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Ipotesi psicodinamica del figlicidio: Psicosi maniaco-depressiva e distruttività materna

Informazioni tesi

  Autore: Serena Lauri
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Pontificia Università Salesiana
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Maria Luisa De Luca
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 231

In questi ultimi anni, più che in passato, si è assistito al dilagare di una serie di omicidi che si sono verificati in ambienti familiari. Secondo i dati Eures, dal rapporto “Gli omicidi domestici in Italia 2007”, tra gli omicidi che sono stati commessi complessivamente in Italia, la percentuale di quelli domestici è stata pari al 28,7%. Su 670 casi complessivi, 128 sono omicidi in famiglia e il 17% di questi sono casi di omicidio da parte di madri verso i propri figli. Il termine con cui viene definito questo atto è figlicidio. In una società come quella attuale, in cui il bambino viene tutelato e difeso da norme giuridiche specifiche, il fenomeno del figlicidio resta uno dei delitti che nell’opinione pubblica suscita un allarme sociale sempre più forte, sia perché queste azioni si verificano in uno sfondo familiare sia per l’estrema efferatezza con cui spesso si manifesta la condotta omicida. Il perpetrarsi di queste condotte che vengono messe in atto all’interno del nucleo familiare, mette in evidenza, in modo drammatico, come la famiglia, che si basa su vincoli di solidarietà e di amore con lo scopo di tutelare i suoi membri nonché di sostenerli nello sviluppo, nella socializzazione e realizzazione di Sé, costituisca in realtà, un campo d’indagine complesso e problematico. Infatti, se da un lato la famiglia è un sistema funzionale per ogni componente e una base sicura per uno sviluppo psicofisico sano, dall’altro rappresenta uno dei contesti più frequenti dove si verificano scenari di abuso, pedofilia e omicidio. Sono questioni delicate che necessitano di essere studiate con il prioritario obiettivo di “prevenire” il loro manifestarsi. Approfondendo l’argomento ho potuto constatare che le risposte a questi interrogativi sono molto articolate in quanto le motivazioni che spingono una madre ad uccidere il proprio bambino sono molteplici e complesse, tuttavia, l’ipotesi che mi ha guidato in questa tesi compilativa è che il figlicidio possa essere l’esito di una grave depressione materna. In particolare una madre con psicosi maniaco-depressiva potrebbe percepire il proprio bambino come estensione di Sé. A questa mancata differenziazione tra Sé e Altro consegue che l’odio rivolto verso la propria persona viene proiettato anche sul proprio figlio sino a culminare in un omicidio, a volte seguito dal suicidio della madre stessa.
La teoria dell’attaccamento insegna come sia importante e fondamentale la figura materna e soprattutto l’accudimento e il nutrimento, anche affettivo, rivolto al proprio figlio per costruire una relazione madre-bambino stabile e sicura, presupposto per un sano sviluppo psichico del bambino. Si comprende, quindi, l’importanza che riveste l’essere madre ossia colei che accudisce, nutre e cresce a livello fisico e psichico il proprio bambino attraverso un’ investimento emotivo e affettivo.
L’argomento del figlicidio è trattato in questa tesi attraverso l’esposizione di tre capitoli : il primo è descrittivo e mette in luce la classificazione che fornisce il DSM-IV-TR riguardo alla psicopatologia trattata, nel secondo si focalizza l’interesse sul concetto di non differenziazione tra Sé e Altro secondo l’ottica psicodinamica e nel terzo ed ultimo capitolo si affronta il tema della prevenzione e trattamento psicoterapeutico secondo il modello elaborato da D. Stern.
Più in dettaglio nel primo capitolo, si affronta il tema del figlicidio in relazione alla presenza di un Disturbo Schizoaffettivo o Disturbo Depressivo Maggiore con Manifestazioni Psicotiche della madre. Si mettono in luce i sintomi di tali psicopatologie e la classificazione secondo il DSM-IV TR e la letteratura psicodinamica che definisce tali disturbi come psicosi maniaco-depressiva.
Nella prima parte del secondo capitolo, vengono presentati alcuni casi clinici di figlicidio, tratti dalla ricerca svolta da A. Bramante su 80 perizie di madri figlicide che risiedono nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere. Si passa quindi ad approfondire, attraverso il contributo di diversi autori quali M. Klein, M. Mahler, D. Winnicott, S. Freud, A. Rasvosky, D.N. Stern, S. Arieti, M.Mahler, il tipo di legame che si và ad instaurare tra una madre con psicosi maniaco-depressiva e il proprio bambino focalizzando l’interesse sulle conseguenze che questo tipo di relazione potrebbe avere sull’attualizzarsi di una condotta omicida materna e sullo sviluppo psichico del bambino. Relazione caratterizzata da un’incapacità materna di individuare il figlio come entità separata.
Nel terzo capitolo si esamina, infine, il tipo di trattamento psicoterapeutico e di prevenzione della coppia madre-bambino fornendo, inizialmente, una panoramica delle varie psicoterapie, per focalizzare, poi, l’attenzione su l’intervento terapeutico elaborato da D.N. Stern. Inoltre si affronta il tema della prevenzione focalizzando l’attenzione sui progetti preventivi presenti attualmente in Italia e fornendo alcuni suggerimenti educativo-preventivi.

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5 Capitolo primo Definizione di figlicidio. Classificazione e sintomi delle principali patologie connesse secondo il DSM-IV TR Il presente capitolo si compone di due parti: nella prima si argomenta sulla definizione del termine figlicidio nelle sue diverse accezioni e tipologie, nella seconda si descrivono le diverse patologie connesse al figlicidio rivolgendo maggiore attenzione al Disturbo Schizoaffettivo e Disturbo Depressivo Maggiore secondo la sintomatologia e la classificazione del DSM-IV TR e la letteratura psicodinamica. In riferimento alla definizione di “figlicidio” è necessario sottolineare che il termine nasce dalla criminologia e rientra nel più ampio settore di violenza contro il minore. Da un punto di vista psichiatrico il figlicidio entra a far parte di una categoria di omicidi commessi nei confronti del minore che prendono il nome di neonaticidio e infanticidio. La differenza sostanziale tra i tre termini: figlicidio, neonaticidio ed infanticidio, è da ricercare nel fatto che il neonaticidio, come implicito nella parola stessa, ricorre nell’immediatezza della nascita, l’infanticidio indica l’uccisione del bambino entro il primo anno di età mentre l’atto omicida compiuto sul figlio dopo il primo anno di vita si definisce figlicidio. Le motivazioni che spingono una madre ad uccidere il proprio figlio possono essere diverse così come le varie tipologie di figlicidio. Pertanto individuare il tipo di figlicidio significa comprendere le ragioni che possono spingere una madre ad uccidere il proprio bambino. In tal senso in questo capitolo si prende in considerazione la classificazione effettuata da Merzagora-Betsos (2003). La criminologa in base a studi effettuati nel corso degli anni e al contributo di autori che in passato hanno affrontato il tema - si ricordano Resnick (1969), Scott (1973), D’Orban (1979) - ha stilato una serie di tipologie situazionali e motivazionali del figlicidio materno che vanno dall’assenza di psicopatologia alla presenza di una

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