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Percorsi di integrazione della famiglia musulmana in Italia

Pochi sono i fenomeni sociali che, al pari dell’immigrazione straniera, portano con sé cambiamenti sostanziali, che coinvolgono l’intero assetto economico, culturale e sociale di un paese. L’Italia, ex paese di emigrazione ora divenuto importante meta di flussi migratori provenienti dai Paesi in via di sviluppo, rappresenta lo specchio di tali trasformazioni.
Questo elaborato si focalizzerà principalmente sulle caratteristiche fondamentali del fenomeno migratorio dai paesi a maggioranza musulmana, che va a costituire un terzo dei flussi migratori totali verso il nostro Paese. La religione musulmana, di conseguenza, va ad occupare in Italia il secondo posto per numero di fedeli. Davanti ad un fenomeno di queste proporzioni appare necessaria, in particolar modo per gli assistenti sociali, l’acquisizione di conoscenze approfondite relative alla cultura e al pensiero islamici, allo scopo di andare oltre quei pregiudizi che condizionano la percezione pubblica dell’Islam e che possono dar luogo ad atti discriminatori nei confronti della popolazione immigrata.
Con questo lavoro ho cercato di illustrare le peculiarità della famiglia musulmana, le sue esigenze, e l’inevitabile trasformazione che essa subisce durante il passaggio dal paese di origine a quello di accoglienza. Ancora, ho voluto soffermarmi sulle principali tipologie di intervento dell’assistente sociale nei confronti dell’individuo, famiglia e comunità musulmani, i bisogni e le risorse ad essi collegati, le possibilità e gli ostacoli per una buona riuscita del processo di integrazione all’interno dello Stato italiano.
Il rischio più grande si rivela essere, da parte della nostra società, la paura e il sospetto nei confronti della popolazione musulmana e la creazione di stereotipi e pregiudizi che veicolano un’immagine errata e distorta della stessa. Tale pericolo può essere contrastato solo attraverso la ricerca non delle differenze ma dei punti condivisi tra le diverse culture, senza voler a tutti i costi trovare più conflitti valoriali di quanti ne esistano realmente.

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- 3 - Capitolo I: Il fenomeno migratorio in Europa e in Italia. 1.1 L’immigrazione in Europa e in Italia La possibilità di migliorare le proprie condizioni di vita o quelle della propria famiglia, di sfuggire a povertà, disoccupazione, guerra: oggi, come in passato, le cause delle migrazioni di milioni e milioni di persone non sono cambiate. A mutare sono state, invece, le mete migratorie; l’Italia ha, infatti, assistito ad un notevole rovesciamento del fenomeno migratorio: dopo la sua centenaria esperienza di Paese di emigrazione, che ha esportato all’estero 26 milioni di lavoratori con le proprie famiglie, è diventata, al pari di molti Paesi ad economia avanzata, una meta sempre crescente di migrazione per migranti singoli o nuclei familiari provenienti da Paesi in via di sviluppo. L’aumento della richiesta di manodopera provocato dall’espansione economica che caratterizza l’economia italiana, specialmente nelle regioni del Nord, dagli anni Cinquanta alla metà degli anni Settanta del ‘900, viene soddisfatta da flussi migratori interni al Paese: è un periodo di intensa immigrazione di operai e manovali del meridione d’Italia verso i principali poli industriali settentrionali. Lo stesso fenomeno si verifica, anche se con modalità diverse, nelle varie nazioni europee. A partire dagli anni Ottanta, ma soprattutto negli anni Novanta i flussi migratori verso il nostro Paese si sono moltiplicati e l'Italia ha iniziato a diventare una tappa, un luogo di passaggio per il Nord Europa oppure un’alternativa ai tradizionali paesi d'immigrazione, ovvero quegli stati europei precedentemente congiunti ai Paesi in via di sviluppo da legami coloniali, a causa di politiche d’immigrazione notevolmente restrittive. Dal punto di vista geografico questa nuova immigrazione si differenzia notevolmente dalla precedente per la presenza di diverse nazionalità e

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Ilaria Mascia Contatta »

Composta da 28 pagine.

 

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