovendo dalla convinzione che i modelli teorici non riescano a spiegare compiutamente la realtà pratica delle aziende e, nello specifico, dei gruppi aziendali, si cercherà di creare un collegamento tra i primi e la seconda proprio attraverso il caso pratico preso in esame.
Il fenomeno dei Gruppi di aziende, per la rilevanza che sta assumendo negli ultimi, vede una lunga schiera di studiosi che stanno cercando di rendere il più possibile sistemica la materia, sia in termini di descrizione degli aspetti peculiari del Gruppo che del Bilancio Consolidato. Ancora a testimonianza dell’importanza del fenomeno, le normative nazionali europee stanno cercando di uniformarsi e armonizzarsi agli IAS/IFRS, preferiti agli US GAAP americani, perché più idonei al contesto europeo, attraverso un processo detto di “omologazione”, nonostante difficoltà pratiche circa i lunghi tempi di recepimento delle Direttive Europee da parte degli Stati europei, Direttive che, non direttamente applicabili agli Stati, lasciano in ogni caso troppa discrezionalità che di fatto hanno diversificato maggiormente le diverse normative nazionali.

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7 I. CARATTERISTICHE PRINCIPALI DEL GRUPPO DI AZIENDE: IL CASO ENEL 1. Il gruppo di imprese 1.1. Concetti di gruppo L’evoluzione progressiva da sistemi di produzione unitari a forme complesse e articolate, ha visto la diffusione di aggregati aziendali, ossia di un insieme di attività economiche che vengono realizzate in una logica unitaria, caratterizzati da diversa formalizzazione delle relazioni tra le aziende. Se per sopravvivere e migliorare le aziende devono progredire ed essere autonome, è pur vero che, nell’essere autonoma, le aziende stesse non sono indipendenti a causa dei continui rapporti con il mondo esterno all’azienda. Necessitano dunque di istituire rapporti di tipo competitivi e collaborativi con altre aziende 2 . Deve dunque ricercarsi un giusto mix di autonomia, non solo decisionale ma anche economica, finanziaria e patrimoniale, e la progressiva crescita di valore anche mediante rapporti di tipo collaborativi, in modo da perfezionare e armonizzare nel suo complesso il processo produttivo delle varie imprese dedite ad attività diverse, inserendole così in una rete di relazioni interaziendali 3 . La diversità di accordi, che si possono configurare e che necessitano di una serie di presupposti quali la pluralità di aziende indipendenti, l’accodo e la volontà delle parti, può essere ben compresa attraverso una serie di parametri: il grado di formalizzazione, la durata temporale, il contenuto specifico dell’accordo, la natura delle attività condivise e il grado di dominanza e di coordinamento. Sulla base della formalizzazione delle relazioni, aspetto rilevante anche per una maggiore visibilità verso l’esterno, si possono individuare aggregazioni di tipo informale, basate su rapporti di tipo contrattuale e su rapporti di tipo patrimoniale 4 . 2 Sorci C.e Falcetta G., I gruppi come strumento di governo delle aziende, Giuffrè, 2008, pag. 2. 3 Riparbelli A., Correlazioni ed interdipendenze tra organismi aziendali, Cursi Pisa, 1962, pag. 10. 4 Mancini D., L’azienda nella “rete di imprese”, Giuffrè, Milano, 1999, pag. 35.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Marianna Mancusi Contatta »

Composta da 105 pagine.

 

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