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La riforma della previdenza complementare in Italia: tratti evolutivi ed esemplificazioni pratiche

Nel presente lavoro, inizialmente sono state evidenziate le caratteristiche che in generale contraddistinguono i fondi pensione, insieme al contesto ed ai cambiamenti strutturali che ne hanno favorito la nascita ed una prima regolamentazione omogenea.
La previdenza complementare nasce in Italia con il decreto legislativo n.124/1993 con l’obiettivo di garantire più elevati livelli di copertura previdenziale a fronte di una previdenza pubblica destinata ad offrire delle prestazioni sempre più ridotte, specie alle giovani generazioni.
Oggi si parla sempre più di previdenza complementare con lo scopo di integrare la prestazione erogata e quindi di mantenere da pensionati, per quanto possibile, lo stesso tenore di vita goduto durante l’età lavorativa. I fondi pensione sono uno strumento di previdenza complementare, costituiti dai versamenti effettuati da ciascun aderente che confluiscono in un grande patrimonio gestito e investito, con lo scopo di costituire un risparmio e una rendita previdenziale complementare a quella di base. A differenza della previdenza pubblica che è obbligatoria, quella complementare è basata sul principio della libera adesione individuale, cioè ad essa partecipano solo i soggetti che scelgono di aderirvi.
Nel dibattito italiano degli ultimi anni è stata incentivata la partecipazione ai fondi integrativi privati come modo per incrementare l’entità della pensione attesa, la quale va significativamente riducendosi nella sua componente contributiva pubblica. In linea con quanto stabilito con la riforma del 2005 si è identificata la quota di retribuzione trattenuta dalle imprese come TFR quale principale fonte per finanziare la contribuzione dei lavoratori ai fondi pensione privati a contribuzione definita istituiti dal d.lgs 124/1993. Tuttavia, la capacità della previdenza integrativa di offrire tassi di sostituzione adeguati a compensare la riduzione di quelli offerti dallo schema pubblico obbligatorio e la stessa rinuncia ad uno strumento come il TFR dipende in modo cruciale dal tasso di rendimento atteso sui contributi versati nei fondi pensione e da questi capitalizzati mediante investimenti sui mercati finanziari.
La letteratura empirica sembra indicare in prevalenza che la caduta delle prestazioni pubbliche potrebbe essere compensata, in una percentuale elevata dei casi, dalla previdenza privata. Tuttavia, anche in questa situazione vi sono una percentuale di sentieri di investimento meno fortunati che non consentono di raggiungere questo obiettivo.
Inoltre, con l’analisi comparata si è messo in risalto l’esistenza di similitudini e allo stesso tempo disomogeneità riguardo alcune variabili rilevanti come età pensionabile, grado di copertura assicurato dal sistema previdenziale pubblico ed eventuale esistenza di forme pensionistiche complementari.
Infine, mediante questa analisi si comprende come la previdenza complementare assuma un peso rilevante nell’esperienza dei paesi anglosassoni, tipicamente caratterizzati da un sistema pubblico obbligatorio che eroga prestazioni più contenute ed invece ridotto nei paesi dell’Europa continentale dove, ad eccezione dell’Olanda, i sistemi pensionistici di base erogano trattamenti generalmente più elevati.

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2 INTRODUZIONE Il presente lavoro di tesi ha lo scopo di mettere in evidenza l’importanza che i fondi pensione possono venire ad assumere all’interno del sistema pensionistico italiano, così come in tutti quelli europei, quale strumento fondamentale per integrare una pensione pubblica ormai pressoché insufficiente, cercando allo stesso tempo di dimostrare l’importanza che giocano all’interno del sistema economico nel suo complesso: se da un lato la previdenza privata collettiva consente di contenere l’onere pensionistico a carico dello Stato, dall’altro, in virtù dei meccanismi con cui si realizza, ha una valenza più generale per il sistema economico. L’adesione ai fondi pensione consente ai lavoratori dipendenti e ai liberi professionisti di dotarsi di un importante strumento per integrare le pensioni corrisposte dal sistema pensionistico obbligatorio. I fondi pensione, introdotti nel sistema pensionistico italiano nel 1993 (D. Lgs 124) sono ora disciplinati dal d. lgs 252 del 2005: il legislatore è intervenuto più volte per incentivare lo sviluppo del secondo pilastro (= i fondi pensione). Nel primo capitolo abbiamo descritto l’evoluzione della normativa in materia previdenziale e obbligatoria a partire dal 1992. Nel 1993 il decreto legislativo 124 ha introdotto la forma regolamentata del sistema di previdenza complementare per aumentare i livelli di copertura previdenziale e contenere gli squilibri del sistema previdenziale pubblico. La legge 335 del 1995 rappresenta la prima importante riforma strutturale del sistema pensionistico italiano sempre meno sostenibile a causa del mutamento demografico e gli squilibri derivanti dal metodo retributivo: la riforma ha, infatti, introdotto gradualmente un nuovo sistema di calcolo delle pensioni basato sui contributi versati durante tutta la vita lavorativa (il metodo contributivo). Si sono susseguiti diversi interventi del legislatore volti a contenere gli squilibri finanziari del sistema pensionistico pubblico e a migliorarne la sostenibilità del sistema equiparando anche la disciplina in materia previdenziale dei lavoratori del settore privato e pubblico. È nel 2004 che il Governo ha approvato un progetto per far decollare il secondo pilastro, attuato poi con il decreto legislativo 252 del 2005; questa riforma liberalizzando la scelta del lavoratore, aumentando la competitività tra le varie forme di previdenza complementare e introducendo il meccanismo del “silenzio-assenso” sulla devoluzione del TFR dei lavoratori ha creato la premessa per far sviluppare il secondo pilastro. Il secondo capitolo si focalizza sugli effetti positivi che l’introduzione dei fondi pensione è in grado di generare sui mercati finanziari, ed in modo particolare sull’ammontare e sulla qualità del risparmio, sui mercati azionari ed obbligazionari. Le risorse accumulate dai fondi pensione, infatti, rivestono un ruolo cruciale nell’assicurare l’efficienza dei mercati finanziari, rafforzare il sistema produttivo e l’economia reale nel suo complesso. L’elemento chiave è la particolare natura che contraddistingue il risparmio gestito dai fondi pensione: si tratta, infatti, di risparmio previdenziale contrattuale, cioè di risorse finanziarie accantonate ed investite per garantire ai lavoratori un reddito futuro e che quindi si caratterizzano per la stabilità dei flussi ed il lungo orizzonte temporale d’impiego. I fondi pensione forniscono anche un importante contributo alla stabilizzazione dei mercati, contrastando eventuali tendenze speculative: i loro gestori, infatti, confidano in una crescita costante e graduale degli investimenti posti in essere visto che hanno soltanto da perdere da eventuali fasi di turbolenza e la presenza sul mercato di numerosi gestori influenza efficacemente le tendenze di mercato. L’introduzione dei fondi pensione può contribuire anche alla rivitalizzazione dei mercati e favorire l’afflusso del risparmio verso strumenti finanziari moderni che contribuiscono al finanziamento delle attività reali d’investimento, ampliando in questo modo la gamma di prodotti finanziari offerti sul mercato ed aumentando le opportunità di finanziamento a favore delle imprese. Si tratta, infatti, di un importante mezzo per raccogliere flussi regolari e costanti di piccolo risparmio, e convogliarlo verso investimenti di medio-lungo periodo con importanti vantaggi per il

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Economia

Autore: Francesca Abbrescia Contatta »

Composta da 75 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1759 click dal 02/10/2013.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.