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Ritiro sociale in adolescenza

Il ritiro sociale in adolescenza è un aspetto poco indagato del disagio adolescenziale, sopratutto se posto a confronto con l’enorme mole di ricerche verso i disturbi di esternalizzazione in fase evolutiva. Tuttavia, questo comportamento, denominato “hikikomori”, suscita una particolare preoccupazione in Giappone, poichè a partire dagli anni Ottanta sembra esservi una dilagante diffusione del ritiro sociale tra i giovani del Sol Levante. Gli studiosi, giapponesi e non, che hanno esaminato il fenomeno lo considerano prevalentemente una manifestazione del disagio adolescenziale tipica del Giappone, a causa delle peculiari caratteristiche socio-culturali del paese. Questo elaborato si propone di far emergere una maggiore consapevolezza sulla possibilità che il fenomeno possa non essere così estraneo anche alla nostra società. In particolare, viene esaminato il ruolo del narcisismo, predominante nella nostra cultura, come fattore che predisporrebbe gli adolescenti alla fragilità e al senso di inadeguatezza; sentimenti che, a loro volta, indurrebbero al ritiro sociale come estremo tentativo di difesa.

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4 CAPITOLO I HIKIKOMORI L’hikikomori è comunemente rappresentato come una patologia sociale derivante, apparentemente, dalla particolare conformazione della società giapponese, una “sindrome da adattamento” (Zielenziger, 2008) ad un Giappone che, come sostengono Toivonen e collaboratori (2011) rappresenta il prototipo di una società conformista, nella quale centrale è il gruppo e l’armonia al suo interno e il successo individuale è considerato indispensabile per la sua riuscita. In questo modo, vi è una forte pressione sociale esercitata sull’individuo affinchè mantenga le aspettative e si conformi al gruppo. Alcuni adolescenti, però, possono sperimentare esperienze fallimentari, come per esempio insuccessi scolastici, o subire episodi di bullismo. Individui narcisisticamente fragili, sviluppano sentimenti di inadeguatezza in seguito a questi eventi interpretati come profonde ferite narcisistiche e, di conseguenza, non si sentono all’altezza delle aspettative che la società e la famiglia impongono. Questi sentimenti li costringono, così, a nascondersi dall’occhio altrui e rifugiarsi in un luogo protetto, quale la propria casa, dove gli è permesso “provare vergogna senza essere biasimato” (Ricci, 2008, p. 42). I.1 Fenomenologia dell’hikikomori Il governo giapponese (Ministry of Health, Labour & Welfare, 2003) ha individuato alcuni criteri diagnostici che permetterebbero di definire il fenomeno: - uno stile di vita incentrato in casa; - nessun interesse o volontà di frequentare la scuola o il lavoro; - persistenza dei sintomi per più di sei mesi; - esclusione di schizofrenia, ritardo mentale o altre patologie psichiatriche; - tra i soggetti con ritiro o perdita di interesse per la scuola o il lavoro sono esclusi i soggetti che continuano a mantenere relazioni sociali. Il fenomeno prevede, dunque, che un ragazzo, ad un certo punto della sua adolescenza, inizi ad interrompere i suoi contatti con il mondo esterno, fino a recludersi totalmente all’interno della sua camera. La media di permanenza in condizione di hikikomori è di circa 39 mesi, ma casi clinici hanno dimostrato che non è affatto infrequente che la reclusione duri molti anni (Auguglia et al, 2010).

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Tiziana Casirati Contatta »

Composta da 30 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3862 click dal 06/09/2012.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.