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Grice e la cortesia

Con questo lavoro mi sono dedicato al tema della cortesia nell'ambito della filosofia del linguaggio partendo dal tema delle scuse in Aristotele e in Austin, attraversando il tema della massime conversazionali di Grice, le implicature conversazionali, la logica della cortesia di Lakoff, fino ad arrivare all'argomentazione di Pfister se la cortesia deve essere considerata un elemento intrinseco alle massime griceane della conversazione che emerge durante il dialogo tra gli interlocutori, oppure se si tratta di un elemento separato che costituisce una massima in più da aggiungere alle altre quattro.

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1. Aristotele anticipatore del tema delle scuse 1.1. Quali sono i gesti che possono essere perdonati secondo Aristotele? L'importanza della cortesia in filosofia risiede nell'esigenza, a partire dall' Etica, di cercare di capire e di mettere in chiaro i meccanismi che regolano in maniera implicita e non scritta i rapporti tra gli individui. Il padre dell'Etica è Aristotele, il quale cerca di esporre e di argomentare i temi sopra citati nella sua opera più celebre sotto questo punto di vista, vale a dire L'Etica Nicomachea. Il lavoro che io andrò a svolgere in questo sessione sarà l'analisi del terzo libro di quest'opera, con lo scopo di analizzare il tema delle scuse. É questo infatti, l'argomento di discussione di questo capitolo. Quali sono gli atti che possono essere perdonati? L'argomentazione che viene svolta si trova nel paragrafo 1 della suddetta opera, intitolato “Gli atti umani sono volontari o involontari?”, dalla quale emerge una distinzione importante tra atti volontari, involontari e non volontari. Giacché, dunque, la virtù ha a che vedere sia con passioni sia con azioni, e giacché per le passioni e le azioni volontarie ci sono la lode e il biasimo, mentre per le involontarie c'è il perdono, e talora anche la pietà, definire il volontario e l'involontario è indubbiamente necessario per coloro che studiano la virtù, e utile anche ai legislatori per stabilire le ricompense onorifiche e le punizioni. 1 In questo frammento ci viene già data la risposta alla domanda iniziale secondo cui le azioni che possono essere perdonate sono quelle involontarie, mentre quelle volontarie sono degne di lode o biasimo. Si ammette dunque, comunemente, che sono involontari gli atti compiuti per forza o per ignoranza. Forzato è l'atto il cui principio è esterno, tale cioè 1 Aristotele, Etica Nicomachea, III, 1,1109 b 1, 30 - 35 3

Laurea liv.I

Facoltà: Filosofia

Autore: Giulio Merlo Manco Contatta »

Composta da 78 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.